In soli 40 anni è scomparso il 60 percento dei vertebrati, un vero e proprio sterminio del quale l'essere umano è l'unico responsabile. A diffondere il drammatico dato il World Wildlife Fund, meglio conosciuto con l'acronimo di WWF, che ha messo a punto il documento “Living Planet Report 2018” collaborando con 50 esperti provenienti da tutto il mondo e con l'autorevole Zoological Society di Londra. Il rapporto, pubblicato ogni due anni, è una valutazione sullo stato di salute del nostro pianeta, e viene plasmato sulla base di alcuni indicatori che impattano sull'ecologia globale.

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Gli scienziati hanno ottenuto il dato sul declino dei vertebrati – che comprendono mammiferi, rettili, anfibi, pesci e uccelli – studiando la diffusione di circa 16mila popolazioni di 4mila specie distinte. In poco più di quattro decenni, dal 1970 al 2014, ne abbiamo fatto strage a causa della distruzione degli habitat naturali, dell'inquinamento, dei cambiamenti climatici, del sovrasfruttamento, dell'introduzione di specie aliene e invasive e di altri parametri influenzati dai fattori antropici. Il dato emerso è una media globale, e se in alcune parti del mondo l'impatto non è stato troppo significativo, in altre ha determinato un'ecatombe. Basti pensare alle aree tropicali del Sud e Centro America, dove il declino della fauna selvatica nello stesso arco di tempo è stato dell'89 percento. Un disastro, soprattutto per gli animali di acqua dolce, che hanno avuto un crollo globale dell'83 percento.

Ma quello della sterminio dei vertebrati è soltanto uno dei dati impressionanti inclusi nel Living Planet Report 2018. Ad esempio, oggi si stima che il 90 percento degli uccelli marini abbia plastica nel proprio stomaco, mentre nel 1960 era soltanto il 5 percento. Non c'è da stupirsi troppo, visto che gettiamo ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici nei mari e negli oceani. Negli ultimi 50 anni la “fame” di risorse naturali da parte della nostra specie è aumentata del 190 percento, portando sull'orlo dell'estinzione (o all'estinzione vera e propria) un numero enorme di specie; del resto stiamo vivendo la sesta estinzione di massa e noi ne siamo i principali artefici.

Secondo il rapporto del WWF soltanto il 25 percento della Terra è ancora selvaggio e libero dalla cosiddetta impronta ecologica dell'uomo, ma se continueremo a espanderci, distruggere, uccidere e consumare senza freni ci sarà una picchiata al 10 percento entro il 2050. Negli ultimi 30 anni abbiamo perduto la metà dei coralli superficiali del pianeta, principalmente a causa del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici, mentre in 30 anni siamo riusciti a disboscare il 20 percento del “polmone verde” della Terra, la Foresta Amazzonica, una percentuale che potrebbe precipitare ulteriormente a causa delle possibili politiche poco amiche dell'ambiente del nuovo presidente del Brasile.

Per porre fine a questa immensa tragedia, il WWF esorta politici, enti e istituzioni di tutto il mondo a organizzare un accordo globale per la protezione della biodiversità sulla falsariga della Conferenza sul Clima di Parigi nel 2015. Con l'uscita degli Stati Uniti e quella molto probabile del Brasile – come preannunciato dal nuovo presidente Bolsonaro – dall'accordo, tuttavia, l'obiettivo di ridurre l'aumento della temperatura media si allontana. Non è comunque troppo tardi per cambiare le cose, ma siamo sempre più vicini all'orlo del baratro, nel quale precipiteremmo noi portandoci dietro le future generazioni.