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Le ultime analisi condotte su rocce e sedimenti dal rover Curiosity nel Cratere Gale gettano un'ombra sulle teorie relative alle condizioni climatiche del ‘pianeta rosso' in epoche passate; la scarsissima concentrazione di minerali carbonati, infatti, è in netto contrasto con la supposta presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie. Secondo le teorie più accreditate, Marte in passato doveva possedere una ricca atmosfera di gas serra (anidride carbonica) in grado scaldare le temperature e rendere possibile l'acqua allo stato liquido; essa avrebbe dato vita a veri e propri fiumi e laghi, donando all'attuale, gelida e desertica superficie marziana un aspetto completamente differente, con valli lussureggianti e, probabilmente, anche vita. Un paesaggio da sogno che tuttavia cozza irrimediabilmente con i rilievi sui campioni, dato che i livelli di carbonato riscontrati sono centinaia di volte inferiori rispetto a quelli attesi e in grado di spiegare un'antica atmosfera ricca di CO2.

“Sarebbe davvero difficile avere acqua allo stato liquido anche con una concentrazione di anidride carbonica in atmosfera cento volte superiore di quella evidenziata dalle prove minerali”, ha sottolineato in un comunicato della NASA Thomas Bristow, il ricercatore che si occupa dello strumento (CheMin) di Curiosity per l'analisi chimica e mineralogica. Si tratta dunque di un vero e proprio rompicapo, dato che la presenza di acqua sarebbe comunque confermata dalle argille e dai solfati già analizzati.

Un team di ricerca coordinato dallo stesso Bristow ha ipotizzato su PNAS che i sedimenti del Cratere Gale, dove il rover opera dall'agosto del 2012, si siano formati alcuni miliardi di anni fa, quando era completamente ghiacciato, sebbene non siano state trovate prove a suffragio di tali condizioni. Altre teorie coinvolgerebbero la presenza di gas serra differenti e l'azione dei vulcani, che avrebbero scaldato per un certo periodo di tempo l'atmosfera marziana, tuttavia nessuna sembra essere davvero convincente. Probabilmente, come ha sottolineato l'astrobiologo spagnolo Alberto Fairen, non abbiamo ancora sviluppato modelli climatici in grado di comprendere esattamente l'antica atmosfera del pianeta rosso, sul quale dovremmo approdare attorno al 2030. Solo allora, verosimilmente, verranno svelati i suoi misteri.

[Foto di NASA]