La morfologia ultrastrutturale del nuovo coronavirus Credit: Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in Atlanta, Georgia, U.S. January 29, 2020. Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM/CDC/Handout
in foto: La morfologia ultrastrutturale del nuovo coronavirus Credit: Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in Atlanta, Georgia, U.S. January 29, 2020. Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM/CDC/Handout

Dopo il nome assegnato alla malattia causata dal nuovo coronavirus emerso in Cina, chiamata COVID-19 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), adesso anche il patogeno ha il suo nome ufficiale: SARS-CoV-2. A sceglierlo il gruppo di ricerca Coronavirus Study Group (CSG) dell'International Committee on Taxonomy of Viruses, l'ente preposto alla classificazione dei virus appartenenti alla numerosa famiglia dei Coronavirus (Coronaviridae). Ne fanno parte anche quelli responsabili del raffreddore, della SARS (acronimo di Severe acute respiratory syndrome), della MERS (Middle East Respiratory Syndrome) e molti altri ancora.

Gli scienziati, guidati dal professor Alexander E. Gorbalenya del Centro medico dell'Università di Leida, Paesi Bassi, hanno deciso di chiamare il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 per l'estrema somiglianza con quello della sindrome respiratoria acuta grave o SARS, infezione con sintomi e caratteristiche analoghe che tra il 2002 e il 2003 fece quasi 800 morti. Scienziati dell'Università di Fudan (Shanghai), dell'Università di Sydney (Australia) e dell'Istituto di Virologia di Wuhan (Accademia Cinese delle Scienze) hanno infatti determinato che SARS-CoV-2 condivide l'80 percento del proprio patrimonio genetico con quello del precedente patogeno. Si tratta in pratica di un “fratello”, e per questa ragione Gorbalenya e colleghi hanno deciso di designarlo come sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2. Il nuovo nome va a sostituire la denominazione provvisoria 2019-nCoV (novel coronavirus), che tuttavia resterà valida per identificare il patogeno emerso nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei.

Gli scienziati del Coronavirus Study Group hanno sottolineato che negli ultimi anni sono stati tre i coronavirus in grado di compiere il salto di specie da animali a uomo, responsabili di un'infezione respiratoria potenzialmente letale. Il riferimento, oltre al nuovo patogeno, è a quello della SARS “originale”, come indicato diffusosi dal 2002, e a quello della MERS, emerso nel 2012. Benché siano tutti e tre betacoronavirus e condividano sintomi di base e caratteristiche genetiche, si tratta di tre virus con letalità e trasmissibilità differenti. La MERS ha infatti un tasso di mortalità del 34 percento; la SARS del 10 percento, mentre il nuovo SARS-CoV-2 si attesta attorno al 2 percento, anche se potrebbe essere molto meno; è ancora troppo presto per avere dati certi. Sulla base della mappa del contagio, nel momento in cui stiamo scrivendo ha colpito oltre 60mila persone, uccidendone 1.369. I dettagli sulla denominazione del nuovo coronavirus sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Biorxiv.