Il distanziamento sociale, l'uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e tutte le altre misure introdotte nella lotta al coronavirus SARS-CoV-2 sono strumenti preziosissimi per “appiattire” la curva dei contagi, ridurre la pressione sui sistemi sanitari e il numero dei decessi, ma non sono le armi per sconfiggere il patogeno. Se il virus non dovesse sparire spontaneamente per qualche ragione, infatti, per eradicarlo sarà fondamentale trovare una cura e soprattutto un vaccino, sicuro ed efficace. Del resto secondo alcuni scienziati conviveremo a lungo col coronavirus, proprio fino a quando non disporremo delle suddette armi e non si innescherà l'immunità di gregge a livello globale.

Quando sarà pronto un vaccino

Mediamente, in base a quanto dichiarato a fanpage dal professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso l'Università degli Studi di Milano, per un nuovo vaccino ci vogliono dai 6 agli 8 anni, tuttavia in circostanze eccezionali come quella che stiamo vivendo i tempi possono essere ridotti sensibilmente, pur sempre nel rispetto della sicurezza delle preparazioni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che un vaccino sarà pronto tra i 12 e i 18 mesi, ma i risultati raggiunti da alcuni laboratori suggeriscono che si possa arrivare al risultato già verso la fine di quest'anno, o all'inizio del prossimo. In prima istanza le dosi dovrebbero essere rese disponibili alle fasce di popolazione più esposte al rischio di infezione, come operatori sanitari e Forze dell'Ordine, per poi essere distribuite a tutti.

Cos'è e a cosa serve un vaccino

Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base di un documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e di un articolo pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature, al momento ci sono ben 115 vaccini candidati anti coronavirus in sviluppo presso piccoli laboratori, società di biotecnologie e colossi farmaceutici. Tre di questi vaccini sono già in sperimentazione clinica, cioè sono stati testati sull'uomo; circa 70 sono in sperimentazione preclinica (test in vitro e/o su modelli animali); mentre dei restanti 40 non è possibile determinare lo stato dello sviluppo. Tutti i vaccini candidati puntano a far sviluppare la “memoria immunitaria” nei soggetti trattati, cioè a far emergere gli anticorpi/immunoglobuline in grado di riconoscere il patogeno nel caso in cui si entrasse in contatto con la carica virale sufficiente a far innescare l'infezione (chiamata COVID-19). In parole semplici, attraverso il vaccino il sistema immunitario viene "addestrato" a riconoscere il virus e a difendersi dalle aggressioni. Ad oggi non è noto quanto tempo duri l'immunizzazione che si sviluppa dopo il contagio, inoltre vanno sempre tenute sotto controllo le mutazioni del SARS-CoV-2, che potrebbero rendere inefficace una determinata preparazione. Sono tutti fattori di cui si potrà tenere conto in un prossimo futuro.

I tipi di vaccino anti coronavirus

Alla luce delle conoscenze acquisite sul profilo genetico del patogeno, messo a disposizione degli scienziati cinesi a gennaio, i ricercatori impegnati nello sviluppo di un vaccino stanno percorrendo strade differenti per provare a prevenire la COVID-19. Alcuni si stanno concentrando su piattaforme basate sugli acidi nucleici (DNA e mRNA), altri su vettori virali replicanti e non replicanti, altri ancora su virus vivi attenuati o inattivati, plasmidi o proteine ricombinanti. Qualunque sia la soluzione privilegiata, l'obiettivo è sempre lo stesso: far emergere l'immunità al patogeno. “I vaccini basati su vettori virali offrono un alto livello di espressione proteica e stabilità a lungo termine e inducono forti risposte immunitarie”, scrive su Nature il dottor Tung Thanh Le della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), l'organizzazione impegnata a supportare gli scienziati che lavorano ai vaccini candidati, mentre “le nuove piattaforme basate su DNA o mRNA offrono una grande flessibilità in termini di manipolazione dell'antigene e potenziale velocità”. Grande interesse è rivolto anche ai vaccini candidati basati su proteine ricombinanti di altre malattie, che “potrebbero trarre vantaggio dalla capacità di produzione su larga scala esistente”. Una volta messa a punto una preparazione sicura ed efficace, infatti, sarà fondamentale produrre miliardi di dosi in tempi ragionevoli, dato che larghissima parte della popolazione mondiale avrà bisogno del vaccino. L'Istituto Pasteur di Parigi, ad esempio, ne sta sviluppando uno a partire da quello del morbillo.

I vaccini in sperimentazione clinica

Dopo il superamento dei test preclinici (in vitro e su modello animale) da parte di un vaccino candidato, si passa alla sperimentazione clinica, cioè sull'uomo. Essa si suddivide nelle fasi I, II e III, al termine delle quali le autorità competenti possono autorizzare l'immissione in commercio. Normalmente ci vogliono molti anni per completare l'intero percorso, ma come indicato per la COVID-19 si stanno bruciando le tappe. Il primo candidato a essere stato testato sull'uomo è l'mRNA-1273 (Vaccino mRNA incapsulato con LNP che codifica per la proteina S) sviluppato dalla società di biotecnologie Moderna Inc. e dai National Institutes of Health (NIH) americani. I test sono partiti lo scorso 16 marzo presso il Kaiser Permanente Washington Research Institute di Seattle, con l'iniezione alla manager Jennifer Haller. Il secondo candidato, Ad5-nCoV (Adenovirus Vettore di Tipo 5 che esprime la Proteina S), è una preparazione sviluppata dalla CanSino Biological Inc. e dall'Istituto di Biotecnologie di Pechino. Le prime iniezioni su 108 volontari sono state eseguite a poche ore di distanza da quelle americane, e i test clinici sono addirittura già passati alla fase 2. Il terzo vaccino candidato già testato sull'uomo è l'INO-4800 (Plasmide del DNA che codifica per la proteina S erogata per elettroporazione) realizzato da INOVIO Pharmaceuticals, Inc. e finanziato dalla Bill e Melinda Gates Foundation (BMGF).

I vaccini sviluppati in Italia

Anche alcuni laboratori italiani sono a lavoro su potenziali vaccini contro il coronavirus, e poiché i risultati preliminari sono molto incoraggianti anche per queste preparazioni si attende a breve l'avvio della sperimentazione clinica. La società di biotecnologie romana Takis Biotech ne sta sviluppando ben cinque, dei quali due particolarmente promettenti. Le preparazioni, somministrate attraverso un'iniezione intramuscolare seguita da un breve impulso elettrico (elettroporazione), hanno infatti dimostrato una forte risposta anticorpale con una singola iniezione, come specificato dal dottor Luigi Aurisicchio, fondatore e amministratore delegato della società di biotecnologie. La sperimentazione sull'uomo dovrebbe partire in autunno. Ottime speranze anche dal vaccino candidato messo a punto dall’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia (provincia di Roma) in collaborazione con lo Jenner Institute della Oxford University, per il quale nei test preclinici è stata dimostrata la non tossicità e l'efficacia. Entro la fine di aprile partirà la sperimentazione clinica di Fase I su 550 volontari sani in Gran Bretagna.