Ogni minuto nel Mediterraneo finisce l'equivalente in plastica di circa 34mila bottigliette, per un peso totale annuo stimato di ben 570mila tonnellate. A rendere ancor più agghiacciante questo dato, il fatto che tali quantità entro il 2050 quadruplicheranno, se continueremo imperterriti con l'attuale sistema di produzione della plastica e smaltimento dei rifiuti. A lanciare l'allarme il WWF con un nuovo rapporto, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, che ogni anno si celebra l'8 giugno.

Numeri drammatici. Nei mari e negli oceani di tutto il mondo ogni anno finiscono circa 8 milioni di tonnellate di plastica, benché le stime peggiori ne calcolino ben 20 milioni di tonnellate. Si ritiene che entro il 2050, decennio che potrebbe persino collimare col crollo della civiltà umana a causa dei cambiamenti climatici, il peso dei rifiuti plastici che gettiamo in mare supererà quello dei pesci. Un contributo fondamentale di ciò che avviene nel Mediterraneo lo dà proprio l'Italia, dato che nella regione si tratta del secondo produttore di rifiuti plastici e il più grande produttore di oggetti composti da questo materiale. In base ai dati citati dal rapporto del WWF, l'Italia produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti plastici ogni anno e ne riversa in natura mezzo milione. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di oggetti legati all'industria degli imballaggi.

Conseguenze amare. Poiché l'Italia è il Paese del bacino del Mediterraneo con le coste più estese (ben 7.500 chilometri), siamo anche i primi a pagare le conseguenze di un mare così inquinato dalla plastica e non solo. Basti pensare che durante la recente presentazione dell'indagine di Legambiente "Beach Litter 2019" è emerso che ogni cento metri lineari di spiaggia si contano un migliaio di oggetti, l'80 percento dei quali rappresentato da plastica (cotton fioc, stoviglie usa e getta, cannucce, bottiglie, sacchi, tappi, oggetti legati alla pesca e moltissimo altro ancora). Tutto questo inquinamento, sia sulle spiagge che in mare, determina perdite ai settori del turismo, della pesca e del commercio marittimo, per un totale di circa 70 milioni di euro l'anno. È curioso che i settori in perdita siano anche tra i responsabili del problema; il turismo, ad esempio, durante i mesi estivi incrementa del 30 percento la produzione di rifiuti plastici, e quando questi finiscono sulle spiagge hanno come conseguenza quella di allontanare i visitatori. Un vero e proprio circolo vizioso.

Cosa fare. Come dichiarato dal presidente di WWF Italia Donatella Bianchi, alla base dell'inquinamento da plastica c'è l'intero meccanismo di gestione di questo materiale, dalla produzione alla smaltimento. “Il meccanismo di gestione della plastica è decisamente guasto: i paesi del Mediterraneo ancora non riescono a raccogliere tutti i propri rifiuti e sono lontani dal trattarli con una modalità efficiente di economia circolare. Il cortocircuito sta nel fatto che mentre il costo della plastica è estremamente basso quello di gestione dei rifiuti e dell’inquinamento ricade quasi totalmente sulla collettività e sulla natura”, ha dichiarato la Bianchi. “Dall’altro lato – ha aggiunto la presidente del WWF – perché faccia passi in avanti, il sistema di riciclo dei rifiuti plastici è ancora troppo costoso. Tutti i Paesi dovrebbero rivedere la catena del ciclo di vita della plastica, ridurre drasticamente la produzione e il consumo di plastica e investire seriamente in sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo, in cui la plastica non venga sprecata. L’unica rotta possibile per contrastare con efficacia l’inquinamento da plastica dal Mediterraneo è questa”. Per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul tema dell'inquinamento del Mare Nostrum il WWF ha fatto salpare la barca a vela “Blue Panda”, che toccherà le coste dei principali Paesi del Mediterraneo nei prossimi mesi.