Credit: La Depeche du Bassin/Twitter
in foto: Credit: La Depeche du Bassin/Twitter

In due sole settimane sono stati trovati morti oltre un centinaio di delfini lungo le coste atlantiche francesi, sulle spiagge tra Les Landes e La Vandée. Non si tratta di spiaggiamenti causati dai sonar militari – come può accadere agli zifidi – né di misteriosi eventi di massa simili a quelli che coinvolgono i globicefali, soprattutto in Nuova Zelanda e Australia; è un massacro perpetrato dai pescatori, che ogni anno, tra il mese di gennaio e quello di marzo, con le reti a strascico catturano e uccidono nelle acque francesi oltre 6mila cetacei.

Anno nero. Le carcasse dei delfini sono state analizzate dai biologi marini dell'Osservatorio PELAGIS di La Rochelle, che monitorano costantemente gli spiaggiamenti e tengono traccia dei tassi di mortalità. In base ai numeri registrati nel 2019, secondo gli esperti si prospetta un vero e proprio “anno nero” per i delfini, in particolar modo per quelli che vivono nel Golfo di Biscaglia. Solo venerdì 8 febbraio sono stati trovati morti dodici esemplari tra le spiagge di Lacanau e Carcans, e i numeri continuano a salire giorno dopo giorno. Oltre il 90 percento delle carcasse rinvenute presenta i segni e gli sfregi delle reti da pesca, che gli animali si procurano dimenandosi per non morire annegati (invano). In alcuni casi le pinne risultano tagliate di netto con un coltello; i mammiferi marini, infatti, muoiono prima di essere issati a bordo col pesce, e quando vengono trovati i pescatori rimuovono le pinne per liberare le reti, prima di rigettare le carcasse in mare.

Massacro noto. L'annuale strage di mammiferi marini in Francia è nota da tempo alle autorità, ma nonostante siano state prese alcune contromisure – come allarmi sonori per spaventare i cetacei – la mattanza prosegue con numeri insopportabili. Anche l'organizzazione SeaSheperd Conservation Society ha puntato il dito contro questa strage insensata, avviando la campagna “Dolphin by Catch” per sensibilizzare l'opinione pubblica. Gli animali restano intrappolati nelle reti dei grandi pescherecci industriali o di quelle trainate da imbarcazioni più piccole, che agiscono in coppie. Si tratta di un crimine odioso che causa più morti delle stragi annuali nella “baia della morte di Taiji” e alle isole Faroe messe assieme. I numeri sono così drammatici che secondo alcuni biologi molto presto le coste francesi non avranno più delfini.

Come fermare la strage. L'installazione di reti più visibili salverebbe la vita a moltissimi cetacei, ma i pescatori non vogliono utilizzarle perché spaventerebbero anche i pesci. Gli allarmi sonori, benché siano risultati efficaci in diverse circostanze, secondo i biologi marini non sono affatto una soluzione valida, perché allontano i cetacei dalle loro abituali aree di caccia, andando a influenzare negativamente importanti equilibri ecologici. Proibire le reti a strascico che mietono tutto quello che si trova lungo il cammino in favore di tecniche di pesca più selettive è l'unico modo per porre fine a questa atroce mattanza.