Un team di ricerca del Technion-Israel Institute of Technology e del Weizmann Institute of Science ha dimostrato attraverso simulazioni al computer che il nostro satellite naturale, la Luna, si sarebbe generato dall'aggregazione di lune più piccole che orbitavano attorno alla Terra primordiale, e non dallo schianto di un unico gigantesco corpo celeste.

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Gli studiosi israeliani smentiscono dunque la “Teoria dell'impatto Gigante”, quella più accreditata dalla comunità scientifica e formulata nel 1975 da William Hartmann e Donald Davis. Secondo i due studiosi statunitensi, un entomologo e un astronomo, 4,5 miliardi di anni fa un corpo celeste chiamato Theia (o Orpheus) dalle dimensioni paragonabili a quelle di Marte si schiantò a oltre 14 mila chilometri orari contro il nostro pianeta in formazione; ciò avrebbe scagliato nello spazio detriti e parte del mantello terrestre, che attraverso le forze gravitazionali in gioco avrebbero dato origine alla Luna che conosciamo oggi. Successive teorie hanno indicato la possibile presenza di un secondo impatto, necessario soprattutto per spiegare la posizione orbitale della Luna e il quantitativo di materiali per formarla, ciò nonostante quella formulata circa quaranta anni fa resta ancora la più seguita, benché non manchino tuttora alcuni punti oscuri, come ad esempio quello del peculiare momento-angolare tra il satellite e la Terra.

Dettaglio del cratere Tycho
in foto: Dettaglio del cratere Tycho

Gli studiosi israeliani, coordinati dai professori Raluca Rufo e Oded Aharonson, hanno effettuato numerose simulazioni al computer con un avanzato modello matematico, e dai dati estrapolati, pubblicati sulla rivista Nature Geoscience, ritengono plausibile che una serie di impatti – circa 800 – con corpi celesti di dimensioni ridotte avrebbero generato lune più piccole, che successivamente, scontrandosi fra loro, si sarebbero fuse nella Luna come la conosciamo oggi. “Il nostro modello suggerisce che la Terra primordiale deve aver ospitato una serie di lune, ciascuna formata da una collisione differente”, ha sottolineato il professor Perets, uno dei co-autori dello studio. “È verosimile – ha proseguito lo studioso – che tali lune siano state successivamente espulse dal sistema, entrate in collisione con la Terra o aggregate con altri satelliti per formarne di più grandi”.

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in foto: Formazione montuosa e crateri sulla superficie lunare

La Luna, che si trova a 384.400 mila chilometri da noi e ogni anno si allontana di circa tre centimetri, attraverso le fasi lunari e la forza gravitazionale impatta sulla vita di moltissime specie animali e vegetali (ad esempio con le maree) e sulle attività antropiche, inoltre la sua presenza influenza da sempre culture e religioni. Poiché si trova in rotazione sincrona con la Terra, rivolge verso di noi sempre la stessa faccia, e quella nascosta fu vista per la prima volta nel 1959 grazie a una missione spaziale russa. Dieci anni dopo, attraverso la celebre missione Apollo 11, l'astronauta americano Neil Armstrong fu il primo uomo a solcare la sua superficie.

[Foto di Andrea Centini]