Un esemplare di vaquita intrappolato in una rete da pesca. Resta solo una decina di esemplari in vita di questa specie di cetaceo.
in foto: Un esemplare di vaquita intrappolato in una rete da pesca. Resta solo una decina di esemplari in vita di questa specie di cetaceo.

Lo studio “Biological annihilation via the ongoing sixth mass extinction signaled by vertebrate population losses and declines” pubblicato su PNAS il 10 luglio del 2017 da un team di ricerca dell'Università di Stanford è considerato uno dei più significativi degli ultimi anni in tema di biodiversità, dato che certifica l'esistenza della sesta estinzione di massa, un evento catastrofico che porta alla scomparsa di innumerevoli specie animali e vegetali. Rispetto alle precedenti cinque, tutte provocate da disastri naturali come catastrofiche eruzioni vulcaniche e caduta di meteoriti (tutti ricordano quella che ha coinvolto i dinosauri), la sesta estinzione di massa ha invece un unico responsabile: l'uomo, il virus della Terra. Con la nostra insaziabile fame di risorse abbiamo distrutto, alterato e inquinato l'intero globo terracqueo, catalizzando il riscaldamento globale che è alla base del processo di estinzione per moltissime specie, assieme a caccia spietata, bracconaggio, pesca non sostenibile e molto altro ancora. Basti pensare che dal 1970 al 2014, secondo un recente rapporto del WWF, siamo stati in grado di spazzare via il 60 percento di mammiferi, rettili, pesci, uccelli e anfibi, arrivando a sfiorare il 90 percento in Centro e Sud America. Ogni anno continua la dipartita di nuove specie, e il 2020 non fa eccezione. Durante l'anno, sulla base della Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), sono state dichiarate estinte 31 nuove specie di animali e piante. Nella lista il 25 percento delle specie inserite (35mila su 130mila circa) sono classificate come in pericolo di estinzione. Ecco l'elenco di alcune di quelle classificate come estinte nel corso dell'anno che sta per concludersi.

Pesce spatola cinese

La prima specie dichiarata estinta nel 2020 è stato il pesce spatola cinese (Psephurus gladius). Era uno dei più grandi pesci d'acqua dolce al mondo, dato che poteva raggiungere i 7 metri di lunghezza massima per diverse centinaia di chilogrammi di peso. Si ritiene che l'ultimo esemplare sia morto tra il 2005 e il 2010, ma solo all'inizio di quest'anno è stata formalizzata l'estinzione.

Pesce mano liscio

Nel 2020 è stato dichiarato estinto il primo pesce completamente marino in epoca moderna, il pesce mano liscio (Sympterichthys unipennis). Era stato dichiarato estinto già nel 2018, ma quest'anno, nel mese di marzo, è stata data la conferma formale. La specie viveva al largo della Tasmania, in particolar modo nel canale D'Entrecasteaux, e un esemplare fu catturato all'inizio del XIX secolo. Non è chiaro quando la specie sia effettivamente scomparsa, ma si ritiene che l'estinzione sia strettamente collegata alla pesca intensiva di ostriche e capesante che ha portato alla distruzione del suo delicatissimo habitat. Come tutti i pesci mano, infatti, si trattava di un pesce bentonico, cioè che viveva sul fondale marino, dove si muoveva grazie a pinne modificate come “mani”.

Splendida rana velenosa

La “splendida rana velenosa” o splendida rana freccia velenosa (Oophaga speciosa) era una specie di anfibio che viveva nella porzione orientale della Cordillera de Talamanca, nello Stato centroamericano di Panama. Lunga pochissimi centimetri e caratterizzata da un brillante colore rosso, era una rana estremamente ricercata come animale da compagnia per gli appassionati di terrari e simili. A furia di strappare esemplari dall'habitat naturale l'abbiamo fatta sparire dalla faccia della Terra. Lo stesso destino è capitato ad altri due rane centroamericane, ma una larga parte degli anfibi è considerata minacciata, anche a causa di una malattia fungina mortale.

Credit: Brian Gratwicke
in foto: Credit: Brian Gratwicke

Mantide nana spinosa

Tra le specie dichiarate ufficialmente estinte nel 2020 c'è anche un insetto, la bellissima mantide nana spinosa (Ameles fasciipennis), che era endemica proprio dell'Italia. È stato raccolto un unico esemplare attorno alla metà del XIX secolo a Tolentino, un comune di circa ventimila anime in provincia di Macerata (Marche). Una mantide religiosa strettamente imparentata che vive alle Canarie rischia la stessa sorte.

