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Coronavirus
10 Marzo 2021
17:14

Sputnik V: caratteristiche, efficacia e reazioni del vaccino russo anti Covid

Il vaccino russo a doppio vettore virale Sputnik V (o Gam-COVID-Vac) sviluppato dal Gamaleya Research Institute di Mosca ha dimostrato di avere un’efficacia del 91,6 percento in un importante studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, oltre che una notevole sicurezza, pertanto rappresenta uno dei farmaci più promettenti nella lotta alla pandemia di COVID-19. In attesa che venga approvato dall’EMA e dall’AIFA, ecco tutto ciò che sappiamo su di esso.
A cura di Andrea Centini
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Tra i vaccini più promettenti contro il coronavirus SARS-CoV-2 non ancora approvati in Italia e nell'Unione Europea vi è sicuramente il russo Gam-COVID-Vac, conosciuto comunemente con il nome di Sputnik V, un omaggio allo Sputnik 1, il primo satellite artificiale lanciato attorno alla Terra. Si tratta di un vaccino a vettore virale basato su due adenovirus non replicanti – ricombinanti chiamati rAd26-S ed rAd5-S, da tempo studiati per altri vaccini. A sottolineare l'efficacia e la sicurezza del farmaco prodotto dal Gamaleya Research Institute di Mosca vi sono i risultati dello studio di Fase 3 “Safety and efficacy of an rAd26 and rAd5 vector-based heterologous prime-boost COVID-19 vaccine: an interim analysis of a randomised controlled phase 3 trial in Russia” pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet all'inizio di febbraio 2021. Nello specifico, è stato determinato che il vaccino garantisce un'efficacia del 91,6 percento e la totale protezione dalla forma grave della COVID-19, oltre a risultare ben tollerato, dato che non determina effetti collaterali significativi.  Sulla bontà del farmaco si è espressa recentemente anche la squadra di esperti “Sperimentazioni Vaccini” dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (INMI) Lazzaro Spallanzani di Roma, che ha analizzato a fondo i dati sperimentali disponibili. Secondo un recentissimo accordo orchestrato da Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio Italia-Russia, nel nostro Paese inizieremo a produrre (a partire da luglio) 10 milioni di dosi del vaccino russo, nello stabilimento Adienne di Caponago, in provincia di Monza Brianza. Ecco tutto ciò che sappiamo sullo Sputnik V.

Come funziona il vaccino russo Sputnik V

Il Gam-COVID-Vac o Sputnik V, come specificato, è un vaccino basato sulla tecnologia del vettore virale, che sfrutta due adenovirus non replicanti – ricombinanti per garantire l'immunizzazione. Si tratta di patogeni che causano il raffreddore, ingegnerizzati in laboratorio per essere resi innocui. L'rAd26-S viene inoculato con la prima iniezione, l'rAd5-S con la seconda. A differenza di altri vaccini a doppia dose, dunque, vengono sfruttati due principi attivi differenti. Si tratta di una scelta legata a precise ragioni immunologiche: in primo luogo, ciascuno dei due adenovirus determina la produzione di anticorpi neutralizzanti contro diverse porzioni della proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, ampliando così lo spettro d'azione; inoltre, si ritiene che il sistema immunitario possa reagire alla seconda inoculazione di un adenovirus identico attaccandolo, e non “collaudando” l'immunizzazione come avviene con altre preparazioni. I due adenovirus sono progettati per invadere le cellule umane e non replicarsi al loro interno: trasportano l'informazione genetica della proteina S o Spike del virus grazie a DNA a doppio filamento, e non direttamente con RNA messaggero come avviene nei vaccini di Pfizer e Moderna (in questi ultimi, fra l'altro, il trasporto avviene all'interno di nanoparticelle lipidiche, e non di un vettore virale). Una volta all'interno del nostro organismo, il gene della proteina S viene “letto” dalle cellule e copiato in una molecola di mRNA, processo che dà inizio alla produzione delle Spike. Queste ultime vengono immediatamente riconosciute come "nemiche" dal sistema immunitario che inizia a preparare l'intero esercito di cellule/linfociti per identificarle e distruggerle, dando così inizio all'immunizzazione. Il farmaco funziona in maniera similare ai vaccini anti Covid di AstraZeneca e Johnson & Johnson, ma come indicato differisce da quelli di Pfizer e Moderna, i primi a mRNA approvati per uso umano.

