La sperimentazione sull'uomo del primo vaccino sperimentale contro il nuovo coronavirus emerso in Cina (2019-nCoV) partirà entro 2-3 mesi. Ad annunciarlo in un'intervista all'ANSA è stato l'immunologo di fama internazionale Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), l'istituto dei National Institutes of Health (NIH) che si occupa della ricerca su patologie infettive e allergie. Ma per vedere un prodotto pronto e finito, disponibile sugli scaffali delle farmacie e negli ambulatori, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci vorranno almeno 18 mesi. Dunque la strada è molto lunga.

La sperimentazione animale del primo vaccino candidato contro 2019-nCoV è partita del resto soltanto domenica 9 febbraio; i ricercatori del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), dell’Università Tongji e della casa farmaceutica Stermirna Therapeutics dopo averlo messo a punto – sulla base dei dati genomici del patogeno ottenuti soltanto due settimane fa – lo hanno testato sui primi cento topi. Qualora dovesse dare un riscontro positivo, sarà testato prima sulle scimmie e infine sull'uomo. Dovrà infatti superare tutti i test di sicurezza, prima di essere (eventualmente) distribuito a milioni di persone.

Sia i ricercatori cinesi che il team guidato da Anthony Fauci, che sta collaborando a stretto contatto con l'azienda di biotecnologie Moderna e l'organizzazione CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovation), stanno lavorando sui cosiddetti vaccini messaggeri di RNA (mRNA). Come specificato dai ricercatori tedeschi di CureVac GmbH sulla rivista specializzata RNA Biology, si tratta di preparazioni che “combinano le proprietà immunologiche desiderate con un profilo di sicurezza eccezionale e la flessibilità non soddisfatta dai vaccini genetici”. Inoltre gli studiosi guidati dal professor Thomas Schlake hanno aggiunto che “l'mRNA è un vettore intrinsecamente sicuro in quanto è un vettore minimo e solo transitorio di informazioni che non interagisce con il genoma”.

Questi peculiari vaccini sono differenti da quelli tradizionali poiché utilizzano l'informazione genetica contenuta nell'acido ribonucleico (RNA) e non il coronavirus vero e proprio; per questa e altre ragioni hanno i tempi di sviluppo sono sensibilmente più rapidi. Ciò nonostante, si tratta sempre di tempistiche non immediate, visto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità parla di circa un anno e mezzo, quando verosimilmente – si spera – l'emergenza internazionale sarà ampiamente rientrata. Del resto, per un vaccino tradizionale e in condizioni non emergenziali, che possono far tagliare le tappe come avvenuto con l'Ebola, in media possono servire dai 6 agli 8 anni, come specificato ai nostri microfoni dal virologo dell'Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco.

Entro 2-3 mesi, ha spiegato Fauci, sarà fatto uno studio sperimentale con un piccolo gruppo di pazienti, per poi passare a uno studio clinico di fase 2 più ampio che dovrebbe dimostrare l'efficacia del vaccino nell'arco di un anno, diciotto mesi. Infine servirà ulteriore tempo per la produzione di massa del vaccino, da distribuire in tutto il mondo, anche sulla base della diffusione della patologia infettiva, che l'OMS ha denominato ufficialmente Covid-19.