I test rapidi basati sulla saliva per rilevare la positività al coronavirus SARS-CoV-2 non sembrerebbero essere così efficaci come si sperava. Considerati una delle (nuove) armi più promettenti per fronteggiare la pandemia, grazie alla possibilità di offrire un risultato in pochissimi minuti e alla minore invasività rispetto al tampone rino-faringeo, al momento non soddisferebbero i requisiti per cui sono così attesi, ovvero permettere uno screening rapido a un gran numero di persone – ad esempio alla stazione, in aeroporto o all'entrata di uno stadio – e garantire al contempo una sensibilità e una precisione paragonabili ai test di laboratorio tradizionali, che richiedono 24/48 per fornire un risultato.

A gettare un velo d'ombra sui test rapidi basati sulla saliva è l'Istituto nazionale per le malattie infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani” di Roma, che ha condotto alcuni test per verificarne l'efficacia. Come specificato in un comunicato stampa diffuso dall'istituto, esattamente come per i tamponi esistono due tipologie di test salivari: il primo è di tipo molecolare e va a “caccia” dell'RNA del coronavirus SARS-CoV-2; il secondo è invece di tipo antigenico e identifica le proteine virali. Per quanto concerne il test di tipo molecolare, l'istituto romano ha affermato che nel proprio laboratorio di virologia è stato testato un macchinario con marchio CE, in grado di processare 8 campioni alla volta e di fornire un risultato nel giro di un'ora. “Pertanto il suo utilizzo è indicato soltanto in casi particolari, come per esempio la conferma urgente di positività riscontrate nel corso di test antigenici”, sottolinea l'INMI, aggiungendo che la saliva non si presta bene all'utilizzo nei laboratori a elevata automazione, a causa della densità variabile della stessa.

Ma veniamo ai tamponi salivari antigenici, quelli più promettenti dal punto di vista della rapidità. L'istituto di via Portuense ha affermato di averne testati due. Il primo dei due ha dimostrato la medesima sensibilità dei tamponi antigenici rapidi – in altri termini, ha capacità analoghe nell'intercettare la presenza del virus -, ciò nonostante, il test deve essere condotto in laboratorio. Ciò significa che per effettuarlo in un luogo pubblico – come appunto un aeroporto o una stazione – avrebbe senso solo se fosse disponibile un laboratorio mobile nell'area in grado di fornire rapidamente il responso. Senza di esso, spiega l'INMI, non è utile per lo screening rapido poiché tra “prelievo del campione, trasporto e accettazione in laboratorio, esecuzione del test e refertazione, i risultati, seppur più veloci ad ottenersi rispetto al test molecolare, non sono immediati”. Insomma, anche se ci volessero 5-10 ore per ottenere un risultato rispetto alle 24-48 della classica PCR (reazione a catena della polimerasi), di certo non è una soluzione per gestire gli accessi in determinati luoghi pubblici.

A deludere le aspettative è stato invece il test ultra rapido – la cosiddetta “saponetta” – che non richiede strumentazione di laboratorio, e mostra il risultato in pochi minuti direttamente sul dispositivo. In base alle prime verifiche effettuate, specifica l'INMI, “sembrerebbe risultare meno performante rispetto al test molecolare standard”. In pratica, intercetterebbe il virus in una percentuale bassa di campioni. Saranno ovviamente condotte ulteriori indagini per determinarne la precisione. Anche tenendo presente che ne è stato testato uno solo, mentre ce ne sono diversi in sperimentazione, alcuni considerati molto promettenti.

Tra quelli italiani ricordiamo il Test rapido salivare (Trs) messo a punto da scienziati dell’Università dell’Insubria e dell’ASST dei Sette Laghi e il Daily Tampon di Genus Biotech (società di biotecnologie legata all'Università degli Studi del Sannio) in collaborazione con l'azienda Allum di Merate (Lecco). Entrambi forniscono un responso nel giro di 3-6 minuti. Tra gli altri test salivari in sviluppo anche il “SalivaDirect” della Scuola di Salute Pubblica dell’Università di Yale finanziato dalla NBA e il kit sviluppato dalla società di biotecnologie RUCDR Infinite Biologics dell’Università Rutgers.