In base all'ultimo aggiornamento – datato 22 gennaio – del documento “Draft landscape and tracker of COVID-19 candidate vaccines” dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attualmente ci sono ben 237 vaccini candidati in sperimentazione contro il coronavirus SARS-CoV-2. La stragrande maggioranza di essi (173) si trova nella fase pre-clinica della sperimentazione, ovvero viene ancora testata su modelli animali e cellule umane in coltura (test in vitro), mentre gli altri 64 sono già passati nella clinica, vengono cioè testati sull'uomo. Di questi ultimi, in due sono stati già approvati per l'uso di emergenza dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) – il tozinameran/BNT162b2 di Pfizer-BioNTech e l'mRNA-1273 di Moderna-NIAID -, mentre altri sono più o meno vicini alla “linea del traguardo”. Ecco quali sono le principali preparazioni attualmente in sviluppo, a che punto è la ricerca e quando dovremmo vederle arrivare sul mercato italiano.

Il vaccino AZD1222 di AstraZeneca

Il vaccino anti COVID “AZD1222” sviluppato in collaborazione tra lo Jenner Institute dell'Università di Oxford, l'azienda di biotecnologie italiana Advent-Irbm di Pomezia e il colosso biofarmaceutico britannico-svedese AstraZeneca è considerato uno dei più promettenti in assoluto, tuttavia la sua approvazione ha subìto un ritardo a causa di un errore durante gli studi clinici di Fase 3. In parole semplici, è stato dimostrato che l'efficacia migliore, leggermente inferiore a quella dimostrata dalle preparazioni di Pfizer e Moderna (90%), la si otteneva con mezza dose nella prima iniezione più una dose intera nella seconda, anziché con una doppia dose standard. A causa della carenza di dati relativi a questa scoperta (del tutto casuale), le autorità regolatorie hanno chiesto più tempo per effettuare tutti i controlli del caso. Il vaccino al momento è stato approvato nel Regno Unito. L'Agenzia Europea per i Medicinali dovrebbe invece pronunciarsi entro la fine di gennaio, e nel caso in cui dovesse dare un responso positivo, a stretto giro dovrebbe arrivare anche il via libera da parte dell'AIFA. Per l'Italia sarebbe una vera e propria manna dal cielo, considerando che il nostro piano vaccinale punta fortissimo sulle dosi di AstraZeneca. Basti pensare che per il primo trimestre del 2021 ne avevamo prenotate ben 16 milioni, contro le 8,7 milioni di Pfizer e le 1,3 di Moderna (perlomeno in fase iniziale). L'azienda biofarmaceutica ha tuttavia annunciato un taglio delle dosi del 60 percento per l'Unione Europea nei primi 4 mesi dell'anno, con effetti significativi sulla campagna vaccinale dell'Italia e di altri Paesi. L'AZD1222 si basa su un adenovirus che provoca il raffreddore negli scimpanzé che è stato inattivato, cioè reso innocuo e incapace di scatenare un'infezione. Viene utilizzato come "navetta di trasporto" per la Proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, verso la quale si determina immunità.

Il vaccino GRAd-COV2 di Reithera

In una conferenza stampa tenutasi all'inizio dell'anno presso l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani” di Roma sono stati presentati i risultati dello studio clinico di Fase 1 del vaccino anti COVID italiano GRAd-COV2, sviluppato dalla società di Castel Romano ReiThera SRL in collaborazione con la società tedesca LEUKOCARE AG di Monaco di Baviera e la belga Univercells SA di Bruxelles. Il vaccino ha dimostrato una significativa risposta anticorpale nei pazienti ed è risultato ben tollerato, dando vita solo a lievissimi e transitori effetti collaterali. I risultati dovranno naturalmente essere confermati nella Fase 2-3 della sperimentazione clinica, che dovrebbe partire entro il primo trimestre dell'anno. La conclusione della sperimentazione dovrebbe verificarsi in estate, in base agli auspici di ReiThera. Se tutto andrà secondo i piani e le agenzie regolatorie daranno il via libera, nei mesi estivi potremmo avere a disposizione anche il primo vaccino anti COVID italiano (benché il contributo dell'Italia sarà presente anche in quello di AstraZeneca). Il GRAd-COV2 si basa su un vettore virale non replicante (un adenovirus di gorilla) che anche in questo caso è progettato per trasportare l'informazione genetica della proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2. A differenza di altri vaccini anti COVID, basterà una singola dose.

