La zona sismica attiva su Marte. Credit: NASA
in foto: La zona sismica attiva su Marte. Credit: NASA

I terremoti più potenti su Marte originano in una zona chiamata Cerberus Fossae, una regione geologica di 5 milioni di anni sita nel cuore dell'Elysium Planitia, non troppo distante dall'equatore del Pianeta Rosso. In questa regione, la prima zona sismica attiva marziana, sono stati registrati due potenti terremoti di magnitudo 3 e 4 il 23 maggio e il 27 luglio scorsi.

A intercettarli lo strumento SEIS (Seismic Experiment for Interior Structure) della sonda/lander InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) della NASA, giunta su Marte a novembre del 2018 e divenuta pienamente operativa dopo alcuni mesi di scavo e test sperimentali. I primi terremoti significativi (o “martemoti”) sono stati rilevati tra marzo e aprile, e per uno di essi (quello del 6 aprile) ne è stato catturato anche il caratteristico suono, che potete ascoltare nel video qui di seguito.

Da quando InSight è diventata pienamente operativa ha registrato sul Pianeta Rosso un paio di terremoti al giorno. Pur non essendoci placche tettoniche su Marte, il pianeta presenta un sistema di faglie geologicamente attive. Proprio l'assenza delle placche tettoniche rende i terremoti marziani piuttosto significativi, a parità di magnitudine con quelli che si verificano sulla Terra.

Come indicato, i due più potenti sono stati rilevati a maggio e a luglio nella Cerberus Fossae, rispettivamente a sol 173 e a sol 235 dall'inizio della missione. Il sol è il giorno marziano, che ha una durata di 24 ore 39 minuti e 35,244 secondi contro le 23 ore 56 minuti e 4,09 secondi di quello terrestre. Benché si tratti di una piccola differenza (di circa tre quarti d'ora), è impossibile calibrare i giorni marziani con quelli terrestri, ed è per questo che è stata scelta la dicitura sol. I due potenti terremoti sono stati rilevati a circa 1600 chilometri di distanza dallo strumento SEIS.

La causa dei “Marsquake” non è ancora chiara, e i dati raccolti dalla sonda SEIS serviranno proprio a far luce su questi fenomeni. In un post su Twitter gli scienziati della NASA responsabili della missione hanno comunque dichiarato di aver individuato la prima zona sismica attiva del pianeta, dunque sperano di arrivare presto alla soluzione di questo mistero scientifico. Studiare i terremoti su Marte aiuterà anche a migliorare la comprensione sulla formazione e l'evoluzione dei pianeti del Sistema solare (e non solo). I risultati dello studio sono stati presentati in seno a una conferenza tenutasi al meeting della American Geophysical Union di San Francisco, e presto saranno pubblicati su una rivista scientifica ad hoc.