L’Etna imbiancato. Credit: Luca Parmitano/ESA
in foto: L’Etna imbiancato. Credit: Luca Parmitano/ESA

A pochi giorni di distanza dal magnifico scatto del Vesuvio, l'astronauta Luca Parmitano ha immortalato dallo spazio un altro vulcano italiano: l'Etna. Si tratta di una cara vecchia “conoscenza” per AstroLuca, siciliano doc nato 43 anni fa a Paternò, in provincia di Catania, il cui orizzonte è impreziosito proprio dalla maestosa silhouette del vulcano, che svetta per oltre 3.200 metri sul livello del mare. A render particolarmente affascinante lo scatto di Parmitano, primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale, è il cono completamente innevato del vulcano, sormontato da un velo di nuvole che lascia comunque intravedere il grande cratere.

Come sempre AstroLuca ha condiviso la fotografia sui propri profili social di Facebook e Twitter, corredando il tutto con la tradizionale didascalia in italiano e in inglese: “Visibile al di sopra di una diffusa coltre di nubi, l’Etna imbiancata di neve”. Alcuni utenti si sono chiesti come mai Parmitano abbia utilizzato il femminile per identificare il genere dell'Etna; la spiegazione è legata al fatto che soprattutto per i catanesi il vulcano viene identificato come “La Montagna” o “La Grande Madre”, di conseguenza viene normalmente declinato al femminile. Ma è corretto anche declinarlo al maschile, poiché in italiano il genere delle entità geografiche come laghi, fiumi, mari etc etc si lega anche al nome proprio degli stessi; ad esempio il lago di Bolsena, il mar Adriatico. Lo stesso discorso si può applicare al vulcano Etna.

Parmitano aveva fotografato l'Etna anche il 14 ottobre del 2019, che si presentava in una veste completamente diversa. Il vulcano era infatti in eruzione, e dal cratere fuoriusciva un denso flusso di fumo e cenere ben visibile dallo spazio. Ricordiamo che la Stazione Spaziale Internazionale orbita a circa 400 chilometri di quota, a una velocità di poco inferiore ai 30mila chilometri orari. L'Etna era anche circondato da un anello di nubi, come spesso accade alle montagne più alte.

Entrambe le fotografie sono state scattate dalla cosiddetta “Cupola”, il modulo del laboratorio orbitante dove gli astronauti si “rifugiano” nel tempo libero per immortalare il nostro pianeta da un punto di vista privilegiato. Nel corso degli ultimi mesi sono stati tantissimi gli scatti condivisi sui social network da Parmitano, che oltre ad aver immortalato le meraviglie della Terra ha anche diffuso i drammatici scatti dei devastanti incendi che hanno colpito duramente prima l'Amazzonia e poi l'Australia.