Sulla base degli studi clinici, i vaccini anti COVID di Pfizer-BioNTech e Moderna-NIAID – gli unici due attualmente approvati in Occidente – non solo hanno dimostrato un'efficacia del 95 percento circa, ma anche una notevole tollerabilità. Durante i trial, infatti, sono emersi solo rari casi di reazioni allergiche severe tra le decine di migliaia di partecipanti, mentre alcuni altri sono stati registrati all'avvio della campagna vaccinale. Nonostante la sicurezza certificata dall'approvazione della Food and Drug Administration (FDA) americana e dell'Agenzia Europea per i Medicinali – EMA (che a brevissimo dovrebbe approvare anche il vaccino di Moderna), come evidenziato da alcuni esperti in un editoriale pubblicato su Science, le due preparazioni – entrambe basate sull'RNA messaggero – hanno una reattogenicità superiore rispetto a un comune vaccino antinfluenzale. In parole semplici, possono dar vita a effetti collaterali più “intensi”, come mal di testa, dolore al sito dell'iniezione, febbre, dolori muscolari e così via, ma comunque di breve durata. Alla luce di queste premesse, alcuni – in particolar modo gli allergici – hanno iniziato a preoccuparsi per la vaccinazione, soprattutto a causa dell'eco mediatica sui singoli casi. A rassicurare sulla tollerabilità dei vaccini anti COVID vi è un nuovo studio condotto da esperti allergologi, nel quale si sottolinea che le persone gravemente allergiche ad alimenti, lattice, farmaci orali e veleni possono tranquillamente sottoporsi al vaccino contro il coronavirus SARS-CoV-2.

Il nuovo studio, volto proprio a fornire rassicurazione all'opinione pubblica, è stato condotto da un team di ricerca americano guidato da scienziati della Divisione di Reumatologia, Allergia e Immunologia del Massachusetts General Hospital, che hanno collaborato con i colleghi della prestigiosa Scuola di Medicina dell'Università di Harvard, del Brigham and Women's Hospital, del Centro Medico dell'Università del Texas Sudoccidentale e della Scuola di Medicina dell'Università di Washington. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Aleena Banerji, direttrice presso l'Unità di allergologia e immunologia del nosocomio statunitense, hanno riassunto tutte le informazioni note sulle reazioni allergiche innescate dai vaccini anti COVID e non, mettendo a punto alcuni “paletti” per la somministrazione in sicurezza delle preparazioni attualmente approvate.

“Come allergologi, vogliamo incoraggiare la vaccinazione rassicurando il pubblico che entrambi i vaccini contro la COVID-19 approvati dalla FDA sono sicuri. Le nostre linee guida si basano sulle raccomandazioni delle agenzie di regolamentazione degli Stati Uniti e forniscono passaggi chiari alla comunità medica su come somministrare in sicurezza le dosi dei due vaccini in individui con storie allergiche”, ha dichiarato la professoressa Banerji in un comunicato stampa. L'FDA raccomanda che la vaccinazione non deve essere effettuata solo nelle persone che hanno storie di gravi reazioni allergiche a uno degli eccipienti presenti nei flaconcini (qui la lista completa degli “ingredienti” delle preparazioni di Pfizer e Moderna). I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) indicano inoltre che tutte le persone che si sottopongono alla vaccinazione devono essere seguite per 15 minuti da personale specializzato, in grado di identificare e gestire eventuali reazioni allergiche. Entrambe le agenzie statunitensi non sconsigliano di vaccinare persone con allergie alimentari o a medicinali con composti diversi da quelli del vaccino. Si ritiene che la principale causa di reattogenicità dei due vaccini a mRNA siano le nanoparticelle lipidiche di polietilenglicole, all'interno delle quali è contenuta l'informazione genetica della proteina S o Spike del coronavirus necessaria per far sviluppare l'immunità.

Gli autori dello studio sottolineano che “le reazioni allergiche ai vaccini sono rare, con un tasso di circa 1,3 per 1 milione di persone”, e ritengono “che le reazioni allergiche ai vaccini anti COVID di Pfizer-BioNTech e Moderna avranno un tasso di insorgenza altrettanto basso”. Banerji e colleghi raccomandano "che le persone con una storia di anafilassi a un farmaco iniettabile o a un vaccino contenente polietilenglicole o polisorbato" consultino un allergologo prima di sottoporsi all'iniezione, mentre “i pazienti con gravi allergie a cibi, farmaci orali, lattice o veleno possono ricevere tranquillamente i vaccini COVID-19”.

Ricordiamo naturalmente che queste sono le raccomandazioni degli esperti americani; per il nostro Paese si attendono linee guida ad hoc. L'Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri (Aaiito) suggerisce ad esempio di istituire un registro dove inserire tutte le reazioni allergiche emerse dopo le iniezioni, al fine di identificare potenziali fattori di rischio, inoltre raccomanda di mettere a punto una campagna informativa chiara ed esaustiva per tutti i cittadini (che devono sempre consultare il proprio medico, in caso di allergie). I dettagli dello studio “mRNA Vaccines to Prevent COVID-19 Disease and Reported Allergic Reactions: Current Evidence and Approach” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Journal of Allergy and Clinical Immunology: In Practice.