Credit: Phys
in foto: Credit: Phys

I sonar equipaggiati sulle navi militari sono responsabili degli spiaggiamenti di massa di alcune specie di cetacei. Le frequenze emesse da questi strumenti per la “caccia” ai sottomarini, infatti, sono talmente insopportabili per questi animali che alcuni vengono letteralmente spinti al suicidio. In parole semplici, per allontanarsi il più possibile da questa terribile fonte sonora cambiano del tutto il proprio modello di immersione, ad esempio nuotando verso la superficie molto più rapidamente; ciò li espone alla letale malattia da decompressione, ben nota ai subacquei. In pratica, si formano bolle di azoto nel sangue che possono portare a emorragie e a gravissimi danni agli organi, fino alla morte.

Nel mirino da decenni. Non è la prima volta che i sonar militari finiscono nel mirino dei ricercatori; da decenni vengono infatti raccolti dati e indizi sulla loro responsabilità nello spiaggiamento dei cetacei, in particolar modo degli zifi (Ziphius cavirostris) o “balene dal becco di Cuvier”, come viene chiamata questa specie nei Paesi anglosassoni. Nella nuova revisione, coordinata dai biologi marini dell'Istituto di salute animale presso l'Università di Las Palmas di Gran Canaria, è stato dimostrato chiaramente il legame tra uso dei sonar e spiaggiamenti di zifi classificati come “atipici”. Dal 1960 al 2004 ne sono stati registrati in tutto 120 tra Francia, Italia, Stati Uniti, Canarie e altri Paesi.

Sonar MFA. I sonar non sono tutti uguali; quelli responsabili degli spiaggiamenti sono i famigerati sonar attivi a media frequenza (MFA), il cui utilizzo è iniziato proprio attorno agli anni '60, in particolar modo tra le forze della NATO e della marina statunitense. Prima della loro introduzione gli spiaggiamenti di zifi erano rari (tra le cause possibili ci sono anche malattie, collisioni con imbarcazioni e altro), ma dagli anni '60 del secolo scorso in avanti c'è stato un vero e proprio boom. Non è un caso che numerosi casi di spiaggiamento sono associati a esercitazioni militari in mare aperto, così come non lo è il fatto che dal 2004, da quando sono stati banditi attorno alle acque delle Canarie, su queste isole non si sono più verificati spiaggiamenti atipici (in precedenza erano frequenti).

Impatto devastante. Il rumore emesso da questi sonar è così intenso che arriva quasi a 200 decibel; per comprenderne la “potenza” basti pensare che un concerto rock arriva a 120. Questi impulsi stressano a tal punto i cetacei che li spingono ad allontanarsi il più velocemente possibile dalla fonte sonora, modificando il proprio schema di immersione, come dichiarato dall'autrice principale dello studio Yara Bernaldo de Quiros. “La risposta allo stress, in altre parole, prevale sulla risposta all'immersione, il che porta gli animali ad accumulare azoto, è come un colpo di adrenalina”, ha concluso la ricercatrice. Per evitare altri spiaggiamenti, gli studiosi chiedono che questi sonar vengano banditi al più presto negli USA, in Italia, Grecia, Giappone e altri Paesi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B.