Giovedì 6 febbraio i sensori della stazione scientifica Base Esperanza sita nell'Antartico ha rilevato la temperatura record di 18,3° centigradi a mezzogiorno. Il precedente primato, registrato il 24 marzo del 2015, era di 17,5° centigradi, rilevati dalla stessa stazione che opera nella parte settentrionale della Penisola Antartica (Argentina) dal 1961. Il dato, benché debba ancora essere ancora confermato dagli scienziati dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO – World Meteorological Organization) dopo le opportune verifiche, rappresenta l'ennesimo segnale dell'impatto del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici, che qui (come nell'Artico) sta determinando gli effetti più drammatici, potenzialmente catastrofici per l'intero pianeta.

È innanzitutto doveroso sottolineare che il record registrato dalla Base Esperanza non riguarda l'intera Regione Antartica, che occupa tutta l'area al di sotto dei 60° di latitudine, bensì il "solo" continente antartico; il primato assoluto della regione è infatti di ben 19,8 ° centigradi, registrato sull'Isola Signy circa 40 anni fa, nel gennaio del 1982. Inoltre, in base a quanto dichiarato al The Guardian dal professor James Renwick, docente di climatologia presso l'Università Victoria di Wellington (Nuova Zelanda) ed ex membro dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, il riscaldamento globale ha giocato solo una parte nel raggiungimento della “rovente” temperatura. “Il motivo per cui la penisola si sta riscaldando più velocemente di altri posti è una combinazione di variazioni naturali e segnali di riscaldamento”, ha affermato Renwick, facendo riferimento a cicliche masse d'aria calda che scivolano lungo i pendii delle montagne e arrivano a valle. “Tutto ciò che abbiamo visto finora indica un probabile record legittimo – gli ha fatto eco l'esperto di eventi climatici estremi della WMO Randall Cerveny – ma ovviamente inizieremo una valutazione formale del record una volta che avremo dati completi dallo SMN (il Servizio Meteorologico Nazionale Argentino NDR) e sulle condizioni meteorologiche relative all'evento. Il record sembra essere probabilmente associato a quello che chiamiamo un evento di ‘foehn‘ regionale sull'area: un rapido riscaldamento dell'aria che scende da un pendio o da una montagna”. Insomma, la componente naturale sembrerebbe aver giocato un ruolo significativo nel nuovo primato, per questo gli esperti sono molto cauti con le dichiarazioni, ma è la situazione generale e la tendenza a preoccuparli. Vediamo perché.

Innanzitutto la Penisola Antartica è uno dei luoghi che si sta riscaldando più rapidamente in assoluto. Basti pensare che in mezzo secolo la temperatura è salita di 3 gradi centigradi, un aumento enorme che sta avendo effetti sensibili sui ghiacciai della calotta, che perde massa a un ritmo sei volte superiore rispetto a 40 anni fa. Se fino a pochi decenni fa si perdevano 40 miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, oggi siamo arrivati a 252 miliardi di tonnellate. Attraverso immagini satellitari, gli scienziati del Laboratorio di scienze della criosfera presso il Goddard Space Flight Center della NASA hanno determinato che tra il 2014 e il 2017 l'Antartide ha perso un'area pari a 2 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio, sette volte l'estensione dell'Italia. Una porzione della più grande piattaforma di ghiaccio dell'Antartide e del mondo, la Barriera di Ross (che ha un'estensione simile a quella della Francia), si sta sciogliendo a un ritmo dieci volte più rapido di quello previsto. Il colossale ghiacciaio Thwaites negli ultimi 6 anni si è ritirato di 800 metri all'anno, come rilevato da scienziati americani di vari istituti, mentre glaciologi dell'Università di Durham hanno scoperto 65mila laghi sovraglaciali di fusione nell'Antartide Orientale, originatisi a causa delle temperature roventi. In molti casi il processo si scioglimento è stato avviato dalle acque più calde dell'oceano, che insinuandosi sotto i ghiacciai li fondono dall'interno, generando enormi cavità.

Ma quali sono i rischi per il resto del pianeta? Basi sapere che nel caso in cui dovesse sciogliersi il solo ghiacciaio Thwaites, il livello del mare si innalzerebbe di mezzo metro, sufficiente a inondare numerose metropoli costiere e far sparire atolli e isole, in particolar modo nel Pacifico. Tuttavia, poiché il ghiacciaio è integrato in un sistema di altri ghiacciai, gli scienziati stimano che ne trascinerebbe altri alla scomparsa, determinando un innalzamento di ben due metri. Ciò farebbe sparire intere regioni dai mappamondo. La temperatura record registrata alla Base Esperanza è l'ennesimo monito, che ci ricorda l'approssimarsi del punto di non ritorno, superato il quale l'umanità intera andrà incontro a “inevitabili e indicibili sofferenze”, come sottolineato da 11mila scienziati nel più approfondito studio sugli effetti dei cambiamenti climatici. Per alcuni esperti, la civiltà per come la conosciamo oggi potrebbe sparire già entro il 2050.