Efficacia e sicurezza

Nello studio di Fase 3 pubblicato su The Lancet è stato dimostrato che lo Sputnik V ha un'efficacia del 91,6 percento, leggermente inferiore a quella dei vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna-NIAD (che si attesta attorno al 95 percento). Nel complesso sono stati analizzati i dati di circa 20mila su 40mila volontari coinvolti nella sperimentazione, tutti maggiorenni. Al 75 percento dei partecipanti sono state somministrate le dosi da 0,5 millilitri – a 21 giorni l'una dall'altra – di rAd26-S e rAd5-S, mentre al restante 25 percento è stato inoculato il placebo. Nel primo gruppo i volontari risultati positivi al tampone oro-rinofaringeo per il SARS-CoV-2 e con sintomi sono stati 16, pari allo 0,1 percento del totale, mentre nel secondo sono stati 62, ovvero l'1,3 percento. Tenendo in considerazione le proporzioni fra i due gruppi, il vaccino ha determinato una elevatissima efficacia del 91,6 percento. Se si pensa che all'inizio della pandemia l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avrebbe ritenuto validi vaccini con un'efficacia con una soglia minima del 50 percento, avere farmaci che superano la soglia del 90 percento è un dato semplicemente eccezionale. A rendere ancor più promettente lo Sputnik V, il dato dell'efficacia nella fascia di età tra i 60 e gli 87 anni, pari al 91,8 percento. Normalmente nei soggetti anziani i vaccini hanno un'efficacia inferiore rispetto alle fasce più giovani, a causa di un sistema immunitario generalmente meno "pronto", ma ciò non è stato osservato col vaccino russo (ed è un'ottima notizia). Per quanto concerne la sicurezza, lo Sputnik V è risultato essere decisamente ben tollerato, con effetti collaterali lievissimi e di breve durata (24-48 ore), del tutto attesi dai ricercatori, perché mostrano che il vaccino sta facendo il proprio dovere. Fra quelli segnalati dai partecipanti figurano leggera febbre, dolore al sito dell'iniezione, dolori muscolari e articolari, mal di testa e affaticamento (astenia).

Somministrazione

Gli adenovirus rAd26-S ed rAd5-S vengono somministrati attraverso due iniezioni intramuscolari sul braccio, con la seconda a tre settimane di distanza dalla prima. Come mostra il grafico sottostante, la protezione immunitaria dello Sputnik V contro il SARS-CoV-2 diventa significativa proprio a partire dalla seconda inoculazione. Normalmente il “boost” (o richiamo) è progettato per rinforzare la risposta immunitaria – ad esempio con la produzione di ulteriori anticorpi neutralizzanti e cellule della memoria – con una seconda dose di prodotto identica alla prima, ma come specificato lo Sputnik V si basa su due adenovirus differenti che colpiscono porzioni diverse della Spike. Ciò, tuttavia, non influisce negativamente sulla risposta immunitaria, ma anzi la amplia e la rende decisamente robusta, sia dal punto di vista anticorpale che da quella cellulare, con una significativa produzione di linfociti T, ovvero le cellule immunitarie deputate a colpire e distruggere le cellule infettate dal coronavirus. Secondo i calcoli dei ricercatori del Gamaleya Research Institute, la concentrazione di anticorpi neutralizzanti rilevati dopo la seconda dose è superiore di 1,5 volte rispetto a quella osservata nei pazienti contagiati naturalmente dal SARS-CoV-2.

Conservazione

I flaconcini contenenti le dosi dello Sputnik V devono essere conservati a una temperatura di congelamento attorno ai – 18° C, analoga a quella dei vaccini di Moderna (- 20° C) e di Pfizer. Quest'ultimo, tuttavia, può resistere a tale temperatura per sole due settimane, altrimenti è necessaria la conservazione “ultrafredda” tra i – 70 e i – 80° C, fino allo scongelamento. Dello Sputnik V esiste anche una versione liofilizzata chiamata “Gam-COVID-Vac-Lyo”, che può essere conservata alla in frigorifero tra i 2 e gli 8° C. È più facile da conservare e trasportare, tuttavia la prima formulazione è quella ritenuta da privilegiare.

Efficacia contro le varianti

Ancora non sono stati rilasciati i dati relativi agli studi condotti con lo Sputnik V contro le varianti emergenti del coronavirus SARS-CoV-2, tuttavia in una recente dichiarazione alla Reuters, il dottor Denis Logunov, vicedirettore dell'istituto che ha realizzato il vaccino, ha affermato quanto segue: “Un recente studio condotto dal Gamaleya Research Institute in Russia ha mostrato che la rivaccinazione con il vaccino Sputnik V funziona molto bene contro le nuove mutazioni del coronavirus, inclusi i ceppi del coronavirus del Regno Unito e del Sud Africa”. In altri termini, sarebbe efficace contro la variante inglese (nota per la notevolissima trasmissibilità, fino al 90 percento) e contro quella sudafricana, portatrice della mutazione E484K (presente anche nella variante brasiliana) che conferirebbe al patogeno una certa capacità di eludere gli anticorpi neutralizzanti, sia quelli di una precedente infezione naturale che della vaccinazione. Al momento i risultati dello studio citato dal dottor Logunov non sono ancora stati rilasciati, e non a caso lo Spallanzani ha dichiarato che ancora non si sa se il vaccino russo sia efficace o meno contro le varianti.

Reazioni avverse

Come già specificato, lo Sputnik V risulta essere un vaccino ben tollerato, e tutte le reazioni avverse severe registrate durante lo studio clinico di Fase 3 pubblicato su The Lancet non sono state associate al farmaco, come sottolineato dagli stessi ricercatori del Gamaleya Research Institute. Gli eventi avversi gravi per i quali è stato necessario il ricovero in ospedale sono stati rari sia nel gruppo placebo (0,4 percento, ovvero 23 su 5.435 partecipanti) che in quello del gruppo dei vaccinati (0,2 percento, 45 su 16.427 partecipanti), “e nessuno è stato considerato associato alla vaccinazione”. Durante il periodo di follow-up, inoltre, si sono verificati anche quattro decessi, tre verificatisi nel gruppo dei vaccinati e uno in quello placebo, ma anche in questo caso non sono stati correlati all'inoculazione dello Sputnik V.

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