Scienziati italiani hanno messo a punto un test rapido in grado di rilevare il coronavirus SARS-CoV-2 nella saliva. Sono sufficienti poche gocce del fluido per ottenere un responso dopo pochi minuti, che va poi confermato con test diagnostici molecolari in caso di positività al patogeno. Un simile strumento potrebbe essere fondamentale nella Fase 2 dell'emergenza, quella della convivenza col virus, durante la quale l'individuazione precoce e l'isolamento dei casi positivi rappresentano la chiave per evitare l'esplosione di nuovi, potenziali focolai epidemici, oltre naturalmente al rispetto del distanziamento sociale, all'uso dei dispositivi di protezione individuale (guanti e mascherine) e al certosino lavaggio delle mani.

A sviluppare il test, chiamato Test rapido salivare (Trs), è stato un gruppo composto da scienziati dell'Università dell'Insubria e dell'Azienda Socio Sanitaria Territoriale – ASST dei Sette Laghi. Tra i principali artefici dell'innovativo kit figurano il ricercatore di Odontoiatria Lorenzo Azzi; il professore di Biochimica Mauro Fasano; il professor Angelo Tagliabue, docente di odontostomatologia e rettore dell'ateneo di Varese; il professor Paolo Grossi, infettivologo; la ricercatrice Tiziana Alberio, che ha messo a punto i reagenti; il dottor Fausto Sessa, direttore del laboratorio di Microbiologia in cui è stata effettuata la sperimentazione; e la dottoressa Andreina Baj, che ha condotto le indagini molecolari.

Ma come funziona effettivamente il Test rapido salivare (Trs)? Come specificato, sono sufficienti poche gocce di saliva, da diluire con la soluzione dei reagenti messa a punto dalla dottoressa Alberio. Una volta applicato il campione su una striscia di carta assorbente, in pochissimi minuti – da tre a sei – si conosce il risultato del test: con una banda sulla carta il paziente risulta negativo, con due è positivo. La sensibilità del test, come indicato in un comunicato stampa rilasciato dall'ASST dei Sette Laghi, è elevata, ma sarà ulteriormente perfezionata attraverso i processi della “prototipizzazione industriale”, spiega il professor Fasano. La positività dovrà essere naturalmente confermata con test molecolari di laboratorio più approfonditi, per i quali serve più tempo.

L'efficacia del test è stata valutata presso il laboratorio di Microbiologia dell'Ospedale di Circolo di Varese, dove dal 16 aprile al 4 maggio sono state effettuate verifiche sulla saliva di 137 persone, sia positive al coronavirus che in salute. “Il Test rapido è semplice e sicuro da usare, e consente di fare uno screening immediato di primo livello della popolazione. Lo scopo è di identificare i soggetti positivi, soprattutto gli asintomatici portatori del virus, da inviare successivamente a eseguire i test diagnostici di riferimento che, basandosi su metodiche molecolari, necessitano del laboratorio con tempi più lunghi di elaborazione”, ha dichiarato l'ideatore del test Lorenzo Azzi.

La produzione dei kit è stata affidata alla società specializzata in dispositivi di diagnostica biomedica NatrixLab, che sta mettendo a punto prototipi con alcune differenze fra loro. Come specificato dal professor Fasano, per ottenere la certificazione di commercializzazione sono sufficienti 15 giorni per l'uso sotto controllo medico, ma vista la semplicità dei kit si pensa di offrire un servizio fruibile in autonomia da chiunque; in questo caso però i tempi burocratici sono molto più lunghi. Pertanto i creatori del kit prevedono un iniziale utilizzo nelle strutture sanitarie o magari dal medico curante.

Oltre al Test rapido salivare (Trs) italiano, è in sviluppo un altro test basato sulla saliva, messo a punto da scienziati della società di biotecnologie RUCDR Infinite Biologics dell’Università Rutgers (Stati Uniti). Il kit americano è molto più lento di quello italiano, dato che si basa su una tecnologia differente che impiega circa 72 ore per dare un responso. In base alle analisi preliminari, il test sarebbe più preciso del classico tampone rino-faringeo.