Martedì 19 maggio è stato il giorno col maggior numero di nuovi positivi da quando la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 ha iniziato a diffondersi nel mondo, ovvero dalla fine dello scorso anno, quando i primi casi di una “misteriosa polmonite” hanno iniziato a serpeggiare nella metropoli cinese di Wuhan. Durante una conferenza stampa tenutasi in streaming, il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che solo il 19 maggio sono stati segnalati ufficialmente ben 106mila nuovi casi di pazienti positivi, un record che indica quanto l'emergenza, a livello globale, sia tutt'altro che sotto controllo e in qualche modo "contenuta".

Parallelamente al primato negativo, è stata superata anche la soglia dei 5 milioni di contagiati in tutto il mondo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dai ricercatori americani del Center for Systems Science and Engineering (CSSE), istituto della prestigiosa Università Johns Hopkins. Il dato, tuttavia, non è confermato dalla dashboard online dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel momento in cui stiamo scrivendo è ancora ferma a poco più di 4,1 milioni di casi. Per quanto concerne i decessi, invece, è stata appena superata la soglia dei 328mila, 32.330 dei quali soltanto nel nostro Paese. L'Italia è il terzo in assoluto in questa triste classifica, al cui apice si trovano gli Stati Uniti con 93.439 morti, seguiti dai 35.786 del Regno Unito (anche se si ritiene che i numeri siano sottostimati ovunque, sia per i decessi che per i contagi).

Alla luce di questi dati negativi, il professor Ghebreyesus ha affermato che “c'è ancora molta strada da fare in questa pandemia”, sottolineando i rischi della diffusione del patogeno nei Paesi in via di sviluppo. “Siamo molto preoccupati per il numero crescente di casi nei Paesi a basso e medio reddito”, ha aggiunto il biologo e politico etiope. Basti pensare che proprio in base a una recente indagine condotta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, soltanto in Africa nel giro di un anno si potrebbero contare 250 milioni di persone con la COVID-19 (l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2). Fra esse, fino a 44 milioni svilupperebbero sintomi; 5,5 milioni necessiterebbero del ricovero in ospedale; 89mila sperimenterebbero complicanze critiche e il computo totale dei morti arriverebbe a 190mila. Tutto questo in un contesto in cui le risorse sanitarie sono poche e già impiegate per affrontare altre emergenze, come la tubercolosi, la malaria e la malnutrizione.

Per questa ragione secondo gli esperti è fondamentale che in questo momento si prema sulle misure di contenimento, attuando lockdown laddove necessario, distanziamento sociale, tracciamento dei contatti e isolamento dei casi positivi e tutto ciò che può essere utile per spezzare la catena dei contagi. Fondamentali anche l'igiene delle mani e l'uso delle mascherine. In alcuni Paesi – Italia compresa – le autorità hanno iniziato ad allentare le misure restrittive alla luce dell'appiattimento della curva, schizzata alle stelle nelle prime settimane di diffusione locale, ma solo col buon senso e la responsabilità dei singoli cittadini la convivenza col virus sarà gestibile fino a quando non sarà disponibile un vaccino sicuro ed efficace, ottimisticamente tra la fine di questo e l'inizio del prossimo anno.