Il primo terremoto su Marte è stato finalmente rilevato. L'ambizioso traguardo scientifico è stato raggiunto grazie alla sonda della NASA InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport), giunta sul Pianeta rosso a novembre del 2018 proprio con l'obiettivo di studiarne la potenziale attività sismica, oltre a temperature, struttura interna e fenomeni atmosferici. Il segnale sismico è stato intercettato lo scorso 6 aprile (o Sol 128 della missione InSight) e si è trattato del più forte in assoluto tra i vari documentati dall'inizio della missione: altri episodi significativi sono stati registrati a Sol 105 (14 marzo), Sol 132 (10 aprile) e Sol 133 (11 aprile). Per Sol si intende il giorno solare medio marziano, che dura 23 ore e 56 minuti circa. A marzo la NASA aveva annunciato il rilevamento dei primi microsismi.

Credit: Lockheed Martin
in foto: Credit: Lockheed Martin

Marsquake. Il primo sisma marziano, un cosiddetto “Marsquake” che dovrà essere verificato attraverso ulteriori analisi, è stato intercettato dal sofisticato sismometro SEIS (Seismic Experiment for Interior Structure) installato sulla sonda InSight. L'installazione dello strumento è stata completata solo lo scorso 6 febbraio, quando i bracci robotici del lander – la sonda InSight non si muove – hanno montato gli “scudi” per proteggere i sensori e soprattutto la pulizia dei dati. Il vento marziano, le variazioni di temperatura e altri fenomeni possono infatti sporcare i dati raccolti dal sensibilissimo SEIS e neutralizzarne l'efficacia. Lo strumento si è dimostrato all'altezza del compito, riuscendo a discernere il tremore dal rumore del vento e da quello del braccio robotico della sonda, come dimostra il video in testa all'articolo.

Lo scudo che protegge i sensori del SEIS. Credit: NASA/JPL–Caltech
in foto: Lo scudo che protegge i sensori del SEIS. Credit: NASA/JPL–Caltech

Scienziati emozionati. “Abbiamo atteso mesi per un segnale come questo”, ha dichiarato con entusiasmo il professor Philippe Lognonné dell'Institut de Physique du Globe de Paris (IPGP), il team leader dello strumento SEIS. “È così eccitante avere finalmente la prova che Marte è ancora sismicamente attivo. Non vediamo l'ora di condividere i risultati dettagliati una volta che avremo avuto la possibilità di analizzarli”, ha aggiunto lo studioso. Come indicato si tratta di un segnale debole, che sulla Terra si sarebbe perduto nel marasma di altri tremori: il nostro pianeta è infatti attivo dal punto di vista tettonico, mentre Marte non lo è, e l'attività sismica registrata da InSight è legata al processo di raffreddamento interno in atto da miliardi di anni, da quando il pianeta si è formato.

Analogie affascinanti. Il segnale intercettato dal SEIS risulta interessante anche perché presenta diverse analogie con quelli raccolti dai sismografi piazzati sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo tra il 1969 e il 1977. Se dalle analisi più approfondite arriveranno tutte le conferme attese dalla squadra di Lognonné “si apriranno le porte a una nuova disciplina, la sismologia marziana”, come dichiarato dal ricercatore della NASA Bruce Banerdt. I dettagli sul primo “Marsquake” sono stati pubblicati sul sito della NASA e su quello del Centre National d'Études Spatiales (CNES) francese.