Il vaccino anti COVID sviluppato dallo Jenner Institute dell'Università di Oxford in collaborazione con l’azienda di biotecnologie italiana Advent-Irbm di Pomezia (Roma) ha un'efficacia media del 70 percento. Si tratta di un risultato indubbiamente molto positivo, tenendo presente che, nell'ottica del contrasto alla pandemia di COVID-19, qualunque preparazione con un livello di protezione di almeno il 50 percento viene considerata valida dagli esperti. Ciò nonostante sono da poco stati rilasciati i dati sull'efficacia sia del vaccino BNT162 messo a punto da PfizerBioNTech che della preparazione mRNA-1273 di Moderna Inc. e NIAID, entrambi attestati al 95 percento. Alla luce di questa sensibile differenza, il risultato del “vaccino di Oxford” – chiamato ChAdOx1 o AZD1222 – potrebbe apparire decisamente meno virtuoso, ma ci sono diverse considerazioni da fare.

L'annuncio sull'efficacia del vaccino italo-britannico è stato dato da AstraZeneca, azienda biofarmaceutica britannico-svedese che si occuperà della distribuzione dell'AZD1222 – previa autorizzazione – in tutto il mondo. Nel comunicato stampa viene sottolineato che l'efficacia della preparazione è media, non assoluta come quella delle altre preparazioni, per via del fatto che è stata calcolata tenendo presenti due posologie differenti, somministrate a due gruppi distinti di partecipanti. Ai volontari del primo gruppo (oltre 2.700 persone) è stata infusa una mezza dose con la prima iniezione e una dose completa con la seconda, effettuata ad almeno un mese di distanza dalla prima; nel secondo gruppo, composto da quasi 9mila persone, sono state invece somministrate due dosi complete, anch'esse ad almeno un mese di distanza l'una dall'altra. Nel primo gruppo l'efficacia è stata del 90 percento, mentre nel secondo del 62 percento, per questo è stata determinata un'efficacia media del 70 percento. Ciò significa che regolando al meglio la posologia del farmaco è possibile suscitare una protezione sensibilmente superiore a quella annunciata. Gli scienziati guidati dal professor Andrew Pollard andranno sicuramente a fondo della questione.

Al di là del dato "crudo" sull'efficacia, che potrebbe migliorare in modo significativo, c'è da tenere presente che il vaccino di Oxford è sensibilmente più economico di BNT162 ed mRNA-1273, inoltre può essere conservato per almeno 6 mesi a temperatura da frigorifero (tra i 2 e gli 8° Celsius), mentre servono – 70° C per il vaccino di Pfizer/BioNTech e 2-8° C nel primo mese e – 20° C per i successivi sei mesi per il vaccino di Moderna/NIAID. Ciò significa che l'AZD1222 può essere distribuito con maggiore facilità e raggiungere anche le aree più remote del pianeta, dove non sono presenti infrastrutture o mezzi di trasporto adeguati per mantenere temperature molto basse. Va anche considerato che la tecnologia del vaccino anti COVID di Oxford è più “classica”, dato che si basa su un adenovirus ingegnerizzato/inattivato – che provoca il raffreddore negli scimpanzé – sfruttato come vettore per la proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, al fine da spingere il sistema immunitario a riconoscerla e sviluppare immunità verso di essa. BNT162 ed mRNA-1273 sono entrambi vaccini a mRNA, una tecnologia affascinante ma completamente nuova. Va sottolineato che tutte e tre le preparazioni si sono dimostrate sicure per i partecipanti, non hanno cioè determinato effetti collaterali gravi, anche se i due a mRNA hanno dato vita a reazioni “intense”, probabilmente a causa delle nanoparticelle lipidiche che trasportano l'informazione genetica della proteina virale. In ogni caso, nulla di pericoloso. Va infine tenuto presente che ancora non sappiamo quanto duri l'immunità determinata da ciascuna preparazione e soprattutto se sussiste la protezione anche contro l'infezione asintomatica.

Ci sono dunque differenze notevoli fra le tre preparazioni, le più vicine alla "linea del traguardo", ma l'Università Oxford è molto fiduciosa del proprio vaccino candidato, come dichiarato dal professor Pollard, Investigatore Capo dell'Oxford Vaccine Trial dell'ateneo britannico. “Questi risultati mostrano che abbiamo un vaccino efficace che salverà molte vite. È interessante notare che abbiamo scoperto che uno dei nostri regimi di dosaggio può essere efficace intorno al 90 percento, e se venisse utilizzato questo regime di dosaggio, più persone potrebbero essere vaccinate con una fornitura pianificata dei vaccini. L'annuncio di oggi è stato possibile soltanto grazie ai numerosi volontari che partecipano alla nostra sperimentazione e al team di ricercatori di talento che lavorano in tutto il mondo”. I risultati sono frutto di uno studio di fase 2-3 chiamato COV002 attualmente in corso nel Regno Unito e di uno studio di fase 3 (COV003) avviato in Brasile. In tutto, spiega AstraZeneca, sono coinvolti oltre 23 mila partecipanti, alcuni dei quali vengono trattati con un vaccino coniugato meningococcico chiamato MenACWY o una soluzione salina, il classico placebo dei gruppi di controllo.

AstraZeneca punta a produrre 3 miliardi di dosi di vaccino entro il 2021 (i primi due milioni dovrebbero arrivare in Italia entro gennaio) e a breve depositerà richiesta di approvazione per l'uso di emergenza presso tutte le autorità sanitarie competenti, come ha già fatto Pfizer con l'FDA americana per il proprio vaccino. “La giornata di oggi segna una tappa importante nella nostra lotta contro la pandemia. L'efficacia e la sicurezza di questo vaccino confermano che sarà altamente efficace contro COVID-19 e avrà un impatto immediato su questa emergenza sanitaria pubblica. Inoltre, la semplice catena di approvvigionamento del vaccino e il nostro impegno senza scopo di lucro e per un accesso ampio, equo e tempestivo significa che sarà conveniente e disponibile a livello globale, fornendo centinaia di milioni di dosi su approvazione”, ha commentato Pascal Soriot, amministratore delegato della società biofarmaceutica.