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Origine della Luna, scienziati in confusione: impatto gigante o fusione di piccole lune?

Un nuovo studio condotto da ricercatori americani avalla la teoria dell’impatto gigante, che tuttavia è stato recentemente smentito da un’altra ricerca israeliana. L’origine della Luna continua dunque ad essere un enigma.
A cura di Andrea Centini
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La cosiddetta “Teoria dell'impatto Gigante”, formulata dai due scienziati americani William Hartmann e Donald Davis nel lontano 1975, è quella generalmente più accreditata dalla comunità scientifica circa la formazione della Luna. In base a questa teoria, un enorme asteroide (o pianetino) dalle dimensioni di Marte chiamato Theia, circa 4,5 miliardi di anni fa avrebbe impattato violentemente contro la Terra in formazione, scagliando in orbita parte del mantello terrestre e magma che fondendosi avrebbero dato origine al nostro ‘brillante' satellite naturale. Le prove di questo impatto non sono tuttavia evidenti, e i diversi lati oscuri della teoria, talvolta spiegati attraverso l'intervento di un secondo colossale impatto, vengono attaccati duramente dai ricercatori più scettici. Non è un caso che esistano diverse ipotesi sulla formazione del satellite, ma tutte quante presentano dei punti deboli: quella della "cattura", ad esempio, prevede che la Luna sarebbe originata in un'altra parte del Sistema Solare per poi rimanere intrappolata dalla forza gravitazionale del nostro pianeta; quella dell'accrescimento, invece, indica che Luna e Terra avrebbero avuto origine dal medesimo materiale primordiale. La verità sembra dunque ancora lontana, come suggeriscono le ricerche più recenti pubblicate sul tema.

La fusione di mille, piccole lune

L'ultimo studio in ordine cronologico a smentire la Teoria dell'impatto Gigante è stato quello di un team di ricercatori israeliani del Technion-Israel Institute of Technology e del Weizmann Institute of Science. Gli astronomi, coordinati dai professori Raluca Rufo e Oded Aharonson, hanno dimostrato attraverso un sofisticato modello matematico che la Luna si sarebbe formata da un migliaio di impatti differenti, e non da uno soltanto (o un paio). La Terra avrebbe dunque avuto numerosi satelliti più piccoli generatisi collisione dopo collisione, che in tempi lunghissimi si sarebbero fusi fra loro, dando origine alla Luna come la conosciamo oggi.

Le analogie tra trinitite e rocce lunari

Lo studio israeliano pubblicato su Nature Geoscience entra in diretto contrasto con una nuova ricerca dell'Università della California di San Diego, che invece è tornata a prediligere la teoria dell'impatto gigantesco. Gli studiosi, coordinati dal geochimico James Day, per dimostrare la propria ipotesi sono andati sul luogo dove esplose The Gadget, la prima bomba nucleare della storia, nome in codice Trinity, tra le esplosioni nucleari che hanno cambiato la storia. Venne fatta detonare dagli Stati Uniti d'America nel deserto Alamogordo del New Mexico, il 16 luglio 1945 alle 5:29, cambiando per sempre il corso della storia. A causa dell'immane esplosione da 20 chilotoni vennero generati dei particolari residui vetrosi chiamati “trinitite”, il cui frazionamento isotopico e la presenza di elementi volatili sono del tutto simili a quelli delle rocce lunari raccolte nelle missioni Apollo. Secondo il team di Day ciò suggerisce che la Luna sarebbe stata generata proprio da un enorme impatto con un corpo celeste, come quello con Theia teorizzato sin dal 1975. Il nuovo studio, chiamato “Evaporative fractionation of zinc during the first nuclear detonation” e pubblicato su ScienceAdvances, non fornisce comunque prove sufficienti per dimostrarlo, e probabilmente molto presto usciranno nuove ricerche pronte a smentire quanto supposto.

Frammenti di trinitite - Foto di Shaddack - https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bd/Trinitite-pieces3.jpg
Frammenti di trinitite – Foto di Shaddack

Un enigma da risolvere

Benché la teoria dell'impatto gigantesco resti quella privilegiata dagli studiosi, le certezze sono poche e i lati oscuri sono ancora molti. Dubbi sul momento angolare, sulla presenza di elementi volatili – che sarebbero dovuti sparire – e sulla scarsa concentrazione di particolari metalli di transizione (chiamati elementi siderofili) sul suolo lunare sono solo alcuni di quelli che spingono gli astronomi a formulare nuove ipotesi, che probabilmente non troveranno mai un riscontro. L'origine della Luna resta dunque uno degli enigmi astronomici più affascinanti e discussi, così come quello dell'acqua su Marte.

[Foto di Andrea Centini]

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