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Le manifestazioni possono far scoppiare una seconda ondata di contagi? Cosa dice l’esperto

Il distanziamento sociale e l'uso della mascherine rappresentano dei capisaldi nella "Fase 2" dell'emergenza coronavirus, quella della convivenza del patogeno, ma si sono già verificati assembramenti indisciplinati che possono rappresentare un volano per l'infezione. Abbiamo chiesto al professor Fabrizio Pregliasco qual è il rischio di una seconda ondata di contagi in relazione alle manifestazioni. Ecco cosa ci ha detto.
Intervista al Prof. Fabrizio Pregliasco Virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano
La manifestazione dei gilet arancioni. Mia News

Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dall'Università Johns Hopkins, il coronavirus SARS-CoV-2 ha contagiato circa 6,2 milioni di persone in tutto il mondo, uccidendone più di 372mila (soltanto in Italia si registrano 232mila contagi e 33.415 morti, alla data del 1 giugno 2020). Questi numeri, benché ritenuti una sensibile sottostima rispetto al dato reale, sarebbero stati significativamente superiori se i governi non avessero agito con le cosiddette misure draconiane per spezzare la catena dei contagi, come lockdown, distanziamento sociale e altre restrizioni alle libertà personali. A mesi dallo scoppio della pandemia, in molti Paesi – Italia compresa – queste misure durate per mesi sono state allentate, dando vita alla fase di "convivenza" col virus. Tra le rinnovate possibilità figura anche quella di manifestare, benché in modo statico, indossando la mascherina e rispettando distanze e igiene.

Come ha mostrato la manifestazione dei cosiddetti “Gilet Arancioni” di Milano, tuttavia, queste disposizioni non sono state rispettate, almeno non tutte e non da tutti i partecipanti, spingendo il sindaco Sala a chiedere al Prefetto “di denunciare gli organizzatori della manifestazione”, considerata “un atto di irresponsabilità in una città come Milano che così faticosamente sta cercando di uscire dalla difficile situazione in cui si trova”, come specificato su Facebook. Per comprendere se manifestazioni di questo genere possano scatenare una seconda ondata di contagi abbiamo contattato il professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha detto.

Professor Pregliasco, assembramenti di questo tipo, non rispettosi delle disposizioni, potrebbero scatenare una seconda ondata di contagi?

Sì, ma è sperabile che ora ci siano la capacità di individuare i casi all'inizio. Potranno esserci solo dei focolai e non un'epidemia così pesante. Questi assembramenti sono negativi anche in termini di messaggio che arriva. Se delle persone possono fare così, allora anche la signora Maria può farlo. Le pandemie, lo sappiamo, hanno un effetto devastante, che non è solo quello della sofferenza e del dolore della malattia come tale, ma anche quello delle problematiche psicologiche ed economiche. Quindi diciamo l'esacerbazione dei rapporti interpersonali diventa un elemento di ulteriore scontro sociale, rispetto a questioni che non sono facili da comprendere. E c'entra anche il fatto che c'è un'incertezza della scienza. Noi lavoriamo giorno dopo giorno per scoprire e individuare cose nuove, o situazioni diciamo diverse. Fra l'altro quello che sta emergendo adesso, nonostante siano passate più settimane dal momento della riapertura, è che ci sia una sostanziale ripresa, è un elemento assolutamente positivo del fatto che almeno questa ondata sta scemando, sta finendo. Quindi per precauzione rimane questa esigenza di pensare al peggio, e in qualche modo immaginare a una seconda ondata per attrezzarci. In modo tale da essere pronti. Ma sempre in un'ottica di vigile e serena attesa, mantenendo ancora dei criteri di buon senso, di igiene e di distanziamento sociale. Senza diventare ipocondriaci. Il caldo può avere un impatto come minimo in via indiretta. Rispetto al fatto che stiamo più all'aperto, che c'è più irraggiamento solare. Insomma, ci sono condizioni facilitanti e non ci sono gli sbalzi termici.

Le manifestazioni negli Stati Uniti

Tornando alla questione manifestazioni, anche negli Stati Uniti si stanno verificando eventi di massa in moltissime città, in questo caso catalizzati dalla morte di George Floyd, deceduto dopo un brutale arresto da parte di alcuni agenti della Polizia del Minnesota. Secondo gli esperti, le manifestazioni sarebbero state esacerbate dal clima di esasperazione maturato durante il lockdown per la pandemia. Le restrizioni determinano infatti un durissimo effetto psicologico, come mostrato da diversi studi, e unito alla sofferenza per la perdita di parenti e amici – negli USA sono morte più di 100mila persone per il coronavirus -, alle difficoltà economiche per la perdita del lavoro (accaduto a decine di milioni di americani) e ad altre criticità, come appunto decenni di razzismo e soprusi, possono trasformare una manifestazione in un mix esplosivo.

Gli esperti sottolineano che assembramenti di questo genere, nei quali molto spesso non si rispettano le distanze di sicurezza e non si indossano le mascherine, potrebbero rappresentare un volano per la diffusione del virus, considerando sia la grande fetta di soggetti asintomatici (il 25% secondo i CDC americani) che le caratteristiche intrinseche degli eventi. Secondo un nuovo studio guidato da scienziati dell'Università della California di San Diego e del Dipartimento di Chimica dell'Aerosol Science Research Center presso la National Sun Yat-sen University di Kaohsiung, Taiwan, basta parlare un minuto ad alta voce per generare aerosol contenenti dai mille ai centomila virioni del SARS-CoV-2 (secondo gli scienziati ne basterebbero centinaia per infettarsi, anche se non è confermato). Urlando slogan ed spirando più affannosamente, le concentrazioni espulse potrebbero essere molte di più. Basti pensare che all'interno di una Chiesa un solo corista positivo è riuscito a contagiare ben 52 colleghi durante le prove, proprio perché secondo gli scienziati l'atto del canto genera flussi di aria contaminata più intensi e spinge più in là il virus. È vero tuttavia che le manifestazioni si svolgono all'aperto, e dunque a grandi linee potrebbe esserci un rischio ridotto, ma sempre rispettando le misure delle autorità, che spessissimo non avviene in questi casi.

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