Se il lockdown ha avuto un impatto significativo sull'inquinamento e sulla qualità dell'aria che respiriamo, determinando un crollo nelle emissioni di anidride carbonica e diossido di azoto, la Fase 2 dell'emergenza coronavirus rischia di avere un effetto diametralmente opposto sull'ambiente. Non solo per il ritorno alla normalità sotto il profilo della circolazione e della riapertura delle attività produttive, catalizzati da un possibile effetto “rimbalzo” dopo la lunga pausa, ma anche a causa dell'inciviltà delle persone. Durante questa fase della pandemia, infatti, per evitare una seconda ondata di contagi siamo tenuti a indossare le mascherine e anche i guanti, in base alle circostanze, dispositivi di protezione individuale che in molti stanno gettando a terra senza preoccuparsi dell'enorme impatto ambientale che questi oggetti determinano. Si tratta di un reato punito con multe salate, ma che sembrano non scoraggiare gli incivili più incalliti.

A testimoniarlo le immagini drammatiche che giungono da varie parti del mondo, dove vengono mostrati animali rimasti intrappolati e uccisi tra i DPI – come un povero uccello soffocato da una mascherina nella British Columbia canadese – e recuperi di massa di rifiuti, che annientano le speranze di essere usciti "migliori" dai durissimi mesi che abbiamo appena vissuto. Emblematici gli scatti diffusi dall'Organizzazione Operation Mer Propre (Operation Clean Sea), che mostrano la raccolta di numerose mascherine e guanti nello splendido mare innanzi ad Antibes, nella Costa Azzurra francese. Ma non bisogna andare oltralpe per trovare esempi poco virtuosi, come mostrano le immagini di Marevivo Onlus che trovate qui di seguito.

A sottolineare i pericoli di questi comportamenti sono i numeri snocciolati dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) rilanciati dal WWF. In base a un recente rapporto si stima che durante la Fase 2, in Italia, il fabbisogno giornaliero di mascherine dovrebbe essere di 35/40 milioni di pezzi, con una produzione di rifiuti quotidiana fino a 720 tonnellate (considerando un peso medio di 11 grammi per le mascherine chirurgiche). Sino alla fine del 2020 si produrranno in media 100mila tonnellate di questi rifiuti, con un minimo di 60mila e un massimo di 175mila tonnellate. Nel caso in cui fossero coinvolti anche i guanti, si arriverebbe a produrre ben 440mila tonnellate di rifiuti entro la fine dell'anno, con una media stimata di 300mila tonnellate.

In base a un calcolo del Politecnico di Torino, nel nostro Paese durante la Fase 2 saranno necessarie un miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. Il WWF sottolinea che se soltanto l'1 percento di questi dispositivi non venisse correttamente smaltito, ci troveremmo 10 milioni di mascherine disperse nell'ambiente ogni giorno. Un numero enorme, che andrebbe a catalizzare ulteriormente il già drammatico inquinamento ambientale da plastica: basti pensare che solo nel Mediterraneo, ogni minuto, finisce un quantitativo di plastica pari a 34mila bottigliette, per un peso totale annuo di 570mila tonnellate. Negli oceani di tutto il mondo sono ben 8 i milioni di tonnellate di plastica che vi finiscono ogni anno, con una stima massima di 20 milioni di tonnellate.

Se tutte le persone non si impegneranno a smaltire correttamente i dispositivi di protezione individuale, ci troveremmo a combattere un'ondata di inquinamento in grado di sterminare tantissimi animali, e che finirà inevitabilmente anche sulle nostre tavole. I rifiuti, infatti, si frantumano in microplastiche che entrano a far parte della catena alimentare, arrivando sino all'uomo: secondo una recente indagine del WWF ingeriamo ogni settimana 5 grammi di plastica, pari al peso di una carta di credito. Con miliardi di guanti e mascherine dispersi nell'ambiente questi numeri saranno destinati a salire ulteriormente. È sufficiente guardare cosa riescono a fare dei "semplici" palloncini di plastica, per comprendere l'impatto ambientale dei DPI. Responsabilità e civiltà sono le sole armi per evitare questa catastrofe, e a spingere verso lo smaltimento corretto di guanti e mascherine non deve essere il deterrente delle multe, ma la nostra coscienza.