Credit: NASA/JPL–CALTECH
in foto: Credit: NASA/JPL–CALTECH

Su Marte per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale sono stati rilevati dei microsismi, cioè sismi di lievissima entità. Fino ad oggi questa attività era stata registrata solo sulla Terra e non su altri pianeti, dunque si tratta di un risultato scientifico di grandissimo rilievo. Ad annunciare la scoperta dei microsismi è stato il professor Philippe Lognonné, un sismologo planetario dell'Università Paris Diderot che dirige la squadra di studiosi responsabile dello strumento SEIS (Seismic Experiment for Interior Structure), installato sulla sonda InSight della NASA.

A caccia di terremoti. Giunto sul Pianeta Rosso il 28 novembre 2018 dopo un lungo viaggio e una spettacolare manovra da “sette minuti di terrore”, il lander della missione Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transpor (InSight) ha tra gli obiettivi principali proprio l'analisi dei potenziali terremoti marziani. Il sensibilissimo sismometro SEIS fu adagiato dai bracci robotici della sonda già dallo scorso 19 dicembre, tuttavia il guscio protettivo per proteggerlo dai venti e dalle temperature estreme (in grado di “sporcare” i dati raccolti) è stato montato solo lo scorso 6 febbraio. Da allora il SEIS è entrato nella piena fase operativa ed è riuscito a catturare la debolissima attività sismica del Pianeta Rosso.

Mini-terremoti. Sulla Terra i microsismi sono legati a fenomeni naturali – come tempeste e movimenti delle masse d'acqua oceaniche – e all'attività antropica, come esempio il traffico pesante, l'estrazione petrolifera o la detonazione di ordigni; da cosa sono originati su Marte? Secondo Lognonné e colleghi la lieve attività sismica registrata dal SEIS è legata alle cosiddette onde di Rayleigh, un fenomeno innescato dalle onde di pressione a bassa frequenza prodotte dai venti atmosferici marziani, in grado di far vibrare la superficie. Insomma, nulla a che vedere con i terremoti veri e propri, anche se gli strumenti di InSight sono pronti a cogliere questa eventuale attività. I microsismi possono aiutarci a comprendere meglio la composizione della crosta marziana dal modo in cui si propagano le onde. L'annuncio di questa scoperta è stato fatto in seno la 50esima Lunar and Planetary Science Conference attualmente in corso di svolgimento in Texas.