video suggerito
video suggerito
50 anni dallo sbarco sulla Luna

Astronauti morti per portarci sulla Luna: chi sono le vittime delle missioni Apollo e Gemini

Lo sbarco sulla Luna, avvenuto il 20 luglio 1969 grazie alla missione Apollo 11, è stato una enorme conquista per l’umanità, che ha richiesto un ingente sforzo economico, l’impegno delle menti più brillanti e anche un tragico tributo di sangue. Ecco chi sono gli astronauti morti in seno ai programmi Gemini e Apollo.
A cura di Andrea Centini
69 CONDIVISIONI
Credit: NASA
Credit: NASA
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Da quando è iniziata la corsa allo spazio, il 4 ottobre 1957 col lancio del satellite russo Sputnik, fino ad oggi sono morti ufficialmente 18 tra astronauti americani e cosmonauti russi. Il primo a perdere la vita in seno a una missione spaziale fu Vladimir Michajlovič Komarov il 24 aprile 1967, a causa dello schianto della capsula Sojuz 1. Non si aprì il paracadute e la navicella colpì il suolo a una velocità di 40 metri al secondo. L'ultimo è stato l'americano Michael Alsbury il 31 ottobre del 2014, a bordo della SpaceShipTwo VSS Enterprise mentre compiva un volo atmosferico sulla California. Negli anni '60 del secolo scorso, durante la serratissima guerra a distanza tra Russia e Stati Uniti per la conquista della Luna, morirono anche decine di giovani brillanti piloti e aspiranti astronauti. Molti persero la vita a bordo di pericolosi aerei sperimentali, come gli aerorazzi. Gli incidenti più tragici intimamente connessi allo sbarco sulla Luna furono quelli di Gemini 9 e dell'Apollo 1, che costarono la vita a cinque astronauti.

Elliott See e Charles Bassett

Il programma Gemini della NASA, condotto tra il 1963 e il 1966, fu il secondo dedicato al volo umano nello spazio dopo il pionieristico Mercury. Il suo obiettivo era chiaramente quello di testare e sviluppare le tecnologie che avrebbero consentito lo sbarco sulla Luna, avvenuto successivamente in seno al terzo programma chiamato Apollo. Durante le varie missioni si avvicendarono numerosi astronauti che hanno fatto la storia dell'esplorazione spaziale americana; del programma Gemini, del resto, ne fecero parte anche Neil Armstrong e Buzz Aldrin. Durante un volo di esercitazione in vista di Gemini 9, il 28 febbraio 1966, i due astronauti Elliott See e Charles Bassett si schiantarono a bordo del loro aereo da addestramento Northrop T-38 Talon nei pressi della base di atterraggio Lambert Field di St. Louis. All'arrivo avrebbero dovuto addestrarsi ulteriormente su un simulatore dedicato alla missione spaziale. A causa della scarsa visibilità, See, che era il primo pilota del velivolo, mancò la pista e sfiorò un edificio. L'aereo si schiantò a terra ed entrambi gli astronauti morirono sul colpo. Elliott See era un civile e fu inserito nel secondo gruppo di astronauti della NASA, Bassett era invece un capitano dell'aeronautica militare statunitense. Entrambi lasciarono una moglie e tre figli.

I membri dell'Apollo 1 nel simulatore. Credit: NASA
I membri dell'Apollo 1 nel simulatore. Credit: NASA

Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee

Il 27 gennaio 1967, durante un'esercitazione sulla piattaforma Launch Complex 34 alla Cape Kennedy Air Force Station di Cape Canaveral, in Florida, la navetta Apollo/Saturn 204 (AS-204) prese fuoco e i tre astronauti a bordo, ovvero Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee, morirono tutti nell'incendio. Dopo il tragico incidente la NASA diede alla navetta il nome ufficiale di Apollo 1, ritenendo il suo sfortunato equipaggio il primo del programma Apollo, quello che ha portato l'uomo sulla Luna. L'obiettivo della missione era testare il Modulo di Comando e di Servizio (CSM) in orbita attorno alla Terra, e verificare il lancio del razzo Saturn IB. Durante lo svolgimento della checklist, che appariva regolare, il centro di comando ricevette una comunicazione da parte di uno degli astronauti, che segnalava fuoco sul cockpit. I tre astronauti erano letteralmente intrappolati, perché il portello poteva aprirsi dall'interno solo a cabina non pressurizzata. I soccorsi li raggiunsero troppo tardi e per loro non ci fu nulla da fare. Non morirono per le ustioni, ma per il monossido di carbonio inspirato che causò loro un arresto cardiaco. I coraggiosi soccorritori, che sfidarono il rischio di esplosione, ebbero serie difficoltà a estrarre i corpi, a causa delle tute letteralmente sciolte dal fuoco. Secondo le indagini, le fiamme si propagarono a causa di una scintilla innescata su uno dei cavi della Apollo 1. In seguito all'incidente la casa che produceva il modulo di comando della navetta sviluppò un nuovo portellone, che in caso di emergenza poteva essere fatto esplodere anche con la cabina pressurizzata. Virgil “Gus” Grissom, uno dei sette astronauti del pionieristico programma Mercury, aveva l'onore di essere il comandante del primo volo del programma Apollo; come Neil Armstrong e Buzz Aldrin aveva partecipato alla Guerra di Corea. Edward White fu il primo americano a effettuare una passeggiata spaziale (EVA) in seno al programma Gemini; lasciò una moglie e due figli.  Roger Chaffee, ingegnere aeronautico, era un pilota della Marina Militare statunitense; fu selezionato nel terzo gruppo di astronauti della NASA e partecipò alle missioni Gemini 3 e 4, prima di morire nel test di pre-lancio dell'Apollo 1.

69 CONDIVISIONI
28 contenuti su questa storia
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views