Tra le varie raccomandazioni del Ministero della Salute per proteggere se stessi e gli altri dal nuovo coronavirus (2019-nCoV), oltre a lavarsi le mani, starnutire all'altezza del gomito ed evitare cibi crudi o poco cotti e le bevande non imbottigliate, c'è anche quella di indossare la maschera chirurgica, più comunemente nota come “mascherina”. Si tratta di consigli generici che possono essere utili per ridurre esposizione e trasmissione di numerose patologie infettive respiratorie, che spaziano dalla comune influenza fino alle famigerate SARS (Severe acute respiratory syndrome) e MERS (Middle East Respiratory Syndrome), che molto hanno in comune – sotto il profilo genetico – col nuovo patogeno emerso a Wuhan. Come specificato dal Ministero della Salute, tali consigli sono per chi si trova nelle aree a rischio, e nel caso specifico della mascherina anche per chi vi ha soggiornato nelle ultime due settimane e dovesse sperimentare i sintomi di un'infezione respiratoria (tosse secca, mal di gola, febbre e difficoltà a respirare) al suo ritorno. Nonostante ciò, la “psicosi da coronavirus” si sta diffondendo a macchia d'olio in diverse città italiane, soprattutto a Roma, dove le mascherine – alcune delle quali provenienti proprio da Wuhan – stanno andando letteralmente a ruba nelle farmacie. Per comprendere meglio la loro utilità abbiamo chiesto un parere al professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Vice Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone.

Professor Pregliasco, sono davvero utili le mascherine per proteggersi e proteggere gli altri dal nuovo Coronavirus?

Dove ci sono i focolai sì. In Italia, ad oggi, non ha senso. Noi non la usiamo, mentre i cinesi la indossano anche per la comune influenza. È un loro stile, al di là della paura che c'è adesso e l'utilità in quel contesto. Gli amici orientali mi dicono che la usano anche come rassicurazione verso gli altri, cioè il malato che non vuole infettare gli altri. È un'attenzione particolare che adottano anche nelle situazioni usuali. Ovviamente questa emergenza è un'altra cosa.

Dovessero trovare un contagiato in una città italiana, avrebbe senso indossare la mascherina?

Non ce n'è bisogno lo stesso. Per un caso no, come sta succedendo in Francia. Si tratterebbe di un caso isolato e deve essere attuato un controllo sugli eventuali casi sospetti intorno, cioè sui soggetti che hanno avuto contatti con il caso indice. Quindi in quel caso non si tratterebbe di una diffusione ambientale.

A che punto potrebbe diventare necessario l'uso delle mascherine anche in Italia?

Se non si dovesse riuscire a controllare il virus con queste azioni drastiche, draconiane che stanno attuando nelle regioni della Cina interessate.

In una precedente intervista il professor Pregliasco ci ha aiutato a comprendere meglio quali sono i rischi relativi al nuovo coronavirus e le opzioni per contrastarlo.