Una specie di mantide nana. Credit: Hectonichus
in foto: Una specie di mantide nana. Credit: Hectonichus

Pipistrello di Bonin

Quest'anno è stato dichiarato estinto anche una specie di chirottero, il pipistrello di Bonin (Pipistrellus sturdeei), del quale è stato raccolto in natura un unico esemplare sulle Isole Ogasawara in Giappone, alla fine del XIX secolo. La carcassa dell'esemplare è custodita presso il Natural History Museum di Londra ma non è esposta al pubblico, proprio a causa dell'importanza scientifica.

Salamandra Jalpa False Brook

La salamandra Jalpa False Brook (Pseudoeurycea exspectata) era un anfibio che viveva nel Guatemala. Viveva sui freddi altopiani della regione dello Jalapa, ma da decenni non se ne avvistava più un esemplare. Quest'anno gli erpetologi della IUCN hanno deciso di dichiararla ufficialmente estinta. Questa salamandra trascorreva il suo tempo sul legno, ma la degradazione del suo habitat naturale e il disboscamento aggressivo l'hanno fatta soccombere.

Le specie che potrebbero sparire nel 2021

Lemure bambù dorato (Hapalemur aureus)

Un'altra specie classificata con codice CR (pericolo critico di estinzione) della IUCN è il lemure bambù dorato (Hapalemur aureus), che vive nelle foreste pluviali del Madagascar sudorientale. Si stima che ne sopravvivano soltanto tra i 50 e i 250 esemplari. Scoperto nel 1986, è minacciato dalla caccia e dalla distribuzione dell'habitat naturale, in particolar modo attraverso il disboscamento. Altre specie di lemuri che vivono sulla grande isola-Stato africana sono minacciati di estinzione.

Credit: Rachel Kramer
in foto: Credit: Rachel Kramer

Criceto comune

Tra le specie più a rischio vi è il criceto comune (Cricetus cricetus) in passato diffuso in Europa e Russia. Le femmine della specie un tempo davano alla luce 20 piccoli all'anno, ora arrivano a 5 o 6, ma le popolazioni si sono così rarefatte che la specie è stata classificata in pericolo critico di estinzione. Tra le cause principali si pensa vi sia l'inquinamento luminoso, la distruzione dell'habitat naturale legato allo sviluppo industriale e al riscaldamento globale.

La focena del Golfo della California

Restano in vita solo una decina di esemplari di focena del Golfo di California (Phocoena sinus) o vaquita, una rarissima specie di mammifero marino che vive nel Mare di Cortez. È stata portata sull'orlo dell'estinzione a causa della pesca al totoaba, la cui vescica natatoria viene venduta a peso d'oro al mercato nero. Le trappole lasciate dai bracconieri hanno letteralmente sterminato l'intera popolazione di vaquita, e le misure messe in atto per proteggere gli ultimissimi esemplari forse non saranno sufficienti.

Balena franca nordatlantica

Portata sull'orlo dell'estinzione durante l'epoca della baleneria, la balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) è una di quelle specie che non è riuscita a riprendersi. Ne restano in vita solo 250 esemplari e per alcuni biologi marini sono già funzionalmente estinte. Tra le minacce principali vi sono le collisioni con le navi.

Credit: MARS
in foto: Credit: MARS

Orango di Tapanuli

L'orango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis) è una specie di scimmia scoperta solo nel 2017, molto simile all'orango di Sumatra. Si stima che l'intera specie sia composta oggi da meno di mille esemplari, minacciati dalla costruzione di una grande centrale idroelettrica, ma anche dalla caccia e dalla distruzione dell'habitat naturale.

Delfini di fiume

I cetacei che vivono nei fiumi sono rarissimi e ancor più minacciati di quelli che si trovano nei mari. Tutte e cinque le specie di delfini d'acqua dolce/salmastre sono ora classificate come minacciate di estinzione dalla IUCN. Si tratta dell'Inia o bonto (Inia geoffrensis) che vive nei fiumi dell'America Meridionale; della sotalia (Sotalia fluviatilis) presente nel bacino amazzonico; del platanista (Platanista gangetica gangetica) asiatico; dell'orcella asiatica o delfino di Irrawaddy (Orcaella brevirostris) che vive lungo coste ed estuari dell'Asia sudorientale e della neofocena (Neophocaena phocaenoides), che si trova tra Corea e Cina, in particolar modo con due popolazioni nella foce dello Yangtze e nei pressi di Shangai. Per alcune di queste specie si contano pochissimi esemplari; dell'orcella asiatica si ritiene ne vivano meno di cento.

Credit: Stefan Brending
in foto: Credit: Stefan Brending

Rinoceronte bianco settentrionale

Dopo la morte dell'ultimo esemplare maschio, Sudan, restano in vita soltanto due femmine di rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni), una sottospecie di rinoceronte bianco. Si tratta di Najin e di sua figlia Fatu; la speranza è di farle riprodurre in modo artificiale, ma è solo questione di tempo prima che questi animali spariscano per sempre dalla faccia della Terra.