Tra gli oltre 200 vaccini candidati in sperimentazione contro il coronavirus SARS-CoV-2, come indicato nel documento “Draft landscape of COVID-19 candidate vaccines” dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aggiornato al 12 novembre, ce ne sono almeno tre vicinissimi all'approvazione per l'uso di emergenza da parte delle autorità regolatorie. Si tratta dell'AZD1222 sviluppato in collaborazione tra l’Università di Oxford, l'azienda italiana Advent-Irbm e la casa biofarmaceutica AstraZeneca; del BNT162 del colosso Pfizer e della società di biotecnologie tedesca BioNTech; e dell'mRNA-1273 della società di biotecnologie Moderna Inc. e del The National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), istituto guidato da Anthony Fauci. Il primo ha dimostrato un'efficacia media del 70 percento e del 90 percento con uno specifico regime di dosaggio legato a un fortunato errore, e viene considerato uno dei più promettenti in assoluto per diverse ragioni; gli altri due hanno un efficacia addirittura del 95 percento. Sono risultati sensazionali, se si pensa che la soglia di efficacia stabilita dalle autorità di regolamentazione come “accettabile” era del 50 percento. Nonostante questi vaccini si avvicinino sempre di più alla distribuzione (le prime dose potrebbero arrivare già a dicembre, previa autorizzazione), c'è tuttavia notevole scetticismo tra le persone. Secondo un recente sondaggio di Tecné un italiano su tre non si farebbe vaccinare a gennaio, e in molti sostengono che meno di un anno per ottenere un vaccino “sicuro ed efficace” sarebbe troppo poco, considerando che la media è di 6-8 anni, benché si arrivi tranquillamente anche a oltre di 10. Dunque come stanno esattamente le cose? Possiamo davvero fidarci di queste preparazioni?

A rassicurare sul rigore con cui sono stati testati i vaccini e dunque su sicurezza ed efficacia, qualora venissero certificate dagli enti di regolamentazione, è il professor Mark Toshner, direttore della ricerca biomedica traslazionale presso la prestigiosa Università di Cambridge. Lo scienziato ha pubblicato un approfondito articolo su The Conversation, sottolineando che in qualità di “fanatico” degli studi clinici, essendo specializzato proprio nella loro organizzazione, ha voluto ribadire che i 10 anni che si impiegano di norma sono “una brutta cosa” legata a molteplici disguidi burocratici e finanziari, e che non hanno nulla a che vedere con la qualità dei test. “Come medico di studi clinici ti dirò cosa faccio per la maggior parte di questi dieci anni – e non è davvero molto”, ha affermato Toshner in testa al proprio articolo. “Non sono pigro. Presento sovvenzioni, le faccio rifiutare, le sottopongo nuovamente, aspetto la revisione, le sottopongo nuovamente da qualche altra parte, a volte in un ciclo di sventura. Quando ho la fortuna di ottenere un finanziamento per i test, passo mesi a sottoporli alle commissioni etiche. Aspetto le autorità di regolamentazione, mi occupo dei cambi di personale presso la compagnia farmaceutica e di un ‘cambio di obiettivo' lontano dalle mie prove, e alla fine, se sono molto fortunato, passo il tempo a organizzare la sperimentazione: trovare siti, siti per la formazione, andare nel panico perché il reclutamento è insufficiente, trovare più siti. Di solito ho più problemi di regolamentazione e, infine, se il mio grosso colpo di fortuna non si esaurisce, potrei avere una terapia praticabile – oppure no. A questo punto, potrebbe subire ritardi a causa di problemi di redditività o di qualsiasi altro ostacolo”. Insomma, durante i dieci anni, la maggior parte del tempo viene trascorsa a risolvere problemi che esulano dalla ricerca vera e propria.

L'esperto ribadisce che “sono dieci anni di dura lotta contro l'indifferenza, gli imperativi commerciali, la fortuna e la burocrazia. Rappresentano una barriera nel processo che ora abbiamo dimostrato essere ‘facile' da superare”. Toshner afferma che la pandemia di COVID-19 ha innescato uno stato di necessità globale, in grado di rimuovere tutti quei freni che normalmente inibiscono ciò che dovrebbe essere un naturale percorso di ricerca. “Hai solo bisogno di denaro illimitato, alcune persone intelligenti e altamente motivate, tutte le infrastrutture di prova del mondo, un pool quasi illimitato di volontari altruisti e meravigliosi e alcuni regolatori sensibili”, ha aggiunto lo scienziato. Sono tutte condizioni che hanno permesso alla ricerca per un vaccino anti COVID di fare passi da gigante in tempi così rapidi, una “rivoluzione” che forse non è così sorprendente spiega Toshner, perché abbiamo sempre la capacità di innovare quando ne abbiamo davvero bisogno. “Tutti gli studi hanno superato le ‘fasi' o il processo corretto di qualsiasi normale farmaco o vaccino”, afferma lo scienziato riferendosi ai trial dei vaccini anti COVID, aggiungendo inoltre che tutti i test erano (e lo sono tuttora) sotto le lenti di ingrandimento dell'intero pianeta. Eppure ad oggi non si è registrato un singolo decesso associato ai vaccini sperimentati, nonostante le centinaia di migliaia di persone che si sono offerte volontarie. Si è verificata “solo una manciata di eventi avversi potenzialmente gravi”, ma nessuno che ha messo in pericolo la vita delle persone. Poi Toshner si è soffermato sui risultati dei tre vaccini candidati di cui abbiamo accennato, esprimendo ottimismo anche grazie al “track record è eccellente”, pur attendendo i dati definitivi della sperimentazione. Secondo lo scienziato la ricerca per un vaccino contro il coronavirus SARS-CoV-2 è stata un vero e proprio "trionfo medico", e se le preparazioni finiranno per essere distribuite ciò significa che saranno sicure ed efficaci, e dunque dobbiamo essere ottimisti.