Il farmaco antiinfiammatorio e immunosoppressore Tocilizumab continua a garantire risultati molto incoraggianti negli studi clinici che coinvolgono pazienti con le complicazioni della COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2. Ad oggi, infatti, l'anticorpo monoclonale prodotto dal colosso farmaceutico ROCHE ha supportato la guarigione di diverse persone, conquistandosi un ruolo di primo piano tra i trattamenti terapeutici sperimentali (off-label e/o in uso compassionevole) che si stanno adottando negli ospedali di tutto il mondo.

Ottimi risultati sono stati ottenuti anche in Italia, come dimostrano la sperimentazione guidata dal medico e ricercatore Antonio Paolo Ascierto dell'Ospedale Pascale di Napoli e il più recente studio clinico coordinato dal gruppo “COMETA” dell'Università degli Studi di Brescia con pazienti ricoverati agli Spedali Civili, dei quali il 77 percento ha sviluppato evidenti miglioramenti dopo la somministrazione del medicinale. I risultati di quest'ultima indagine verranno pubblicati a luglio sull'autorevole rivista scientifica specializzata Autoimmunity Reviews.

Utilizzato normalmente nel trattamento di condizioni autoimmuni quali l'artrite idiopatica giovanile, l'artrite reumatoide, l'arterite a cellule giganti e sindromi responsabili delle potenzialmente letali “tempeste di citochine”, una delle complicazioni più pericolose della COVID-19, il farmaco ha mostrato risultati decisamente positivi anche in un altro studio clinico sperimentale condotto in Francia, come confermato con un comunicato stampa dall'Assistance publique-Hopitaux de Paris (AP-HP). Gli scienziati transalpini hanno messo a punto una protocollo chiamato CORIMUNO-19 per valutare "l'efficacia e la tolleranza di vari modulatori immunitari e altri trattamenti in pazienti adulti con grave infezione da COVID-19”, attraverso una serie di studi multicentrici randomizzati e controllati che hanno preso il via lo scorso 27 marzo 2020.

Fra questi studi ne è stato condotto uno proprio col Tocilizumab, farmaco specializzato nel bloccare il recettore della citochina interleuchina-6 e dunque a ridurne le concentrazioni elevate alla base delle “tempeste”, ovvero, una risposta sproporzionata del sistema immunitario che rischia di essere più pericolosa del virus stesso. Nello studio francese sono stati coinvolti 129 pazienti con polmonite da COVID-19 moderata o grave, 65 dei quali sono stati trattati con la terapia standard più il Tocilizumab, mentre i restanti 64 solo con la terapia standard. Ebbene, in quelli del primo gruppo la prognosi è risultata migliore in modo significativo, come riporta anche il quotidiano francese Le Monde.

I risultati sono ancora preliminari e andranno confermati da ulteriori ricerche, tuttavia visto il contesto della pandemia, “i ricercatori e lo sponsor si sono sentiti obbligati – da un punto di vista etico – di comunicare queste informazioni, in attesa di una revisione tra pari e continuando il follow-up più lungo dei pazienti coinvolti”. Si tratta dunque di risultati che andranno verificati, ma se messi assieme a quelli di altre ricerche, comprese quelle italiane, ci sono ottime speranze che il Tocilizumab possa diventare un trattamento d'elezione per la COVID-19. Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati dell'Università Johns Hopkins, il coronavirus ha contagiato oltre 3 milioni di persone nel mondo e ne ha uccise circa 212mila (27mila delle quali soltanto nel nostro Paese).