Messo a punto un rivoluzionario test diagnostico per il coronavirus SARS-CoV-2 basato sull'analisi della saliva e non dei campioni prelevati da naso e faringe, un “cambio di paradigma” che potrebbe essere di grande aiuto nel contrasto alla pandemia. Il rintraccio e l'isolamento dei pazienti positivi rappresenta infatti il nodo centrale nella lotta alla COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus, e l'arma principale in mano alle autorità sanitarie è rappresentata proprio dai tamponi rino-faringei. Grazie a questi test, ottenuti prelevando campioni biologici, è possibile determinare la positività (o la negatività) e dunque sapere se ci si è ammalati, se si è guariti e così via, dopo un'opportuna analisi di laboratorio chiamata “reazione a catena della polimerasi inversa in tempo reale” (RT-PCR).

Ma i tamponi rino-faringei hanno dei limiti da non sottovalutare. Innanzitutto farli a tappeto non è semplice, a causa della cronica carenza di scorte (in particolar modo dei reagenti) e della necessità che sia un operatore sanitario a eseguirli. Per velocizzarli si è persino progettato il test "drive-in", da fare direttamente dall'auto, al parcheggio dell'ospedale. Il tampone, in parole semplici, è un lungo bastoncino cotonato che il medico o l'infermiere infila nel naso del paziente per prelevare il campione da inviare in laboratorio. Questa procedura meccanica (anche un poco fastidiosa e dolorosa) espone gli operatori sanitari al concreto rischio di contagio, soprattutto quando eseguiti su pazienti con sintomi respiratori evidenti, che possono “spargere” il virus a distanze maggiori (ma anche gli asintomatici, parlando, possono diffondere il patogeno attraverso il droplet). Va inoltre considerato il fatto che i tamponi rino-faringei hanno manifestato problemi di sensibilità, con falsi negativi, falsi positivi e negativizzazioni "fluttuanti". È in questo scenario complicato, in cui la velocità, la precisione e il numero di test rappresentano la chiave per contenere la diffusione del virus, che si inseriscono gli innovativi test basati sull'analisi della saliva. A metterli a punto la società di biotecnologie RUCDR Infinite Biologics dell'Università Rutgers (Stati Uniti), in collaborazione con la Spectrum Solutions e Accurate Diagnostic Labs (ADL).

Il test a base di saliva è innanzitutto molto più sicuro per gli operatori sanitari rispetto al tampone rino-faringeo, poiché il campione da analizzare può essere raccolto autonomamente dal paziente. È sufficiente “sputare” un po' di saliva all'interno di un piccolo recipiente del kit predisposto, chiuderlo e consegnarlo al laboratorio di analisi, esattamente come un campione di urine. Potrebbe addirittura essere spedito via posta, in caso di necessità. Oltre al fattore protettivo e al risparmio dei dispositivi di protezione individuale, che gli operatori sanitari devono indossare quando eseguono i tamponi, ci sono altri benefici da tenere in considerazione. In base a quanto emerso da uno studio preliminare pubblicato su MedrXiv e condotto da scienziati della Scuola di Salute Pubblica della prestigiosa Università di Yale, i campioni di saliva sarebbero più sensibili di quelli estratti da naso e faringe nella rilevazione dell'RNA del coronavirus SARS-CoV-2. I ricercatori guidati dalla professoressa Anne Louise Wyllie hanno osservato che la saliva produce “una maggiore sensibilità e coerenza di rilevamento nel corso dell'infezione”. Nel caso di un operatore sanitario contagiato e coinvolto nell'indagine, è emerso che la sua saliva è risultata positiva sin da subito, mentre i campioni rinofaringei lo sono diventati al terzo giorno.

L'unico vero limite dei nuovi test è rappresentato dalla velocità, tenendo presente che ci vogliono circa 3 giorni per ottenere un responso, mentre per i tamponi rino-faringei più rapidi possono bastare pochi minuti. Tuttavia, la tecnologia utilizzata per analizzare la saliva è ampiamente diffusa nei laboratori di tutto il mondo, e non ci sarebbero problemi di scorte come per i reagenti dei tamponi rino-faringei. Grazie ad essi, dunque, si potrebbero eseguire indagini su larga scala con maggiore efficacia, affiancando i tamponi tradizionali.

Il test basato sulla saliva sviluppato dall'Università Rutgers è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) senza fare tutta la filiera in via eccezionale, vista la situazione di emergenza, inoltre già è stato somministrato ad alcune decine di migliaia di persone nel New Jersey. In base a quanto dichiarato dal professor Andrew Brooks, a capo del team di ricerca che ha messo a punto il test, RUCDR Infinite Biologics può arrivare a effettuare 30mila test al giorno. Ma gli esperti sono già in contatto con laboratori di biotecnologie di tutto il mondo, e dunque diffondendo la tecnologia si potrebbe arrivare a numeri sensibilmente superiori. “Siamo in grado di preservare preziosi dispositivi di protezione individuale da utilizzare nella cura dei pazienti invece che nei test. Siamo in grado di aumentare significativamente il numero di persone testate ogni giorno poiché l'auto-raccolta di saliva è più rapida e scalabile rispetto alla raccolta dei tamponi. Tutti questi fattori combinati avranno un impatto enorme sui test nel New Jersey e in tutti gli Stati Uniti”, ha dichiarato con entusiasmo il professor Brooks. Nelle prossime settimane sapremo se questa strategia prenderà piede anche in Europa e nel nostro Paese.