Il nostro pianeta si trova in piena emergenza climatica, e se non faremo nulla per invertire rapidamente la rotta, cambiando il modo in cui gestiamo e consumiamo le risorse, l'umanità andrà incontro a “indicibili sofferenze” nel prossimo futuro. È il drammatico appello lanciato da oltre 11mila scienziati di 153 Paesi, che hanno firmato uno dei più approfonditi studi sui cambiamenti climatici mai realizzati. Tra gli autori dell'articolo, appena pubblicato sulla rivista scientifica BioScience, anche 250 ricercatori che lavorano in Italia.

Gli scienziati hanno dimostrato l'inequivocabile effetto dei cambiamenti climatici analizzando i dati degli ultimi 40 anni. I risultati dello studio mostrano che le emissioni di gas serra – e in particolar modo di anidride carbonica – sono in costante aumento, nonostante i buoni propositi professati da molti politici negli ultimi anni. Ciò sta letteralmente catalizzando la crisi climatica, che risulta molto più seria e dunque preoccupante di quanto sospettato in precedenza. Gli effetti sugli ecosistemi naturali e sul destino dell'umanità saranno catastrofici, se non faremo nulla per arginare le attività che accelerano il riscaldamento globale. Non è un caso che un'altra recente indagine sui cambiamenti climatici abbia “profetizzato” la fine della civiltà umana entro 30 anni. Il solo innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacci, che un altro articolo appena pubblicato dall'organizzazione Climate Central ha dimostrato essere ben peggiore del previsto, potrebbe sommergere intere metropoli costiere e isole entro la fine del secolo. Tutto il Vietnam meridionale potrebbe finire sott'acqua, così come parti degli Stati Uniti e dell'Europa, Italia compresa. Ciò innescherebbe migrazioni di massa verso le terre interne coinvolgendo centinaia di milioni di persone, alimentando il rischio di guerre per le risorse, la diffusione di malattie, carestie e conflitti sociali. A questo va aggiunta la sesta estinzione di massa in atto, che sta coinvolgendo un grande numero di specie animali e vegetali. Tra gli organismi che soffrono di più vi sono gli insetti: in soli 10 anni è sparito un terzo delle specie da praterie e foreste, come dimostrato da una nuova ricerca condotta in Germania. E gli insetti giocano un ruolo fondamentale nell'impollinazione delle piante, moltissime delle quali di interesse alimentare/commerciale. Non vanno inoltre dimenticati l'inquinamento determinato da pesticidi e plastica, oltre che la pesca eccessiva che sta letteralmente svuotando gli oceani.

Per far fronte all'emergenza climatica, il gruppo di scienziati firmatari del nuovo studio indica sei punti fondamentali – considerati “critici e correlati” – sui quali i governi e le comunità tutte possono intervenire per mitigare l'impatto climatico. Essi sono: energia, col passaggio alle fonti rinnovabili e l'abbandono dei combustibili fossili; riduzione degli inquinanti alla stregua di polveri sottili, metano e altri composti non persistenti; tutela degli ecosistemi e del patrimonio naturale; alimentazione più sana, orientata a un minor consumo di carne (in particolar modo quella rossa); economia votata alle zero emissioni di carbonio; riduzione della crescita demografica. Per ottenere dei risultati, sottolineano i ricercatori, dovremo trasformare il modo in cui “governiamo, gestiamo, alimentiamo e soddisfiamo i requisiti materiali ed energetici”. Per dimostrare che ci troviamo in piena emergenza climatica gli autori dello studio hanno corredato la ricerca da grafici intuitivi ed esplicativi, con i quali sperano di far comprendere al meglio ai responsabili politici e a ciascuno di noi la drammatica situazione nella quale ci troviamo.

Benché sia stato posto l'accento sui rischi drammatici che stiamo correndo, i ricercatori si sono detti incoraggiati per alcuni cambiamenti che stanno avvenendo nella società. Fra quelli citati vi sono gli scioperi per il clima dei giovani, ispirati dall'attivista svedese Greta Thunberg; gli enti governativi che continuano a fare appelli sull'emergenza climatica; il Papa firmatario di una enciclica sui cambiamenti climatici. “Noi scienziati abbiamo l'obbligo morale di avvertire chiaramente l'umanità di ogni grande minaccia esistenziale”, si legge nell'incipit del documento. La speranza è che dall'altra parte ci siano responsabili delle istituzioni pronti ad ascoltarli. Fra essi sicuramente non c'è il presidente americano Donald Trump, che ha appena formalizzato l'abbandono degli Stati Uuniti dagli accordi di Parigi sul clima del 2015.