Durante il primo anno di pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, in Africa potrebbero restare contagiate 250 milioni di persone, circa un quinto della popolazione complessiva (1,26 miliardi di abitanti). Fra gli infettati, fino a 190mila potrebbero perdere la vita a causa della COVID-19, l'infezione scatenata dal patogeno emerso in Cina alla fine dello scorso anno (nella seconda metà di novembre 2019, secondo uno studio condotto da scienziati dell'Università Campus Biomedico di Roma).

La stima sull'impatto del SARS-CoV-2 sulla popolazione africana è stata fatta da esperti dell'Organizzazione Mondiale dell'Umanità (OMS), che hanno messo a punto un modello matematico in grado di prevedere la possibile curva dei contagi e dei decessi. In termini squisitamente statistici, la diffusione del patogeno risulterebbe meno aggressiva ed estesa rispetto a quanto osservato in Europa e negli Stati Uniti, ma gli effetti sarebbero comunque drammatici. Va tenuto presente che l'area africana sotto l'egida dell'OMS abbraccia 47 Paesi, per un totale di un miliardo di persone, ma esclude l'Egitto, la Tunisia, il Marocco, il Gibuti, la Libia, la Somalia e il Sudan. Di conseguenza le stime dei modelli matematici possono essere influenzate dalla qualità dei dati che provengono da determinate nazioni.

Secondo l'OMS nell'arco di 12 mesi circa 37 milioni di africani avranno sintomi da COVID-19, come tosse secca, febbre, difficoltà respiratorie, disturbi gastrointestinali, rinorrea e altre condizioni rilevate dalle indagini cliniche. Di queste, fino a 4,6 milioni avranno bisogno di assistenza medica in ospedale. In 140mila manifesterebbero la forma acuta dell'infezione, con lo sviluppo di polmonite bilaterale interstiziale, sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), tempeste di citochine e altre complicanze. Per 89mila malati la condizione diventerebbe critica, ma i morti complessivi diventerebbero circa 150mila. La stima più “fosca” del modello matematico dell'OMS prevede 44 milioni di contagiati, 5,5 milioni di ricoverati e 190mila morti.

Il problema maggiore, spiegano gli esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, risiede nelle scarse risorse sanitarie in determinati territori, dove l'accesso potrebbe essere precluso alle popolazioni che vivono nelle aree più svantaggiati. Inoltre, buona parte di queste risorse viene investita nel trattamento di patologie come la malaria, la tubercolosi, l'AIDS e la malnutrizione, ma dovranno essere ridistribuite per far fronte alla diffusione della pandemia. “La capacità limitata di test e diagnostica, i sistemi di monitoraggio e la raccolta dei dati, in particolar modo nelle zone rurali, renderebbero ancora più difficile una risposta efficace”, sottolinea l'OMS. Pertanto le autorità sanitarie dei singoli Paesi devono far leva su distanziamento sociale, igiene delle mani, isolamento e tracciabilità dei contatti per arginare il più possibile la pandemia.

Secondo l'OMS i Paesi africani che probabilmente avranno le percentuali maggiori di infetti saranno le Mauritius, le Seychelles e Guinea Equatoriale, mentre in termini assoluti i numero più alto di infezioni dovrebbe registrarsi in Nigeria, Algeria e Sudafrica. Tra i Paesi considerati a basso rischio figurano invece il Niger, la Mauritania e il Ciad, grazie ai territori scarsamente popolati. Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base dei dati diffusi da Africanews, in Africa si registrano circa 85mila contagiati e poco meno di 3mila decessi. I dati dell'indagine dell'OMS sono stati pubblicati sulla rivista scientifica British Medical Journal (BMJ) Global Health.