Una Grindadrap nel 2018 Credit: Sea Shepherd
in foto: Una Grindadrap nel 2018 Credit: Sea Shepherd

Mentre in tutto il mondo si celebrava l'arrivo del 2019 alle Isole Faroe si è consumata la prima Grindadrap del nuovo anno, la caccia tradizionale ai cetacei che ha portato alla morte una settantina di globicefali (Globicepahala sp.), odontoceti conosciuti col nome comune di balene pilota.

Ad annunciarlo, oltre a un giornale locale online, è stata l'organizzazione ambientalista senza scopo di lucro Sea Shepherd, che da anni si batte contro le atroci mattanze che tingono di rosso le baie del piccolo arcipelago, facente parte del Regno di Danimarca.

Nel nuovo massacro è stato condotto alla morte un intero branco (tecnicamente pod) che ha avuto la sventura di passare nelle acque di Suðuroy, la più meridionale delle Isole Faroe e la quarta per dimensioni (circa 160 chilometri quadrati per poco meno di cinquemila abitanti).

Una volta avvistati da terra gli esemplari sono stati raggiunti e accerchiati da una piccola flotta composta da 12-14 imbarcazioni, che hanno spinto i cetacei – terrorizzandoli – verso la riva fino a farli spiaggiare. Ad attenderli, come vuole l'atroce tradizione, uomini assetati di sangue con uncini, lunghi coltelli e altri strumenti di morte che si sono accaniti contro gli indifesi cetacei, senza risparmiarne nemmeno uno.

Gli animali vengono uccisi con la recisione del midollo spinale, una fine atroce che talvolta comporta diversi minuti di agonia, tra le urla agghiaccianti di creature che soffrono esattamente come noi, non solo per sé stesse, ma anche per i membri del proprio gruppo mentre vengono macellati senza pietà in un lago di sangue.

La nuova mattanza, oltre ad avere un valore simbolico poiché inaugura un altro anno di sofferenze per i cetacei, rappresenta anche un respingimento diretto della proposta conciliante di Sea Sheperd. Il gruppo capitanato da Paul Watson, infatti, per mettere la parola fine a queste stragi aveva offerto alle Faroe una somma di denaro (un milione di euro) da investire su progetti di conservazione, whale watching e altre iniziative al fine di trasformare questa assurda barbarie in un'industria economicamente vantaggiosa.

Del resto in diversi Paesi del mondo dove un tempo si compivano massacri analoghi i cetacei sono diventati una preziosissima risorsa economica per il settore turistico. Alle Faroe, evidentemente, adorano compiere queste atrocità; sebbene siano ricchi e importino di tutto dall'Europa – non hanno bisogno di ammazzare mammiferi marini per sopravvivere -, evidentemente preferiscono cibarsi della carne di cetaceo intossicata da mercurio e da altre sostanze, che si accumulano per magnificazione biologica.