Nel momento in cui stiamo scrivendo vi sono due vaccini contro il coronavirus SARS-CoV-2 approvati in Occidente, il “BNT162b2” messo a punto dalla casa farmaceutica Pfizer con la società di biotecnologie tedesca BioNTech, e l'mRNA-1273, sviluppato dai ricercatori dell'azienda biotecnologica Moderna Inc. e del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), diretto dall'immunologo di fama internazionale Anthony Fauci, a capo dell'emergenza anti COVID della Casa Bianca. Il primo è stato approvato sia negli USA che in Europa, il secondo – per ora – solo negli Stati Uniti. Entrambi sono vaccini a mRNA (RNA messaggero), cioè contengono l'informazione genetica del coronavirus – nello specifico della proteina S o Spike – che una volta inoculata spinge l'organismo a riconoscerla e a determinare immunità verso di essa. Si tratta dei primi due vaccini approvati nell'uomo che si basano su questa tecnologia, ma gli ingredienti che li caratterizzano, se si eccettuano le nanoparticelle lipidiche che racchiudono l'RNA messaggero, non sono dissimili da quelli dei vaccini più comuni. Vediamoli nel dettaglio.

Le nanoparticelle lipidiche

I lipidi o grassi contenuti nel vaccino di Pfizer, come indicato in un documento della Food and Drug Administration (FDA) americana citato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) sono i seguenti: (4-idrossibutil) azandiil) bis (esano-6,1-diil) bis (2-esildecanoato); 2 – [(polietilenglicole) -2000] -N, N-ditetradecilacetammide; 1,2-distearoil-snglicero-3-fosfocolina e colesterolo. Quelli del vaccino di Moderna sono invece SM (sfingomielina) -102; Polietilenglicole [PEG] 2000 dimiristoil glicerolo [DMG]; 1,2-distearoil-sn-glicero-3-fosfocolina [DSPC] e colesterolo. Questi composti sono "fusi" per ottenere minuscole sfere di grasso di un centinaio di nanometri (quanto il coronavirus stesso) che servono da contenitore-navetta di trasporto, per far arrivare nel cuore delle cellule umane l'RNA messaggero della proteina S, racchiuso all'interno. Oltre a mantenere l'integrità strutturale delle nanoparticelle, i grassi impediscono l'aggregazione delle stesse. Gli scienziati ritengono che la reattogenicità più "intensa" dei vaccini di Pfizer e Moderna rispetto ai comuni vaccini antinfluenzali risieda proprio in queste nanoparticelle lipidiche.

Gli altri ingredienti

Nel vaccino di Pfizer sono presenti quattro sali, ovvero cloruro di potassio; fosfato monobasico di potassio; cloruro di sodio e sodio fosfato bibasico diidrato. Si tratta di ingredienti piuttosto comuni nei vaccini, dato che hanno la funzione di mantenere il pH – o acidità – dei medicinali vicina a quello del nostro organismo, come specificato dal MIT. Un'eccessiva acidità, del resto, può danneggiare le cellule e degradare rapidamente i principi attivi. Non a caso prima dell'iniezione i vaccini vengono mescolati con soluzioni saline – così come molti altri farmaci somministrati per via endovenosa – al fine di ottenere una salinità analoga a quella del sangue. Nel vaccino di Moderna troviamo trotmetamina; trometamina cloridrato; acido acetico e acetato di sodio, tutti composti che hanno il ruolo di mantenere in equilibrio biochimico le sostanze inoculate con quelle presenti nel nostro organismo. Entrambi i vaccini hanno anche degli zuccheri, nello specifico il saccarosio, che gioca invece un ruolo differente. Esso infatti serve a preservare le nanoparticelle lipidiche quando sono congelate, impedendo che si attacchino fra di esse. Il vaccino di Pfizer va infatti conservato a – 70° C, mentre quello di Moderna a – 20° C, dopo un mese a temperatura da frigorifero tra i 2 e gli 8° C.

In linea generale i vaccini BNT162b2 e mRNA-1273 sono un mix di lipidi, sali e zuccheri che servono a trasportare e "consegnare" con efficacia l'RNA messaggero nelle cellule. Una volta all'interno, l'informazione genetica spinge i ribosomi a produrre la proteina S o Spike del coronavirus, quella che il patogeno sfrutta per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, disgregare la parete cellulare, inserire l'RNA virale all'interno e dar vita al processo di replicazione che è alla base dell'infezione (COVID-19). Le proteina S prodotta dai ribosomi inizia a circolare nell'organismo e viene individuate dal sistema immunitario, che la etichetta come “nemica”. Inizia così la produzione di anticorpi neutralizzanti che determinano immunità quando veniamo esposti al coronavirus vero e proprio, con un'efficacia del 95 percento circa per entrambi i vaccini.