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Coronavirus
24 Settembre 2021
20:04

Un caso di miocardite ogni mille dosi di vaccino Covid a RNA, secondo un nuovo studio

Mettendo a confronto le dosi di vaccino anti Covid somministrate nell’area di Ottawa (Canada) e il numero di diagnosi di miocardite e/o pericardite, ovvero infiammazioni che riguardano il cuore e la membrana che lo protegge, un team di ricerca dell’Heart Institute ha determinato che i casi sono 10 ogni 10mila dosi somministrate. Nella maggior parte dei casi i pazienti sono giovani maschi con sintomi lievi e di rapida risoluzione.
A cura di Andrea Centini
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I casi di miocardite e pericardite dopo il vaccino anti Covid hanno un'incidenza di dieci ogni diecimila dosi somministrate (o uno su mille), nella stragrande maggioranza dei casi lievi e agevolmente trattabili con la terapia standard in ospedale. In altri termini, l'infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite) e quella della membrana che protegge il cuore (pericardite) sono effetti collaterali relativamente rari legati alla vaccinazione anti Covid; più nello specifico ai vaccini basati sulla tecnologia a RNA messaggero (mRNA), ovvero il Comirnaty di Pfizer-BioNTech e lo Spikevax di Moderna-NIAID.

Dei casi di miocardite e pericardite – soprattutto tra i giovani maschi – si è iniziato a parlare nei mesi scorsi, quando la campagna vaccinale anti Covid è entrata nel vivo, in particolar modo in Israele e negli Stati Uniti, dove sono state somministrate le prime dosi anche alle fasce più giovani della popolazione. Ad oggi non è chiaro quale potesse essere l'incidenza di tale effetto collaterale, ma una nuova ricerca canadese, una delle più ampie sulla questione sebbene non ancora sottoposta a revisione paritaria, suggerisce che si tratti di un evento non comune e come detto ben trattabile in ospedale. Ciò che è certo è che i pazienti contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 hanno un rischio significativamente superiore di sviluppare miocardite e/o pericardite; in base ai risultati dello studio “Association Between COVID-19 and Myocarditis Using Hospital-Based Administrative Data — United States, March 2020–January 2021” guidato da scienziati dei CDC statunitensi è stato infatti determinato che i pazienti Covid hanno un rischio medio di sviluppare queste infiammazioni cardiache di ben 16 volte superiore rispetto alla media, ma per i minori di 16 anni e gli anziani 75 anni tale rischio è ben 30 volte maggiore.

A determinare che l'incidenza dei casi di miocardite e/o pericardite tra i vaccinati con un vaccino anti Covid a mRNA è di 10 casi su 10.000 è stato un team di ricerca dell'Heart Institute dell'Università di Ottawa. Gli scienziati, coordinati dal professor Andrew M. Crean, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i casi di infiammazione cardiaca registrati nell'area di Ottawa tra il primo giugno 2021 e il 31 luglio 2021. Come specificato dagli studiosi, durante questo intervallo di tempo sono state somministrate 32.379 dosi di vaccino Covid a mRNA, 15.997 dello Spikevax di Moderna e 16.382 del Comirnaty di Pfizer. Nel periodo dello studio sono stati registrati in tutto 32 casi di miocardite e/o pericardite, dei quali 30 sono stati ricoverati in ospedale per seguire una terapia. Ciò significa 10 casi ogni 10mila dosi somministrate nei trenta giorni precedenti alla diagnosi, in base ai dati sulle dosi somministrate. Fra tutti i pazienti in 18 hanno avuto diagnosi di miocardite, 12 di miopericardite e 2 di pericardite. L'età media era di 33 anni (18-65 anni) e nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di maschi: le donne colpite erano infatti soltanto 2. Ciò conferma che i giovani maschi sono sensibilmente più colpiti dall'effetto collaterale.

In cinque casi, i sintomi si sono manifestati dopo la prima dose di vaccino, mentre in tutti gli altri dopo la seconda. In media il tempo trascorso tra la somministrazione del farmaco e lo sviluppo dei primi sintomi è stato di appena 1,5 giorni. Il dolore toracico è stato il sintomo più comune; solo in un caso “è stata osservata tachicardia ventricolare non sincopale non sostenuta”, scrivono i ricercatori. “I sintomi si sono risolti rapidamente con la terapia standard e i pazienti sono stati dimessi entro pochi giorni”, inoltre “durante il ricovero non sono stati osservati eventi cardiaci avversi maggiori e aritmie significative”, sottolineano il professor Crean e i colleghi. I dettagli della ricerca “mRNA COVID-19 Vaccination and Development of CMR-confirmed Myopericarditis” sono stati pubblicati sul database online MedrXiv in attesa della pubblicazione su una rivista scientifica.

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