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Coronavirus
11 Ottobre 2021
09:32

Ritirato studio che collegava il vaccino Covid alla miocardite: “Grave errore nei calcoli”

Un team di ricerca dell’Heart Institute dell’Università di Ottawa (Canada) ha ritirato uno studio non ancora sottoposto a revisione paritaria che aveva trovato un’associazione tra vaccino Covid e miocardite e/o pericardite, evidenziando un’incidenza di un caso ogni mille dosi somministrate (0,1 percento). Ecco il significativo errore commesso dagli studiosi, che invitano tutti a vaccinarsi sottolineando la sicurezza dei farmaci.
A cura di Andrea Centini
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Uno studio canadese che affermava di aver rilevato un caso di miocardite e/o pericardite per ogni mille dosi di vaccino anti Covid a mRNA (RNA messaggero) è stato ritirato a causa di un grossolano errore nei calcoli. Nello specifico, è stato completamente sbagliato il denominatore, ovvero il numero di dosi somministrate nell'area metropolitana di Ottawa, presa come riferimento per correlare il rischio della vaccinazione all'infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite) e della membrana che protegge il cuore (pericardite).

Gli scienziati dell'Heart Institute dell'Università di Ottawa avevano contato 32.379 dosi di vaccino Covid a mRNA (15.997 dello Spikevax di Moderna e 16.382 del Comirnaty di Pfizer) inoculate nella città canadese e dintorni e 32 casi di miocardite e/o pericardite, tra il primo giugno 2021 e il 31 luglio 2021. Dividendo il numero di dosi somministrate con quello dei casi di infiammazione cardiaca rilevati è stato determinato un rischio dello 0,1 percento, ovvero un caso ogni mille dosi o 10 ogni 10mila. Questo dato, seppur relativamente rassicurante, anche alla luce del fatto che i pazienti hanno avuto sintomi lievi nella stragrande maggioranza dei casi, è stato strumentalizzato e sbandierato ai quattro venti dai movimenti “novax” per evidenziare la poca sicurezza dei vaccini anti Covid.

Ma come detto, gli scienziati canadesi hanno commesso un errore talmente significativo da costringerli a ritirare il proprio studio. In parole semplici, è stato enormemente sottostimato il numero di dosi somministrate nell'area metropolitana di Ottawa: non erano infatti 32.379, ma ben 854.930, cioè 25 volte in più. Ciò ha fatto totalmente saltare il calcolo precedente ed evidenziato una correlazione tra vaccino e miocardite/pericardite statisticamente non significativa. “La nostra incidenza riportata è apparsa notevolmente gonfiata da un denominatore erroneamente piccolo (cioè il numero di dosi somministrate nel periodo di tempo dello studio). Abbiamo esaminato i dati disponibili presso Open Ottawa e abbiamo scoperto che c'era stata effettivamente una grande sottostima, con il numero effettivo di dosi somministrate superiore a 800.000. Al fine di evitare di fuorviare i colleghi o il pubblico in generale e la stampa, noi autori desideriamo all'unanimità ritirare questo documento sulla base di dati di incidenza errati”, hanno dichiarato il professor Andrew M. Crean e i colleghi in una nota.

Anche lo stesso Heart Institute dell'Università di Ottawa si è scusato ufficialmente per l'errore in un comunicato stampa: “Un preprint dell'Università di Ottawa Heart Institute che citava dati errati che gonfiavano notevolmente l'incidenza della miocardite post-vaccino è stato ritirato su richiesta degli autori. Siamo spiacenti che questo errore abbia portato a informazioni errate sull'incidenza della miocardite post-vaccino. I vaccini COVID-19 sono sicuri e si sono dimostrati efficaci contro la malattia. Invitiamo chiunque non abbia ancora ricevuto l'iniezione a farsi vaccinare”. Come sottolineato dall'istituto canadese, lo studio “mRNA COVID-19 Vaccination and Development of CMR-confirmed Myopericarditis” caricato sul database Medrxiv era un preprint, dunque non ancora sottoposto a revisione paritaria e non ancora pubblicato su una rivista scientifica specializzata.

Nonostante l'errore significativo, altre indagini avevano associato i vaccini anti Covid a mRNA a rarissimi casi di miocardite, in particolar modo negli adolescenti maschi. Tuttavia, mettendo a confronto l'incidenza dei casi di miocardite rilevati durante la pandemia di COVID-19 e prima che scoppiasse, un team di ricerca dei CDC statunitensi ha determinato che i pazienti infettati dal coronavirus SARS-CoV-2 presentano un rischio ben 16 volte superiore di sviluppare l’infiammazione cardiaca. Per chi ha meno di 16 anni o più di 75, invece, tale rischio è risultato essere 30 volte superiore. I vaccini hanno dimostrato di essere ampiamente sicuri ed efficaci e gli esperti raccomandano a tutti di vaccinarsi per proteggersi dalla COVID-19.

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