Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della “mappa delle vaccinazionianti COVID di Our World in Data, nel nostro Paese sono state somministrate 5,42 milioni di dosi, pertanto siamo ancora lontanissimi dall'immunità di gregge. Ma questo traguardo potrebbe essere raggiunto in estate: l'ambizioso obiettivo del governo, infatti, è quello accelerare in modo significativo la campagna vaccinale, arrivando a 60 milioni di dosi entro il mese di giugno. Come? Grazie alla “pioggia” di flaconcini che dovrebbe arrivare nelle prossime settimane e all'approvazione del vaccino di Johnson & Johnson “Ad26.COV2.S” da parte dell'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) – attesa a breve – e quella dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Questo farmaco ha infatti il vantaggio di basarsi su una singola dose e non su due come quelli già approvati (AstraZeneca-Oxford-Irbm, Pfizer-BionTech, e Moderna-NIAD), un dettaglio che farebbe decollare l'immunizzazione di massa. Ma a chi somministrare prioritariamente le dosi di vaccino? Al momento vengono inoculate a operatori sanitari, ultraottantenni, membri delle forze dell'ordine e insegnanti, e a breve dovrebbero essere coinvolti anche i soggetti più vulnerabili (con patologie e disabilità). Tra le proposte sul tavolo del Ministero della Salute, tuttavia, vi è anche quella di dare priorità agli studenti nella fascia di età 16-19 anni e in particolar modo ai maturandi, tenendo presente che quest'anno gli esami di maturità si terranno negli istituti, a partire da mercoledì 16 giugno.

In quasi tutto il mondo la campagna vaccinale anti COVID – la più grande mai affrontata dall'umanità – è partita allo stesso modo, con la somministrazione delle dosi agli operatori sanitari e agli anziani. La ragione è molto semplice. I primi, infatti, per ovvi motivi sono i più esposti al rischio di contagio e alla conseguente circolazione del virus in ambienti ospedalieri; gli anziani, d'altro canto, sono coloro che rischiano di più le complicazioni dell'infezione da coronavirus, e tutelarli prioritariamente salva molte più vite. Lo dimostrano diversi studi pubblicati su autorevoli riviste scientifiche come Science, PNAS e Vaccines, oltre ai dati che giungono dai Pasi in cui la campagna vaccinale sta procedendo speditamente, come ad esempio in Israele.

Togliere eventuali dosi preziose agli anziani, ai soggetti più vulnerabili con patologie – le comorbilità rappresentano uno dei principali fattori di rischio – per assegnarle a ragazzi in salute non avrebbe un impatto sulla curva della mortalità, considerando che i giovani, nella stragrande maggioranza dei casi, sperimentano una malattia lieve e spesso asintomatica (pur non mancando i casi gravi e purtroppo anche fatali). In questo senso, vaccinare i maturandi in un contesto di scarsità di dosi, non apporterebbe benefici significativi. Del resto, solo in Indonesia si è deciso di vaccinare la popolazione giovane dopo gli operatori sanitari, poiché considerata quella più attiva e in grado di diffondere il virus nella comunità. In Italia ci sarebbe un solo vaccino che può essere inoculato a partire dai 16 anni, quello di Pfizer, mentre Moderna, AstraZeneca e Johnson & Johnson sono somministrabili a partire dai 18 anni.

Il ministro della Salute Roberto Speranza, sollecitato dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio che aveva richiesto la vaccinazione prioritaria dei maturandi, ha sottolineato in una lettera che la proposta “sarà affrontata nel prosieguo della campagna di vaccinazione, che in queste prime fasi si svolge secondo stringenti criteri sanitari con individuazione di specifiche categorie prioritarie”. Se sarà approvato il vaccino di Johnson e Johnson, arriveranno le milioni di dosi attese per le prossime settimane e sarà sufficiente il personale predisposto alle somministrazioni, i maturandi potrebbero essere coinvolti in tempi relativamente rapidi nella campagna vaccinale anche senza “creare” una fascia prioritaria ad hoc, ma spetterà alle istituzioni fare tutte le valutazioni del caso.

Nonostante una vaccinazione prioritaria per i maturandi, nel contesto attuale, non avrebbe molto senso, non va dimenticato che gli studenti stanno pagando un prezzo molto salato per la pandemia, a causa della didattica a distanza e dell'isolamento che hanno un impatto non solo sul piano formativo, ma anche sulla crescita e sulla socialità. La scuola non è solo un luogo in cui si studia a menadito ciò che è scritto sui libri, ma dove si matura come individui. Non a caso numerose indagini hanno rilevato una vera e propria ondata di problemi di salute mentale nei ragazzi. Ricordiamo infine che le varianti del coronavirus stanno provocando una significativa diffusione dei contagi proprio tra i giovani; basti pensare che dalla fine di gennaio 2021, secondo un nuovo rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS), per la prima volta l'incidenza dei contagi tra gli under 20 ha sorpassato quella delle fasce più mature.