Alla data odierna, martedì 17 novembre, in base al documento “Draft landscape of COVID-19 candidate vaccines” dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci sono 212 vaccini candidati in sperimentazione contro il coronavirus SARS-CoV-2. La maggior parte di essi (164) si trova ancora nella fase pre-clinica della ricerca, viene cioè testato su cellule in provetta e modelli animali, mentre i restanti 48 hanno già fatto il balzo nella clinica, e vengono dunque già somministrati ai volontari. La corsa al vaccino coinvolge laboratori, università, centri di ricerca e case farmaceutiche di tutto il mondo, e naturalmente ce ne sono alcuni più promettenti di altri, anche perché vicinissimi alla linea del traguardo e dunque all'approvazione/distribuzione. Si ritiene che alcuni milioni di dosi saranno già disponibili entro la fine di quest'anno. Ma quali sono i migliori della classe?

Il vaccino di Pfizer e BioNTech

Lunedì 9 novembre un comunicato stampa della casa farmaceutica americana Pfizer fece il giro del mondo in un lampo. “Il nostro vaccino è efficace al 90 percento”, recitava il testo, mettendo un bel punto e a capo nella storia dell'emergenza che ha sconvolto il mondo intero. Certo, i dati non sono definitivi, trattandosi di valutazioni iniziali di un corposo studio di Fase 3 che coinvolge decine di migliaia di persone, ciò nonostante, considerando l'efficacia e la sicurezza dimostrati anche nelle fasi precedenti, un simile dato può essere definito semplicemente entusiasmante. A maggior ragione se si considera che “BNT162”, questo il nome del vaccino sviluppato da Pfizer in collaborazione con la società di biotecnologie tedesca BioNTech, è molto migliore della soglia attesa per un vaccino anti COVID, ovvero tra il 60 e il 70 percento. La preparazione è un vaccino a mRNA basato su un gene sintetico che spinge il nostro organismo a produrre la proteina S o Spike del coronavirus, facendo in modo che il sistema immunitario la riconosca come agente estraneo e produca gli anticorpi neutralizzanti per prevenire l'infezione. Una tecnica completamente nuova, elegante e a quanto pare anche molto efficiente. Il vaccino tuttavia deve essere conservato a – 80° C, e questo potrebbe creare qualche problema logistico nelle aree più remote non dotate di infrastrutture idonee. Ma è un limite che si riuscirà a superare. Qualora i risultati dovessero essere approvati, milioni di dosi dovrebbero essere resi disponibili entro la fine dell'anno (sono già in produzione).

Il vaccino di Moderna e NIAID

Il vaccino candidato mRNA-1273 (mRNA incapsulato con LNP che codifica per la proteina S) sviluppato dalla società di biotecnologie Moderna Inc. dal NIAID guidato da Anthony Fauci è stato il primo in assoluto a essere testato sull'uomo, lo scorso 16 marzo presso il Kaiser Permanente Washington Research Institute di Seattle. A sottoporsi alla prima iniezione fu la manager quarantatreenne Jennifer Haller, che ha dichiarato di aver sperimentato solo una leggerissima febbriciattola e dolore al sito dell'iniezione il primo giorno. Il vaccino ha superato quasi del tutto l'iter sperimentale e si trova a due passi dal traguardo, proprio come il BNT162. Come fatto da Pfizer, il 16 novembre Moderna ha lanciato un comunicato stampa con toni entusiastici affermando che il proprio vaccino ha un'efficacia del 94,5 percento, ciò significa che su 100 persone vaccinate solo in 5 si ammalano di COVID-19. Anche in questo caso il dato è preliminare e si attende la conferma da verifiche più approfondite, ma si tratta di un risultato estremamente promettente. La tecnologia adottata è la medesima del vaccino di Pfizer, ma a differenza di quest'ultimo può essere conservato a 2 – 8° C nel primo mese e a – 20° C per 6 mesi (dunque avrà meno problemi logistici, perlomeno nelle aree più remote del pianeta).

Il vaccino di Oxford, Advent-Ibm e Astrazeneca

Il vaccino candidato ChAdOx1 o AZD1222 sviluppato dallo Jenner Institute dell'Università di Oxford assieme l’azienda italiana Advent-Ibm di Pomezia e alla casa farmaceutica Astrazeneca (che lo distribuirà) è probabilmente quello di cui si è discusso di più sui media, anche perché è stato a lungo quello più avanti nella sperimentazione clinica e con i risultati migliori. La preparazione, a differenza di quelle di Pfizer e Moderna, si basa su una tecnologia completamente differente, ovvero su di un adenovirus ingegnerizzato e inattivato (responsabile del raffreddore negli scimpanzé) che viene sfruttato come “navetta di trasporto” per la proteina S o Spike del coronavirus. Una volta iniettato, il sistema immunitario riconosce la proteina estranea e sviluppa anticorpi neutralizzanti. Anche in questo caso l'efficacia rilevata è molto alta, pari al 95 percento, ma non si tratta dei dati conclusivi – seppur preliminari – di studi di Fase 3, come nel caso delle altre due  preparazioni, pertanto c'è una maggiore incertezza. Nonostante ciò, ha dimostrato di essere sicuro ed efficace durante tutto l'iter sperimentale. Il “vaccino di Oxford” può essere conservato in frigorifero a una temperatura compresa tra – 4 e – 8° C.

Gli altri "contendenti"

Come indicato, i vaccini in sperimentazione contro il coronavirus SARS-CoV-2 sono oltre 200, ma quelli sopraindicati sono indubbiamente i più promettenti in assoluto. A questo link potete consultare una panoramica completa su tutti i principali vaccini candidati in sviluppo per combattere la pandemia. Tra i più interessanti figura sicuramente anche lo “Sputnik V” del Gamaleya Institute di Mosca, che avrebbe dimostrato un'efficacia del 92,5 percento, ma si tratta di dati ancora incompleti. Il Ministero della Salute russo ha comunque già deciso di approvarlo.