L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha deciso di sospendere temporaneamente l'uso dell'idrossiclorochina negli studi clinici che coinvolgono pazienti affetti da COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. Ad annunciarlo in una conferenza stampa via streaming il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, a seguito dei risultati di alcune ricerche che hanno fatto emergere non solo una possibile inefficacia del farmaco, ma addirittura complicazioni a livello cardiaco (aritmie) potenzialmente fatali nei pazienti. La decisione di sospendere l'idrossiclorochina è temporanea e a scopo precauzionale, in attesa che ulteriori indagini facciano chiarezza su sicurezza ed efficacia contro il SARS-CoV-2.

L'idrossiclorochina, un principio attivo derivato dalla clorochina utilizzato per il trattamento della malaria e dell'artrite reumatoide, era balzato agli onori della cronaca per i risultati mostrati su alcuni pazienti contagiati dal SARS-CoV-2. In Francia, ad esempio, si è acceso un aspro dibattito sulla sperimentazione guidata dal professor Didier Raoult presso l'istituto IHU Méditerranée infection di Marsiglia, che avrebbe rilevato alcuni benefici clinici. Un altro studio pubblicato su Nature e condotto presso l'Istituto di Virologia di Wuhan ha invece rilevato che l'idrossiclorochina è in grado di bloccare l'infezione del coronavirus in provetta. Sulla scorta di questi risultati, l'idrossiclorochina è entrata a far parte delle terapie sperimentali e somministrata in modo compassionevole su un numero sempre maggiore di pazienti contagiati dal coronavirus. Anche il presidente Donald Trump ha elogiato il farmaco, sottolineando in un messaggio su Twitter che l'idrossiclorochina, in combinazione con l'antibiotico azitromicina, avrebbe potuto cambiare le sorti della battaglia contro il coronavirus.

Benché meno tossico della clorochina, l'idrossiclorochina non è comunque esente da effetti collaterali, ricordati a più riprese dagli esperti per i potenziali rischi legati a un uso indiscriminato. I primi segnali preoccupanti sono giunti dal Brasile, dove gli scienziati dell'Università dello Stato di Amazonas e della Fundacao de Medicina Tropical Doutor Heitor Vieira Dourado hanno deciso di sospendere i trattamenti a base di clorochina in alcuni pazienti con COVID-19. Nel gruppo trattato con l'alto dosaggio, gli scienziati hanno osservato un'impennata nel tasso di mortalità del 17 percento rispetto a quello a basso dosaggio, evidenziando inoltre alterazioni al ritmo cardiaco, un effetto collaterale noto degli antimalarici. Poco dopo anche un istituto di ricerca francese ha annunciato di aver sospeso i trattamenti a base di idrossilorochina sui propri pazienti.

A spingere l'Organizzazione Mondiale della Sanità  a interrompere l'uso dell'idrossiclorochina nei test clinici, tuttavia, è stato lo studio “Hydroxychloroquine or chloroquine with or without a macrolide for treatment of COVID-19: a multinational registry analysis”, appena pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet. Gli scienziati, guidati dal professor Mandeep R Mehra, docente presso la prestigiosa Scuola di Medicina dell'Università di Harvard, hanno condotto una ricerca sugli effetti della clorochina e dell'idrossiclorochina coinvolgendo circa 100mila pazienti contagiati dal coronavirus. Dall'analisi dei dati è emerso che i pazienti trattati con gli antimalarici (in combinazione con un antibiotico macrolide o meno) non solo avevano una frequenza maggiore di aritmie ventricolari, ma anche un tasso di mortalità superiore e nessun beneficio clinico rispetto a quelli non trattati. Gli autori dello studio hanno sottolineato che si è trattato solo di uno studio di osservazione (non randomizzato e controllato), pertanto i risultati debbono essere letti con cautela, ma l'OMS, alla luce di tutte le segnalazioni preoccupanti, ha deciso di sospendere l'uso del farmaco nelle terapie sperimentali anti COVID-19. Il professor Raoult, “pioniere” dell'uso dell'idrossiclorochina contro il coronavirus, ha tuttavia specificato che continuerà a somministrarla ai propri pazienti.