Covid 19
3 Febbraio 2020
18:20

10 domande (e risposte) sul Coronavirus

Come si trasmette il coronavirus? È più pericoloso dell’influenza? E come fare per proteggersi dal potenziale rischio di contagio? Ecco dieci domande e risposte sul nuovo agente patogeno emerso in Cina, molto simile sotto il profilo genetico alla famigerata SARS. Al momento ha già infettato quasi 17.500 persone, uccidendone 362.
A cura di Andrea Centini
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Il numero di persone contagiate dal nuovo coronavirus emerso in Cina (2019-nCoV) continua a crescere costantemente giorno dopo giorno, e nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa che tiene traccia della diffusione del patogeno, i casi accertati sono oltre 45.000. Si tratta di un numero molto più alto rispetto a quello dei soggetti colpiti dalla famigerata Sindrome respiratoria acuta grave o SARS, che uccise centinaia di persone tra il 2002 e il 2003. Il numero delle vittime ufficiali è invece attualmente di 1.115. L'epidemia che ha avuto inizio nella popolosa città di Wuhan, nella provincia di Hubei, è stata dichiarata emergenza internazionale da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mentre il nostro Paese ha dichiarato quella di emergenza nazionale dopo i primi due casi (e al momento unici) registrati sul territorio nazionale. Si tratta dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani di Roma, dai cui campioni biologici gli scienziati del Laboratorio di Virologia sono riusciti a isolare il virus. Ecco le risposte ad alcune delle domande più comuni sul coronavirus.

Com'è nato il coronavirus?

La nascita del nuovo coronavirus è almeno in parte ancora un enigma, al quale gli scienziati sperano di trovare rapidamente una risposta. Sicuramente è coinvolta una specie di animale selvatico, verosimilmente un pipistrello, ma non si sa quale sia stata quella “intermedia” che ha permesso il salto di specie all'uomo. Per la SARS si trattò degli zibetti, per la MERS (Sindrome respiratoria mediorientale) furono i dromedari. Molti coronavirus circolano liberamente tra gli animali selvatici, ma non tutti hanno compiuto il passaggio all'uomo. La distruzione degli habitat naturali, la vicinanza con la fauna selvatica venduta nei mercati – come quello del pesce di Wuhan – aumenta esponenzialmente il contatto fra le specie e dunque il rischio che questi virus si adattino anche all'essere umano, esattamente come avvenuto con 2019-nCoV. Come specificato dal professor Fabrizio Pregliasco ai nostri microfoni, non è un caso che queste nuove patologie emergano proprio nel Sud Est asiatico, dove il contatto con gli animali selvatici è molto più comune. I virologi ritengono che questo coronavirus non sarà l'ultimo a compiere il salto di specie e a colpirci.

Come si trasmette il coronavirus?

Come specificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute, il coronavirus 2019-nCoV è responsabile di un'infezione respiratoria, e la sua trasmissione avviene principalmente per via aerea, come per un'influenza stagionale o un raffreddore. In parole semplici, ci si infetta entrando in contatto con le goccioline contaminate rilasciate nell'aria da un malato dopo un colpo di tosse o uno starnuto. Ci si può infettare anche toccando oggetti o alimenti contaminati dai fluidi rilasciati nell'ambiente dai malati, ad esempio sulla tastiera di un computer, sulla maniglia di una porta o sullo schermo di un telefono. Ricordiamo però che l'OMS sottolinea che il virus ha breve vita sulle superfici, ed è il motivo per cui non c'è rischio di contagio (per i CDC americani è bassissimo) manipolando pacchi e oggetti spediti dalla Cina. L'OMS ha specificato che esiste anche una rara possibilità di trasmissione del coronavirus in assenza di sintomi.

Quali sono i sintomi del coronavirus?

I principali sintomi del coronavirus 2019-nCoV, responsabile di un'infezione respiratoria, sono simili a quelli di un'influenza, come specificato dall'OMS, dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute. Febbre, tosse secca, mal di gola, dolori muscolari e difficoltà respiratorie sono i più comuni, ma non necessariamente presenti tutti assieme. Possono registrarsi anche mal di testa, vomito, nausea, diarrea, tosse con sangue e altro ancora, sulla base di quanto emerso da due studi clinici condotti in Cina, i cui risultati sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

Il coronavirus è mortale?

Il nuovo coronavirus, nel momento in cui stiamo scrivendo, ha già ucciso 362 persone. Quindi sì, è potenzialmente letale. Tra le complicazioni della polmonite che il patogeno induce possono esserci ad esempio la sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS (Acute respiratory distress syndrome), danno cardiaco acuto e infezioni secondarie, tutte condizioni potenzialmente fatali, come rilevato da due studi clinici condotti da medici di Wuhan. I soggetti più a rischio sono quelli con un sistema immunitario debole o compromesso, come anziani, neonati e persone già malate. In base agli studi cinesi, le persone più esposte al virus sarebbero i maschi anziani con più comorbilità, ovvero con più patologie.

