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L'innalzamento del livello del mare innescato dai cambiamenti climatici potrebbe avere un impatto sensibilmente peggiore rispetto a quanto stimato sino ad oggi, interessando molte più popolazioni e città. Fino a 630 milioni di persone che vivono in aree costiere o sulle isole (soprattutto dell'Oceano Pacifico) potrebbero infatti essere coinvolte da eventi alluvionali devastanti o dalla completa sommersione delle loro terre. Verranno colpite diverse metropoli popolatissime, come Shanghai, Hong Kong, Mumbai, Bangkok, Alessandria d'Egitto e Ho Chi Minh City. Rischiano inoltre di finire sott'acqua l'intero Vietnam meridionale, oltre che aree degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, dell'Italia e di tantissimi altri Paesi affacciati sul mare. Si ritiene infatti che entro il 2100 il livello del mare potrebbe salire di oltre 2 metri, molto più di quanto stimato con altri modelli.

A tratteggiare il drammatico scenario, tre volte peggiore rispetto ai calcoli precedenti, sono stati i due ricercatori Scott A. Kulp e Benjamin H. Strauss di Climate Central, organizzazione statunitense senza scopo di lucro che conduce ricerche sugli effetti dei cambiamenti climatici. Lo scioglimento dei ghiacci innescato dal riscaldamento globale, a sua volta legato ai cambiamenti climatici determinati dai fattori antropici (come l'immissione di gas serra alla stregua dell'anidride carbonica), è alla base dell'innalzamento del livello del mare e rappresenta una delle preoccupazioni maggiori per ricercatori e non solo. Oltre alla perdita di terreni, case e lavoro che colpirà centinaia di milioni di persone, si innescheranno migrazioni di massa verso i territori interni, che secondo le previsioni più cupe saranno alla base di guerre, conflitti sociali, diffusione di malattie e altre criticità in grado di rendere la Terra una vera e propria polveriera. Non è un caso che alcuni scienziati stimino la fine della civiltà umana per come la conosciamo oggi già entro il 2050.

Secondo i calcoli dei dottori Scott A. Kulp e Benjamin H. Strauss, che si sono avvalsi di un nuovo modello matematico basato sull'intelligenza artificiale, entro il 2050 le terre occupate da 300 milioni di persone saranno esposte a devastanti alluvioni poiché finiranno al di sotto della linea di marea diverse volte nel corso dell'anno. Entro il 2100 le aree occupate da 200 milioni di persone finiranno permanentemente sott'acqua. Queste persone dovranno dire addio a tutto ciò che hanno e trasferirsi altrove. Secondo i ricercatori il 70 percento delle persone esposte ad alluvioni catastrofiche e inondazioni permanenti si trova in Asia, dove rischiano di sparire moltissime metropoli. Da Hanoi in Vietnam a Calcutta in India, passando Dhaka in Bangladesh e le ricche Hong Kong e Shanghai in Cina.

Poiché non sono state prese in considerazione proiezioni demografiche e la possibilità che le città si possano dotare di barriere o di altri metodi per contrastare l'innalzamento del livello del mare, Strauss e il collega sottolineano che i dati potrebbero cambiare sensibilmente nei prossimi anni. I risultati, tuttavia, dovrebbero rappresentare un monito per chi governa le città affacciate sul mare più esposte al rischio, suggerendo una rapida presa di iniziative. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications.