In soli dieci anni il numero di specie di insetti nelle foreste e nelle praterie tedesche si è ridotto di oltre un terzo. Si tratta di un dato impressionante, che mette in luce quanto è diventata drammatica la situazione per questi piccoli ma fondamentali organismi, alla base della catena alimentare e dell'impollinazione di moltissime piante (di interesse commerciale e non). La riduzione più preoccupante si è verificata nei pressi delle fattorie, dove si trova la maggiore concentrazione di campi coltivati: in questi specifici luoghi, tra il 2008 e il 2017 l'abbondanza di insetti è crollata del 78 percento, mentre la biomassa complessiva di artropodi è diminuita del 67 percento. La situazione sembra essere dunque molto più drammatica di quanto stimato in precedenza, benché la tendenza sia in linea con quella di altri studi che ci stanno avvisando della cosiddetta “apocalisse” che coinvolge gli insetti.

Libellula scarlatta. Credit: Andrea Centini
in foto: Libellula scarlatta. Credit: Andrea Centini

A determinare il fosco quadro sulla salute degli insetti in Germania è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Tecnica di Monaco (TUM), che hanno collaborato con entomologi dello Swiss Federal Research Institute WSL (Svizzera), dell'Università di Berna, del Max Planck Institute for Biogeochemistry di Jena e di numerosi altri atenei tedeschi. Gli studiosi, guidati dal professor Wolfgang Weisser, docente presso il Dipartimento di Ecologia e Gestione degli Ecosistemi dell'ateneo di Freising, sono giunti alla loro conclusione dopo aver catturato un milione di artropodi – appartenenti a 2.700 specie – nell'arco di dieci anni in circa 300 siti tedeschi, 150 di prateria e 140 forestali. Nelle praterie, dove i campionamenti sono stati effettuati anno dopo anno, la biomassa, l'abbondanza e il numero di specie sono diminuiti rispettivamente del 67 percento, del 78 percento e del 34 percento. Il declino, spiegano gli scienziati, è stato rilevante a tutti i livelli trofici e ha coinvolto soprattutto le specie rare. In trenta siti forestali, analizzati ogni 3 anni, la biomassa e il numero di specie si sono ridotti rispettivamente del 41 percento e del 36 percento, ma non l'abbondanza. Quest'ultima è rimasta stabile poiché gli insetti “eliminati” sono stati sostituiti da specie più opportuniste.

“Un declino su tale scala per un periodo di soli 10 anni è stata una sorpresa completa per noi: è spaventoso, ma si adatta al quadro presentato in un numero crescente di studi”, ha dichiarato il professor Weisser. “Prima della nostra indagine, non era chiaro se e fino a che punto anche le foreste fossero colpite dal declino degli insetti”, gli ha fatto eco l'autore principale della ricerca Sebastian Seibold. Per quanto concerne le praterie, il principale nemico individuato dagli scienziati è l'agricoltura, tra sfruttamento eccessivo del suolo e utilizzo dei pesticidi, nocivi per i parassiti ma anche per le specie non infestanti (non a caso recentemente l'Unione Europea ha recentemente messo al bando il neonicotinoide thiacloprid, ritenuto rischioso per le api). E l'uso delle sostanze contro i parassiti e le erbe si riflette anche sul numero di uccelli; basti pensare al crollo delle allodole registrato in Italia e in altri Paesi negli ultimi anni. Secondo gli autori dello studio, i cui dettagli sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature, vanno prese iniziative su scala regionale e nazionale per arrestare questa strage di insetti. In base a una recente indagine, del resto, rischia di sparire il 40 percento delle specie di insetti in pochi decenni. Nel mirino degli scienziati anche i cambiamenti climatici, che potrebbero acuire questo rapido e preoccupante declino degli artropodi, con effetti imprevedibili sull'intera catena alimentare e sull'uomo.