È più pericoloso dell'influenza?

Benché ci sia ancora moltissimo da capire sul nuovo coronavirus, al momento il patogeno sembrerebbe essere più pericoloso e mortale della comune influenza stagionale. Il tasso di mortalità si attesterebbe attorno al 2/3 percento, mentre quello dell'influenza, che solo in Europa colpisce dai 40 ai 50 milioni di persone ogni anno, è di norma inferiore all'1 percento. In realtà molti virologi stimano che i casi di coronavirus siano decisamente di più di quelli comunicati ufficialmente dalle autorità di Pechino – si parlerebbe di centinaia di migliaia di casi non documentati – dunque la mortalità effettiva sarebbe sensibilmente inferiore di quella indicata. È tuttavia ancora troppo presto per sbilanciarsi in cifre, percentuali e paragoni con altre malattie.

Si guarisce dal coronavirus?

Dal nuovo coronavirus si guarisce. Anche se non esiste un trattamento specifico e le terapie sono solo sui sintomi, sono già tantissimi coloro che hanno lasciato gli ospedali cinesi, dichiarati guariti dai medici. Come per l'influenza e il raffreddore, spiegano le principali autorità sanitarie, la malattia svanisce spontaneamente nella maggior parte dei casi. Per i pazienti più gravi possono essere necessarie le terapie di supporto (come la respirazione artificiale), giudicate molto efficaci dal Ministero della Salute. I sintomi, spiega il direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Gianni Rezza, si trattano con farmaci antipiretici e antiinfiammatori, oltre che con l'idratazione.

Esiste un vaccino per il coronavirus?

Al momento non esiste alcun vaccino per il nuovo coronavirus emerso in Cina, anche se scienziati in varie parti del mondo stanno lavorando alacremente per ottenerne uno. I tempi di sviluppo di una nuova preparazione, come spiegatoci dal virologo Fabrizio Pregliasco, sono normalmente molto lunghi (anche 6, 8 anni), tuttavia in casi di particolare necessità possono essere tagliati. Per 2019-nCoV gli scienziati stimano che potrà volerci anche un anno, e che potrebbe arrivare sul mercato dopo la fine dell'emergenza. Ad allungare i tempi non c'è la sola identificazione dello stipite virale da colpire, che potrebbe essere trovato nel giro di una settimana secondo il dottor Rino Rappuoli di GSK Vaccine, ma i necessari test di sicurezza e tempi logistici per la messa in commercio.

Come posso proteggermi dal coronavirus?

OMS, CDC americani, Ministero della Salute e gli altri principali enti sanitari nazionali e internazionali indicano che per ridurre al massimo il rischio di restare contagiati dal virus è necessario lavarsi spesso (e bene) le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche. Utile anche evitare il contatto diretto con persone che manifestano sintomi respiratori come tosse e starnuti. Per chi si trova nelle aree del focolaio, sottolinea il Ministero della Salute, è preferibile evitare luoghi particolarmente affollati e quelli dove vengono venduti prodotti di origine animale freschi. I mercati di animali vivi sono stati al momento vietati in Cina per evitare rischi di contagio. Normalmente, spiega il Ministero della Salute, le infezioni respiratorie non si trasmettono col cibo, ma gli alimenti vanno manipolati rispettando le “buone pratiche igieniche evitando il contatto tra alimenti crudi e cotti”.

Le mascherine sono utili?

Come spiegatoci dal virologo Fabrizio Pregliasco, al momento le maschere chirurgiche (meglio note come mascherine) sono assolutamente inutili in Italia, dato che non è presente alcuna diffusione ambientale del virus. Discorso diverso in Cina e nelle aree dove è manifesto il focolaio epidemico. Il virologo ha specificato che diventerebbero utili solo nel caso in cui si dovesse perdere il controllo della malattia, ma al momento in Italia, nel resto d'Europa e nella maggior parte del mondo non c'è nulla da temere.

L'Italia è a rischio?

Il rischio di pandemia non viene totalmente escluso dagli esperti infettivologi, dunque il nostro Paese non è immune da un potenziale coinvolgimento. Ciò nonostante, la dichiarazione di emergenza internazionale da parte dell'OMS, l'emergenza nazionale dichiarata dal governo italiano col blocco di tutti i voli da e per la Cina, le misure draconiane messe in atto nel Paese asiatico (come intere città isolate, il blocco trasporti, e la chiusura di scuole e grandi aziende) dovrebbero riuscire a contenere la diffusione del coronavirus. Tutte le autorità sono concentrate per ridurre al minimo i rischi. Al momento i casi al di fuori della Cina sono pochi e tutti pienamente sotto controllo. La psicosi da coronavirus ha tuttavia già dato il via a spiacevoli di razzismo e discriminazione nei confronti di cittadini cinesi, oltre che al boicottaggio di ristoranti e prodotti provenienti dall'Oriente; sono comportamenti odiosi veicolati solo dall'ignoranza, che non hanno nulla a che vedere con la civiltà e il rispetto.

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