Il vaccino russo Sputnik V

Nel mese di agosto, durante una conferenza stampa il presidente russo Vladimir Putin ha presentato al mondo intero il vaccino russo Sputnik V (o Gam-COVID-Vac), sviluppato dagli scienziati dal Gamaleya Research Institute di Mosca, che fa riferimento direttamente al Ministero della Salute. Il vaccino si trova nella Fase 3 della sperimentazione clinica e ha mostrato un'efficacia del 91,4 percento, come annunciato dagli scienziatialla fine dello scorso anno. Anche sotto il profilo della sicurezza-tollerabilità non sembrano essere emersi particolari problemi. Lo Sputnik V viene somministrato in Russia già da diverse settimane, ma fra non molto potrebbe ricevere l'approvazione anche da parte dell'Agenzia Europea dei Medicinali. Come dichiarato dalla cancelliera tedesca Angela Merckel, le procedure di controllo dell'EMA sono già state avviate e il via libera potrebbe essere annunciato entro il mese di febbraio, sebbene al momento non possa esservi certezza. Con una mossa a sorpresa, l’Istituto Nazionale di Farmacia e Nutrizione dell’Ungheria (OGYÉI) lo ha già approvato in anticipo assieme a quello di AstraZeneca, spiazzando le autorità dell'Unione Europea. Il vaccino russo si basa su una combinazione di due adenovirus non replicanti (chiamati rAd26-S e rAd5-S) che sono stati sviluppati con un gene del coronavirus SARS-CoV-2, grazie ai quali si innesca l'immunità. Anche questa preparazione si basa su due iniezioni.

Il vaccino Ad26.COV2.S Johnson & Johnson

Il vaccino anti COVID Ad26.COV2.S sviluppato da Johnson & Johnson si trova nella sperimentazione clinica di Fase 3, ed entro la prima metà di febbraio la Food and Drug Administration (FDA) – l'agenzia di regolamentazione dei farmaci negli Stati Uniti – dovrebbe iniziare ad analizzare i dati per l'approvazione all'uso di emergenza (EUA). Secondo quando annunciato da Anthony Fauci, infettivologo del NIAID e a capo della task force della Casa Bianca per l'emergenza coronavirus, dovrebbe trattarsi della terza preparazione (dopo Pfizer e Moderna) ad essere approvata negli USA. Nel frattempo la casa farmaceutica ha presentato all'EMA la “rolling submission” per la valutazione dei dati. L'approvazione dovrebbe arrivare nel corso della primavera. Dati specifici sulla percentuale di efficacia ancora non sono disponibili, ciò nonostante i risultati di uno studio clinico di Fase 1-2 appena pubblicato mostrano una robusta produzione di anticorpi neutralizzanti nei pazienti. È sufficiente una singola dose di vaccino per determinare una robusta risposta immunitaria. Anche l'Ad26.COV2.S si basa su un adenovirus innocuo (Ad26), progettato come navetta per trasportare un gene con le informazioni genetiche della proteina S del coronavirus SARS-CoV-2. In Italia dovrebbero arrivarne oltre 53 milioni di dosi entro la fine del 2021.

Il vaccino Nvx-CoV2373 di Novavax

Tra i vaccini più promettenti contro il coronavirus SARS-CoV-2 vi è il l'Nvx-CoV2373, prodotto dalla società americana del Maryland Novavax. Il vaccino si basa su una tecnologia già ampiamente sperimentata nei vaccini contro l'influenza e il tetano, ovvero sulle proteine (subunità proteiche). La preparazione si trova nella Fase 3 della sperimentazione – che è iniziata il 28 dicembre 2020 – e vedrà il coinvolgimento di oltre 30mila persone negli Stati Uniti. Dati specifici sulle percentuali di efficacia dell'Nvx-CoV2373 non sono ancora disponibili, tuttavia i risultati di uno studio clinico di Fase 1-2 pubblicato sull'autorevole The New Enagland Journal of Medicine sono incoraggianti sia sotto il punto di vista della risposta immunitaria, con robusta produzione di anticorpi neutralizzanti e cellule T. L'Agenzia Europea per i Medicinali ha già avviato i colloqui con l'azienda per la revisione dei dati ai fini dell'approvazione per l'uso di emergenza. L'UE ha prenotato 300 milioni di dosi. Se tutto andrà secondo i piani, anche questo vaccino potrebbe essere disponibile per la primavera.

