Credit: NASA/JPL–Caltech
in foto: Credit: NASA/JPL–Caltech

Il lander della missione InSight della NASA ha terminato l'installazione del primo sismometro su Marte, un preziosissimo strumento – chiamato SEIS – che ci aiuterà a svelare i segreti del ‘cuore' del Pianeta Rosso, oltre che fornirci nuovi dati sulla formazione dei pianeti rocciosi. InSight, acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport, era giunto su Marte il 28 novembre 2018 dopo quasi 7 mesi di viaggio nello spazio; in seguito all'atterraggio, avvenuto alle 20:54 ora italiana, trascorsero i famigerati “sette minuti di terrore” prima di ricevere sulla Terra la conferma che tutto era filato liscio.

Un simometro su Marte. Il SEIS (Seismic Experiment for Interior Structure), costruito dal Centre national d'études spatiales (CNES) francese in collaborazione con altri istituti europei, in realtà era stato adagiato al suolo già lo scorso 19 dicembre, tuttavia era ben lungi dall'essere operativo. Doveva infatti essere rinforzato con scudi e “gusci” in grado di proteggerlo dai venti e dalle temperature, che oltre a danneggiarlo possono ‘sporcare' i dati raccolti dai sensori. Nella regione equatoriale dove si trova, la Elysium Planitia, le escursioni termiche arrivano infatti fino a 90° centigradi, mentre i venti rischiano persino di rovesciarlo. Per questo i bracci robotici del lander gli hanno messo sopra una cupola, che oltre a fare da scudo termico ne impedisce il ribaltamento. Sulla Terra i sismometri vengono inseriti a 4 metri di profondità proprio per evitare disturbi esterni.

Obiettivo ambizioso. Una volta operativo il sismometro ‘ascolterà' l'attività sismica di Marte, e grazie alle analisi delle onde gli scienziati potranno carpire dettagli preziosi sugli strati di rocce che si trovano nel cuore del Pianeta rosso. Questi dati potranno essere utilizzati anche per ottenere nuove informazioni sulla formazione e sull'evoluzione dei pianeti rocciosi del Sistema solare (Marte, Terra, Venere e Mercurio), oltre che degli esopianeti. Il SEIS non è l'unico strumento fondamentale della missione InSight; i bracci robotici del lander, infatti, a breve piazzeranno anche l'Heat Flow and Physical Properties Package (HP3), a circa 5 metri di profondità. Si tratta di un sensore in grado di analizzare il flusso termico dell'interno del pianeta, un altro dato fondamentale per comprendere come si è evoluto e quali sono le differenze con la Terra.