Da quando è scoppiata la pandemia di COVID-19 esperti e governanti hanno a lungo citato l'agognata “immunità di gregge” come traguardo fondamentale e irrinunciabile per mettere la parola fine all'incubo in cui siamo precipitati. Alcuni hanno (utopisticamente) provato a raggiungerla facendo circolare liberamente il coronavirus SARS-CoV-2, come la Svezia, ottenendo solo una catastrofica ondata di decessi e ricoveri; altri, come il Regno Unito, hanno provato ad approntare una strategia analoga, ma sono subito rientrati dal temerario proposito. Anche perché senza un vaccino, l'immunità di gregge è solo un miraggio che diffonde morte e sofferenza tra la popolazione. Ora che i vaccini li abbiamo e sono estremamente efficaci, molto più di quanto potessimo sperare all'inizio della pandemia, gli esperti cominciano a rivalutare il ruolo dell'immunità di gregge per uscire da questa catastrofe sanitaria, sociale ed economica. In parole semplici, molti scienziati, tra i quali l'immunologo di fama internazionale Anthony Fauci, a capo della task force anti Covid della Casa Bianca, iniziano a ritenere che potremmo non raggiungerla mai. Ma se una notizia del genere qualche mese fa ci avrebbe fatto gelare il sangue, ora il discorso è completamente diverso. Il virus infatti molto probabilmente non verrà mai eradicato, ma diventerà la causa di una delle tante malattie infettive endemiche in circolazione, dunque perfettamente gestibile e controllabile dai sistemi sanitari. Nel giro di un paio di generazioni, inoltre, potrebbe trasformarsi in un semplice raffreddore, come ritengono gli autori dello studio “Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity” pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Science.

Ma perché l'immunità di gregge potrebbe diventare irraggiungibile? Le ragioni sono molteplici. Per immunità di gregge, innanzitutto, si intende quel meccanismo in base al quale grazie a una certa soglia di immunizzati – sia dal vaccino che dall'infezione naturale – il virus si trova innanzi a tanti semafori rossi e porte chiuse in faccia. In pratica, non riuscendo a diffondersi, viene trasformato in un patogeno endemico (circolante localmente) o addirittura costretto a sparire. All'inizio della pandemia di COVID-19 si riteneva che l'immunità di gregge avremmo potuto raggiungerla con il 60-70 percento di immunizzati, ma questa soglia è stata recentemente innalzata all'80 percento a causa delle varianti del coronavirus SARS-CoV-2 in circolazione. Si ritiene che la variante inglese B.1.1.7 (o Variant of Concern 202012/01 – VOC-202012/01) abbia una trasmissibilità fino al 90 percento superiore e quella brasiliana P.1 (Variant of Concern 202101/02 e 20J / 501Y.V3) fino al 240 percento maggiore del ceppo originale di Wuhan. Questa maggiore contagiosità non fa altro che spostare più in alto l'asticella dell'immunità di gregge, facendole raggiungere soglie difficilmente raggiungibili anche per il semplice fatto che c'è una significativa fetta della popolazione che non intende vaccinarsi.

Ma anche se si riuscisse a immunizzare il 90 percento della popolazione di un Paese – un traguardo al momento irraggiungibile per il semplice fatto che non sono disponibili vaccini per i bambini -, questo invidiabile risultato non sarà uniforme in tutto il territorio nazionale. Ci saranno sempre città o aree geografiche più o meno estese in cui l'immunizzazione sarà sensibilmente inferiore; qui, il coronavirus, oltre a poter circolare liberamente può continuare a mutare e, anche a causa degli spostamenti sempre più rapidi dei tempi moderni, attecchire laddove sussiste l'immunizzazione. Il discorso può essere esteso parlando di interi Paesi. Se infatti la campagna vaccinale corre spedita negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Israele e in molte nazioni ricche, in diverse di quelle in via di sviluppo non si è praticamente partiti con le somministrazioni delle dosi. Ciò, associato alla velocità con cui il coronavirus SARS-CoV-2 accumula mutazioni in grado di potenziarne la contagiosità e l'elusività agli anticorpi neutralizzanti, rappresenta un rischio significativo per tutto il mondo. Basti pensare a ciò che sta accadendo in India con la famigerata variante indiana.

Siamo dunque destinati a una vita di aperture e chiusure continue a causa del possibile, mancato raggiungimento dell'immunità di gregge? Assolutamente no, come spiegano gli esperti. Perché i vaccini, fondamentali per proteggersi dalla forma grave dell'infezione e dal rischio di morire, riescono comunque a tenere a bada il coronavirus. Secondo diversi scienziati il patogeno circola ormai in modo troppo diffuso e capillare per essere eradicato, ma può essere contenuto, controllato e appunto reso endemico. Una volta messa in sicurezza la stragrande maggioranza delle persone, in particolar modo chi ha più di 60 anni e i soggetti fragili, il virus potrà ancora provocare saltuari focolai – magari stagionali come quelli dell'influenza –, ma saranno perfettamente gestibili dai sistemi sanitari. “Le persone credevano che non saremmo mai stati in grado di ridurre le infezioni fino a quando non sarebbe stato raggiunto il traguardo “mistico” dell'immunità di gregge, qualunque fosse stata la sua soglia. Ecco perché abbiamo smesso di riferirci all’immunità di gregge nel senso classico. Dimentichiamola per un secondo. Se si vaccinano abbastanza persone, le infezioni diminuiranno”, ha chiosato il professor Anthony Fauci.

Del resto, dove i vaccini sono più diffusi, i contagi, i ricoveri in ospedale e i decessi sono letteralmente crollati; continuando su questa strada (ovunque) il virus sarà sempre più alle “strette” e per pura selezione naturale verrà spinto a mutare e a dar vita a varianti potenzialmente in grado di eludere – almeno parzialmente – l'immunità acquisita. Ma non perderemo la vita e non finiremo in ospedale, se saremo vaccinati. Col passare del tempo, inoltre, quando l'infezione si concentrerà soprattutto durante l'infanzia, la costante esposizione al virus nell'età adulta dovrebbe rendere il patogeno sempre meno aggressivo e affine ai quattro coronavirus umani responsabili del raffreddore, come spiegato nell'articolo pubblicato su Science. Come sottolineato dall'OMS, solo due malattie sono state eradicate grazie ai vaccini – il vaiolo e la peste bovina -, ma tutte le altre per le quali sono disponibili farmaci sicuri ed efficaci sono diventate gestibili. Ci conviviamo da anni e non sono artefici del disastro sanitario, sociale ed economico provocato dalla pandemia di COVID-19. Forse non spazzeremo mai via il SARS-CoV-2, ma di certo impareremo a conviverci e torneremo presto a una nuova normalità. Proprio grazie ai vaccini.