In un solo giorno il numero di contagi e morti legati al nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) ha subito una vera e propria impennata, rispetto al leggero trend in flessione evidenziato nei giorni precedenti. Basti pensare che si è passati dai circa 45mila contagiati del 12 febbraio agli oltre 60mila del 13, mentre i decessi sono balzati da circa 1.100 a 1.370 nello stesso arco temporale. Ciò significa che in appena 24 ore sono stati registrati 15mila nuovi contagiati e oltre 250 morti, quando nei giorni precedenti i nuovi pazienti erano circa 1.600, mentre le vittime si assestavano attorno alle 100 al giorno. Che cosa sta succedendo in Cina? Tenendo presente che la quasi totalità delle persone coinvolte si trova nella città di Wuhan e nella provincia dello Hubei, l'epicentro dell'epidemia.

Fortunatamente non c'è stata alcuna recrudescenza dell'infezione – che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di chiamare COVID-19 -, tanto meno una mutazione del virus che l'avrebbe reso più aggressivo, trasmissibile e letale. La ragione di questo picco di morti e contagi dipende dal nuovo metodo per diagnosticare la patologia. Invece di passare per il solo test dell'acido nucleico, la procedura standard che identifica il profilo genetico del coronavirus nei campioni biologici dei pazienti, i medici cinesi della provincia dello Hubei hanno deciso di ritenere sufficiente la lastra toracica per confermare un caso. In precedenza chi manifestava lesioni polmonari assimilabili a quelle determinate dal patogeno veniva incluso nella lista dei casi sospetti, ma per la conferma era necessario passare per il test dell'acido nucleico. A causa della scarsità e dei difetti dei kit per effettuare i test , del numero enorme di pazienti e di altri fattori si è deciso di dare per “buona” la positività riscontrata dall'esame polmonare. Stesso discorso fatto per i decessi; se prima venivano incluse solo le vittime per le quali il virus era stato confermato col test, adesso vengono inseriti anche i casi determinati con la sola lastra toracica.

Benché il nuovo approccio abbia portato a un incremento significativo delle persone malate e dei decessi, i cui numeri possono essere monitorati sulla mappa del contagio, i dati sono perfettamente in linea con le statistiche attese dai giorni precedenti, qualora si fosse utilizzato il nuovo approccio. Ciò significa che non c'è stato alcun incremento statistico, ma solo un picco legato al cambio di gestione della patologia. La leggera flessione degli ultimi giorni resta dunque concettualmente in essere. Si tratta di un dato incoraggiante che per alcuni epidemiologi potrebbe indicare l'avvicinamento del picco, con successiva fase decrescente dell'epidemia. Al momento al di fuori della Cina sono stati registrati in tutto 400 casi e due vittime, dunque le misure draconiane imposte dalle autorità di Pechino per contenere l'infezione stanno funzionando; la speranza è riuscire a mantenerla confinata e debellarla nel più breve tempo possibile. Per un potenziale vaccino, secondo l'OMS, ci vorranno almeno 18 mesi.