Due dei più citati studi nell'ambito della lotta alla Covid-19 e del suo trattamento farmacologico sono stati ritirati dai due importanti giornali scientifici che li avevano pubblicati. In un caso la ricerca riguardava i pericoli dell'utilizzo dell'Idrossiclorochina, il farmaco antimalarico più volte citato dal Presidente USA Trump. Il secondo studio, invece, riportava che alcuni farmaci per la pressione non incrementavano il rischio di ammalarsi e potevano anche fornire una leggera protezione. Entrambi sono stati guidati da un professore di Harvard e pubblicati in due prestigiose riviste: il The Lancet e il The New England Journal of Medicine.

Proprio le due pubblicazioni hanno deciso di ritirare gli studi perché gli autori non sono stati in grado di verificare i dati sui quali si sono basate le ricerche. Una decisione che andrà a fornire nuova linfa all'utilizzo dell'antimalarico per il trattamento del coronavirus, a poche ore di distanza dalla decisione dell'OMS di avviare nuovamente i test sul farmaco, dopo un periodo di sospensione dovuto proprio alle incertezze riguardanti i possibili effetti negativi sui pazienti fatte nascere dallo studio. Dubbi che, comunque, restano e che anzi ne fanno affiorare molti altri sull'attuale stato delle pubblicazioni scientifiche, assaltate da migliaia di studi che si affrettano ad analizzare vari aspetti del nuovo virus.

In questa situazione anche i più grandi giornali scientifici – come i due protagonisti di questo dietrofront – stanno faticando a verificare ogni studio con la cura che li ha sempre contraddistinti, accorciando un periodo di verifica che solitamente dura mesi a pochi giorni o settimane. "Ora mi è chiaro che nella mia speranza di contribuire a questa ricerca in questo tempo di grande necessità, non ho fatto abbastanza per assicurarmi che i dati fossero appropriati" ha spiegato il dottor Mandeep Mehra, autore dei due studi. "Per questo e per le interruzioni dirette e indirette mi scuso molto". Lo studio sull'Idrossiclorochina è apparso sul The Lancet a maggio e le polemiche sui dati utilizzati per le sue conclusioni sono affiorate fin da subito.

L'immenso catalogo di dati utilizzato dal dottor Mehra e generato dalle informazioni raccolte da 1.200 ospedali ha subito fatto nascere diversi dubbi: com'era possibile che, in una fase così iniziale della pandemia, fossero presenti così tanti dati sui pazienti Covid, addirittura dall'Africa dove molti ospedali non hanno registri elettronici? L'elenco, realizzato dall'azienda Surgisphere, è stato in breve tempo accusato di essere composto (se non nella sua totalità, almeno in parte) da dati inventati. Un elemento che durante una normale fase di peer-review sarebbe sicuramente emerso, ma che con le tempistiche dettate dalla crisi è passato inosservato.