10 Luglio 2021
16:54

È possibile alimentare interi Paesi con le sole energie rinnovabili: perché non lo stiamo facendo?

Secondo molti scienziati è possibile soddisfare il 100 percento del fabbisogno energetico di interi Paesi sfruttando le sole energie rinnovabili attraverso le tecnologie che abbiamo a disposizione (e quelle che arriveranno nel prossimo futuro), tuttavia la completa transizione energetica dai combustibili fossili è un processo estremamente complesso, legato allo stravolgimento di economie, infrastrutture e politiche.
A cura di Andrea Centini

I cambiamenti climatici rappresentano la più grave minaccia per l'umanità, molto più della devastante pandemia di COVID-19 che stiamo vivendo da oltre un anno e mezzo. A novembre del 2019, poco prima che una “misteriosa polmonite” iniziasse a diffondersi a Wuhan, in Cina, un gruppo di oltre 11mila scienziati – tra i quali 250 italiani – pubblicò il più grande e approfondito studio sul tema del riscaldamento globale, giungendo alla conclusione che se non faremo nulla per abbattere le emissioni di carbonio e arginare l'aumento della temperatura del pianeta rispetto all'epoca preindustriale, l'umanità sarà condannata a “sofferenze indicibili” nel giro di pochi decenni. Per evitare il peggio è fondamentale raggiungere la neutralità carbonica entro il più breve tempo possibile, facendo passare intere economie e società basate sul consumo di combustibili fossili alle energie rinnovabili. Il Costa Rica è l'esempio più virtuoso in assoluto, riuscendo a soddisfare il 99 percento del proprio fabbisogno energetico annuale attraverso le fonti rinnovabili (75 percento idroelettrica; 13 percento geotermica; 11 percento eolica e altre), mentre altre nazioni sono ancora saldamente ancorate a petrolio, gas e ad altri combustibili fossili per sostenersi. È dunque possibile per grandi e ricchi Paesi fare questo passaggio in modo completo, oppure si tratta di pura “utopia ambientalista” per mancanza di tecnologie, fondi, limiti infrastrutturali o altro?

La domanda è stata posta dall'autorevole portale scientifico metafact.io a 22 esperti di energie rinnovabili, ingegneria, sistemi energetici e altre specialità, 15 dei quali hanno risposto con un “probabilmente”. Tra gli scienziati più convinti di questa possibilità vi è il professor XiaoYu Wu, docente di sistemi energetici presso l'autorevole Massachusetts Institute of Technology, meglio conosciuto con l'acronimo di MIT. “La Terra riceve 23.000 TW (TeraWatt NDR) di energia solare, mentre il consumo energetico globale è di 16 TW”, ha scritto l'illustre scienziato. Pertanto, il 100 percento di energie rinnovabile “potrebbe essere possibile anche se catturiamo solo 0,07 percento dell'energia solare”. E di tecnologie affidabili per catturare l'energia solare (il fotovoltaico) ce ne sono diverse e sempre più efficienti. Se a queste si aggiungono le altre fonti rinnovabili come la geotermica, l'idroelettrica, l'eolica e quelle basate sulla forza delle maree e delle onde del mare, le opzioni sul tavolo non mancano. Metafact.io spiega che tutte queste energie verdi sono chiamate rinnovabili poiché vengono continuamente rese disponibili grazie a processi naturali e non si esauriscono, a differenza dei combustibili fossili dipendenti da giacimenti e depositi che prima o poi finiranno (alcune stime indicano che il petrolio potrebbe esaurirsi entro la fine del secolo). Anche l'energia nucleare non è considerata rinnovabile dagli esperti, poiché dipende dall'uranio.

A sottolineare che è possibile entro il 2050 una transizione al 100 percento (o quasi) dai combustibili fossili alle rinnovabili per interi, grandi Paesi vi è anche il professor Mark Jacobson della prestigiosa Università di Stanford, autore assieme a molti altri colleghi di un approfondito studio – Impacts of Green New Deal energy plans on grid stability, costs, jobs, health, and climate in 143 countries – nel quale viene valutata (e confermata) la fattibilità di questa transizione per 143 nazioni. In base alle stime dei ricercatori, il processo di transizione farebbe perdere 27,7 milioni di posti di lavoro, ma se ne guadagnerebbero 52 milioni, inoltre l'abbattimento delle emissioni salverebbe la vita a 8 milioni di persone che ogni anno muoiono per lo smog. Il professor Jacobson è autore anche di un altro studio – 100% clean and renewable Wind, Water, and Sunlight (WWS) all-sector energy roadmaps for 53 towns and cities in North America – nel quale la fattibilità della transizione energetica viene valutata per 53 grandi città degli Stati Uniti e del Canada. Sebbene i modelli matematici utilizzati dagli studiosi indichino che sussiste questa fattibilità e che non ci troviamo innanzi solo ai proclami, ci sono diversi fattori importanti da considerare. Come spiegato dal professor Mark Delucchi, ad esempio, quantificare i costi e le prestazioni delle tecnologie energetiche già disponibili o in progettazione è un problema particolarmente complesso per fare previsioni. Va inoltre tenuto presente che importanti fonti di energia rinnovabile come l'eolico e il solare possono avere giorni con un netto calo di produttività; nel caso in cui si decidesse di puntare tutto su di esse, come spiegato dallo scienziato Eugene Preston dell'Institute of Electrical and Electronics Engineers negli Stati Uniti, questi cali devono essere compensati “accendendo il gas” per soddisfare la domanda di intere città e nazioni. A meno che non si mettano a punto imponenti sistemi di stoccaggio.

Secondo il professor Laurence Delina, esperto di energie rinnovabili dell'Università di Boston, i limiti nella fattibilità non sono solo tecnologici, perché vanno letteralmente scardinati convinzioni politiche, infrastrutture e sistemi di trasporto completamente basati sui combustibili fossili. Se Donald Trump fosse rimasto presidente degli Stati Uniti, ad esempio, non ci sarebbe stato il rientro negli accordi di Parigi sul Clima voluto dal neo presidente Joe Biden, con i quali si punta a contenere l'aumento della temperatura rispetto all'epoca preindustriale di 1,5° C, proprio rivolgendosi alle energie rinnovabili e abbattendo le emissioni di carbonio. L'Unione Europea punta alla neutralità carbonica entro il 2050 e a una netta riduzione delle emissioni entro il 2030, mentre la Cina, uno dei Paesi più inquinanti al mondo, ha confermato di voler raggiungere le emissioni zero entro il 2060. Altri grandi Paesi come l'Australia, d'altro canto, sono guidati da un governo conservatore che non si è impegnato nella riduzione delle emissioni. Recentemente Canberra è stata accusata dall'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) di non fare abbastanza per preservare la Grande Barriera Corallina, che rischia di sparire a causa dell'aumento delle temperature del mare. Gli ostacoli verso la completa transizione energetica, dunque, sono molteplici, ma se non vorremo andare incontro alle “indicibili sofferenze” indicate nell'articolo del 2019, dobbiamo agire subito e in modo drastico nel tagliare le emissioni.

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