Il vaccino candidato NVX-CoV2373 contro il coronavirus SARS-CoV-2 sviluppato dalla società di biotecnologie americana Novavax Inc. determina la produzione di anticorpi neutralizzanti e cellule T, una risposta immunitaria promettente che dovrebbe garantire protezione dall'infezione. Il condizionale è d'obbligo, poiché si tratta dei risultati di uno studio clinico di Fase 1-2 che ha coinvolto poco più di un centinaio di partecipanti, volto principalmente a determinare la sicurezza (poi acclarata) della preparazione, oltre che l'immunogenicità. Sarà dunque necessario attendere i successivi trial clinici con molti più volontari per sapere se sia realmente efficace, pur avendo già buone carte per “distinguersi” dagli altri partecipanti alla corsa al vaccino, che preoccupa non poco diversi esperti.

Alla data odierna, giovedì 3 settembre, sulla base del documento “Draft landscape of COVID-19 candidate vaccines” costantemente aggiornato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) risultano ben 176 vaccini in sperimentazione contro il coronavirus SARS-CoV-2. Fra questi, in 33 sono stati già testati sull'uomo, mentre i restanti 143 si trovano ancora nella fase pre-clinica, vengono cioè testati su cellule coltivate in provetta (in vitro) o in modelli animali. Sulla pista che porta al traguardo naturalmente c'è chi è molto più avanti, come il vaccino ChAdOx1 (AZD1222) dell’Università di Oxford sviluppato in collaborazione l’azienda italiana Advent-Irbm (Pomezia), che è entrato nella Fase 3 (quella che precede l'approvazione e la commercializzazione).

I vaccini candidati naturalmente non si basano tutti sulla stessa tecnologia, e alcuni sono considerati più promettenti di altri, come appunto l'NVX-CoV2373 di Novavax. Tecnicamente la preparazione è un vaccino a subunità che presenta proteine derivate dalla glicoproteina Spike o Proteina S del coronavirus, quella che il patogeno sfrutta per legarsi al recettore ACE2 delle cellule umane, distruggere la parete cellulare, riversarsi all'interno e avviare il processo di replicazione, che è alla base dell'infezione (COVID-19). Novavax aggancia queste proteine derivate dalla Spike a nanoparticelle ricombinanti che una volta infuse nell'organismo umano innescano la risposta immunitaria. Per catalizzare il processo la società di biotecnologie americana aggiunge anche un adiuvante (Matrix-M1) basato sulla saponina, una sostanza estratta dalle piante che in pratica “attira” le cellule immunitarie nel sito nell'iniezione. In questo modo l'organismo viene istruito a riconoscere le proteine del SARS-CoV-2 e a produrre anticorpi e cellule T per contrastarle, che dovrebbero garantire protezione qualora si venisse esposti al virus.

Nello studio di Fase 1-2 randomizzato e controllato con placebo (il migliore possibile), gli scienziati hanno coinvolto 131 volontari sani che sono stati suddivisi in 3 gruppi. Il primo ha ricevuto due dosi del vaccino candidato da 5 e 25 microgrammi con adiuvante, attraverso iniezioni intramuscolari a 21 giorni di distanza l'una dall'altra; il secondo ha ricevuto lo stesso trattamento ma senza l'adiuvante; mentre il terzo è stato trattato col placebo, una soluzione salina. A 35 giorni dalla prima iniezione, l'NVX-CoV2373 ha determinato la produzione di anticorpi neutralizzanti in tutti i partecipanti trattati, che sono risultati essere dalle 4 alle 6 volte superiori a quelli dei pazienti convalescenti dopo essere contagiati dal patogeno. Il vaccino ha inoltre determinato la produzione di cellule T in 16 partecipanti, tutti quelli selezionati per essere testati alla riposta delle cellule T. La risposta immunitaria è risultata più forte nei pazienti trattati con l'adiuvante. Il vaccino è inoltre risultato ampiamente sicuro, dando solo lievissimi effetti collaterali i una manciata di volontari (febbre bassa in uno durata un giorno, mal di testa, spossatezza e altri piccoli malesseri spariti in fretta).

L'efficacia del vaccino verrà determinata quando saranno coinvolte centinaia e migliaia di persone, col prosieguo della Fase 2 della sperimentazione e l'avvio della Fase 3. “Novavax si impegna a produrre i dati di sicurezza, immunogenicità ed efficacia che supporteranno un uso sicuro del vaccino, sia negli Stati Uniti che a livello globale, e i dati pubblicati oggi rafforzano ulteriormente la nostra convinzione che ciò sia possibile”, ha dichiarato il dottor Gregory Glenn, a capo del dipartimento di ricerca e sviluppo della società di biotecnologie. Intervistato dalla CNN, il direttore del Vaccine Education Center e docente di pediatria presso il Children's Hospital di Philadelphia Paul Offit, ha affermato che i risultati “sembrano buoni per questa fase iniziale”. Lo studioso ha aggiunto che l'NVX-CoV2373 potrebbe avere un vantaggio rispetto ad altri vaccini candidati, poiché si basa su una tecnologia già testata con efficacie per produrre altri vaccini, come quello contro l'herpes zoster. Ci sarà comunque da aspettare gli esiti dei successivi studi per sapere se davvero è protettivo o meno. I dettagli dello studio di Fase 1-2 sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The New England Journal of Medicine.