Durante un discorso tenuto (virtualmente) all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato che la Cina punta alle emissioni emissioni zero entro il 2060. Si tratta di una dichiarazione decisamente inaspettata e virtuosa, tenendo presente che il “Dragone” ad oggi rappresenta il Paese con il tasso di emissioni di gas a effetto serra più elevato al mondo. Basti pensare che solo nel 2017 la Cina ha immesso ben 9,8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera, seguita dagli Stati Uniti con 5,2 miliardi di tonnellate, l'India con 2,4, la Russia con 2,7 e il Giappone con 1,2 (l'Italia era al diciannovesimo posto con 355mila tonnellate, subito dietro la Francia).

L'anidride carbonica è il principale dei gas a effetto serra, ed è prodotta da traffico, sistemi di riscaldamento, impianti industriali e molte altre attività umane, che sono alla base del riscaldamento globale. Il raggiungimento della cosiddetta neutralità carbonica, le cosiddette emissioni zero – un equilibrio tra gas a effetto serra emessi e assorbiti – è uno degli obiettivi più virtuosi nella lotta ai cambiamenti climatici, e l'Unione Europea si è impegnata a raggiungere questo traguardo (supportandolo con proposte di legge ad hoc) entro il 2050. Il fatto che la Cina intenda raggiungere il medesimo obiettivo entro il 2060 e sicuramente un segnale estremamente positivo.

Per arrivare a questo traguardo, tuttavia, la Cina deve passare ancora per il picco delle emissioni, che secondo Xi Jinping sarà raggiunto entro il 2030. Pur avendo plaudito alla svolta "green" del Dragone, l'Unione Europea ha chiesto a Pechino di fare uno sforzo in più per cercare di raggiungere il picco entro il 2025: del resto, ogni anno che passa è cruciale per evitare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici, che rischiano di condannare l'umanità a “sofferenze indicibili”, secondo uno studio firmato da 11mila scienziati di tutto il mondo.

Abbattere le emissioni di CO2 vuol dire contenere l'aumento delle temperature medie, per questo durante il suo discorso trasmesso durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite Xi Jinping ha sottolineato l'importanza dell'Accordo di Parigi sul Clima del 2015, che punta a contenere l'aumento delle temperature entro 2° C rispetto all'epoca preindustriale (sebbene il traguardo più virtuoso sia di 1,5° C). Il presidente cinese ha affermato che tutti i Paesi devono impegnarsi a compiere passi decisivi per onorare questo accordo, dal quale tuttavia si sono sfilati gli Stati Uniti. “Chiediamo a tutti i Paesi di perseguire uno sviluppo innovativo, coordinato, verde e aperto a tutti, per cogliere le opportunità storiche presentate dal nuovo ciclo di rivoluzione scientifica e tecnologica e trasformazione industriale”, ha aggiunto Xi Jinping.

L'annuncio della Cina, nonostante l'obiettivo di raggiungere il picco di emissioni tra una decina di anni, è stato generalmente apprezzato dalla comunità scientifica, e considerando il peso del colosso asiatico nell'inquinamento globale da gas a effetto serra è indubbio che è stato fatto un passo avanti, almeno a parole. Ma il tempo stringe e il punto di non ritorno potrebbe essere raggiunto molto presto, per questo si dovrebbe agire subito invece di fissare obiettivi a decenni di distanza.