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La Grande Barriera Corallina rischia di sparire: i cambiamenti climatici la stanno uccidendo

L’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, nel suo ultimo rapporto ha classificato la Grande Barriera Corallina australiana come in grave pericolo, a causa dei cambiamenti climatici e della qualità dell’acqua. Secondo il Comitato del Patrimonio Mondiale l’Australia non farebbe abbastanza per proteggere questa perla della biodiversità, che rischia di sparire per sempre entro pochi decenni.
A cura di Andrea Centini
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Coralli sbiancati. Credit: Australian Research Council Centre of Excellence for Coral Reef Studies
Coralli sbiancati. Credit: Australian Research Council Centre of Excellence for Coral Reef Studies

La Grande Barriera Corallina australiana, che si staglia per 2.300 chilometri innanzi alle coste del Queensland, ha perduto circa il 50 percento dei suoi coralli a partire dagli anni '90 del secolo scorso, principalmente a causa dei cambiamenti climatici. L'aumento della temperatura del mare, infatti, determina un fenomeno chiamato sbiancamento; lo stress termico spinge l'espulsione delle alghe unicellulari (zooxantelle) che vivono in simbiosi coi coralli, alla base del loro nutrimento attraverso la fotosintesi. A causa di questo processo i coralli perdono i caratteristici colori sgargianti e diventano bianchi come scheletri. Se le alghe unicellulari non ritornano al proprio posto, i coralli sono così destinati a morire – letteralmente – di fame.

Il problema è noto da decenni e non a caso sono numerosi gli articoli redatti dagli scienziati sulle conseguenze a breve, medio e lungo termine del riscaldamento globale sulla salute del reef, proclamato Patrimonio Mondiale dell'Umanità nel 1981 dall'UNESCO. Proprio l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) nel suo nuovo rapporto messo a punto assieme all'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha deciso di classificare la distesa di coralli australiana come “in pericolo”. Sia l'UNESCO che la IUCN riconoscono gli sforzi fatti dal governo australiano per provare ad attuare il piano “Reef 2050”, volto a proteggere e conservare la Grande Barriera Corallina, tuttavia le misure attuate sono considerate insufficienti – soprattutto quelle relative alla qualità dell'acqua – e la salute del reef continua a peggiorare in modo drammatico. Ciò ha spinto le due istituzioni ad "ammonire" il governo di Canberra.

La ragione è principalmente una. L'Australia, infatti, dal 2015 non ha cambiato nulla del suo piano per le emissioni dei gas a effetto serra, volano dei cambiamenti climatici (principalmente a causa dell'anidride carbonica), inoltre non è stata intrapresa alcuna iniziativa per arrivare alla neutralità carbonica entro il 2050, come fatto ad esempio dai Paesi dell'Unione Europea e altri. Non a caso il governo guidato dal conservatore Scott Morrison è stato spesso tacciato di "scarsa lungimiranza ambiental"e. Sebbene Canberra abbia reagito con ferma opposizione alla decisione dell'UNESCO, che dovrà essere ratificata durante la prossima riunione del Comitato del Patrimonio Mondiale (si terrà in Cina a metà luglio), in realtà sono anni che gli scienziati avvertono sul precario stato di salute della barriera corallina, colpita da tre catastrofici eventi di sbiancamento di massa nel 2016, 2017 e 2020. La decisione dell'UNESCO, che ha esortato Canberra a prendere tutte le iniziative possibili per proteggere il reef, si basa principalmente su un rapporto del 2019 dell'Autorità del Parco Marino della Grande Barriera Corallina, nel quale è stato indicato un deterioramento delle prospettive a lungo termine per l'ecosistema, passate da “scarse” a “molto scarse”. Nel 2018 il documento “Impacts of Climate Change on World Heritage Coral Reefs: – Update to the First Global Scientific Assessment” ha rilevato che la Grande Barriera Corallina – così come altre barriere più piccole – cesseranno di essere ecosistemi funzionali entro la fine del secolo, mentre più recentemente, nel 2020, lo IUCN World Heritage Outlook ha classificato come “critico” lo stato di salute della barriera corallina australiana.

Insomma, c'erano tutte le premesse affinché l'UNESCO potesse prendere questa decisione, senza dimenticare che già nel 2012 aveva richiamato Canberra. A preoccupare il comitato dell'ONU non sono solo i cambiamenti climatici, ma anche la qualità dell'acqua, deteriorata dagli scarichi agricoli ricchi di contaminanti che confluiscono in mare, peggiorando una situazione già drammatica. La ministra dell'Ambiente australiana Sussan Ley ha affermato che la raccomandazione dell'UNESCO è legata a “un approccio sbagliato, che è stato avviato senza adeguata consultazione”, aggiungendo inoltre che la riunione del comitato del Patrimonio Mondiale "non è il luogo adatto" per valutare l'impatto dei cambiamenti climatici. Il braccio di ferro politico probabilmente andrà avanti a lungo, ma alla luce dei report scientifici e del costante deterioramento della barriera corallina, il governo guidato da Morrison dovrà intervenire in modo rapido e netto contro l'aumento delle temperature medie, se non vorrà dire addio alle ultime speranze di poter salvare questo splendido patrimonio della biodiversità. Per alcuni esperti, tuttavia, il futuro del reef sarebbe già segnato.

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