Il vaccino Coronavac della Sinovac

Il vaccino CoronaVac (ex PiCoVacc) basato su virus inattivato e prodotto dalla società privata cinese Sinovac Biotech è stato a lungo considerato un promettente candidato contro il coronavirus SARS-CoV-2, tuttavia i recenti dati sull'efficacia hanno sensibilmente raffreddato gli entusiasmi. Secondo una recente analisi condotta da scienziati brasiliani dell'Istituto Butantan di San Paolo l'efficacia sarebbe infatti del 50,38 percento, appena al di sopra della soglia minima considerata accettabile dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (il 50 percento). Si è trattato di una vera doccia fredda, considerando che alcuni giorni prima lo stesso team di ricerca aveva annunciato un'efficacia del 78 percento (benché i dati avessero lasciato perplessa la comunità scientifica). Per contro, un'indagine turca ha invece rilevato un'efficacia superiore al 90 percento. Dati così altalenanti non sono sicuramente una garanzia e ancora non si sa quando e se il CoronaVac verrà sottoposto agli esperti dell'EMA per l'approvazione all'uso di emergenza.

Il vaccino CvnCoV di CureVac

Balzato agli onori della cronaca per il tentato acquisto da parte dell'amministrazione Trump, che avrebbe voluto “soffiare” la tecnologia alla Germania e all'Unione Europea, il vaccino CvnCoV dell'azienda tedesca CureVac si trova al momento nella Fase 3 della sperimentazione. Nel mese di dicembre è partito uno studio in Germania che vedrà il coinvolgimento di oltre 36mila partecipanti. Il vaccino si basa sull'rna messaggero (mRNA) come quelli di Pfizer-BioNTech e Moderna-NIAID, che attraverso nanoparticelle lipidiche trasportano l'informazione genetica della proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2. Recentemente CureVac ha sottoscritto un accordo col colosso farmaceutico Bayer per la produzione del vaccino, inoltre collabora con la Tesla di Elon Musk per mettere a punto “fabbriche in miniatura” che potrebbero garantire la produzione di miliardi di dosi ogni anno. La Commissione europea ha già firmato un accordo con la società, mentre l'Italia ha prenotato 30 milioni di dosi, due dei quali dovrebbero arrivare entro il primo quadrimetre del 2021. Mancano dati specifici sulle percentuali di efficacia ma i dati preliminari su sicurezza e risposta immunitaria sono promettenti. L'approvazione dell'EMA dovrebbe arrivare entro la primavera.

I vaccini cubani

Ci sono ben quattro vaccini anti COVID in sviluppo presso i laboratori cubani. Si tratta degli spray nasali Mambisa e Abdala messi a punto dagli scienziati del Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologie (CIGB) e delle preparazioni Soberana 01 e Soberana 02 messe a punto dall’Istituto Finlay. Il Soberana 2 è entrato nella Fase 2 della sperimentazione clinica e si basa su una peculiare tecnologia a subunità proteiche, dove una porzione della proteina S o Spike del coronavirus (l'RBD o dominio di legame del recettore) viene combinata con un vaccino antitetanico tradizionale per essere stabilizzato. Nel Soberana 2 viene utilizzato idrossido di alluminio come coadiuvante per potenziare la risposta del sistema immunitario dopo l'infusione. Il Soberana 1 è ancora alla Fase 1-2 e sfrutta invece le membrane esterne del meningococco: la tecnologia di base è la medesima del vaccino antimeningococcico. Per gli spray nasali è invece appena stato dato il via libera alla sperimentazione clinica. Non sono ancora noti dati specifici sull'efficacia e i tempi per una eventuale approvazione per l'uso di emergenza potrebbero essere maturi per la fine dell'anno.